alpini del territorio bolognese romagnolo

ITALO BALBO e LINO BALBO, zio e nipote ufficiali alpini
di Giuseppe Martelli

 

Il 28 giugno 1940 sul cielo di Tobruk veniva abbattuto un aereo della nostra aviazione, a bordo fra i membri dell’equipaggio vi erano zio e nipote uniti da un tragico destino. Italo Balbo già tenente degli alpini nella grande guerra e Lino Balbo tenente degli alpini in servizio di complemento. La loro morte a pochi giorni dall’entrata in guerra dell’Italia sembra oggi, a tanti anni di distanza, come un presagio sugli eventi appena iniziati che segneranno milioni di italiani. Tutti i giornali dell’epoca ed anche il giornale “L’ALPINO” diedero grande risalto alla notizia “dell’eroica morte” che oggi sappiamo non fu poi tanto eroica, ma causata da errore umano della contraerea italiana. La popolarità dei due personaggi, in particolare quella dello zio Italo conosciuto a livello mondiale e del nipote Lino un po’ più ristretta nel locale e nella cerchia alpina, servì e fu abilmente utilizzata dal regime quale esempio da additare al popolo chiamato alle armi. Una ventata di sincero ed umano dolore percorse l’animo di tanti, dal singolo cittadino alle varie istituzioni. In tutti i reparti militari, dal comando generale al più piccolo presidio, furono promosse spontaneamente cerimonie in loro onore. Ampia documentazione si trova su “L’ALPINO” con le cronache di iniziative promosse dalla Sede Nazionale, Sezioni e Gruppi. Il mondo alpino, in armi ed in congedo, fu emotivamente presente nel dolore di questa perdita. Al di là dei personaggi storici, certamente di primo piano, legati e fautori esecutivi del regime politico di allora, ritengo che il loro ricordo come alpini, nell’anniversario della morte, sia doveroso anche per l’unicità e non offenda nessuno.

lo zio ITALO BALBO

Italo Balbo durante
la guerra 1915-‘18

Nasce il 5 giugno 1896 a Quartesana, frazione del comune di Ferrara. Alla vigilia dell’intervento italiano si arruola soldato volontario e dal 19 maggio 1915 presta servizio come motociclista presso la 3^ zona costiera, poi dal 4 luglio incorporato nel Corpo Volontari Ciclisti, rimanendo per tutto il periodo a Comacchio. Il 18 novembre prosciolto dall’arruolamento è rispedito a casa a seguito dello scioglimento di questi corpi volontari che non rientravano nelle strutture regolari dell’esercito. Nel giugno 1916 viene chiamato alla visita di leva regolare della sua classe 1896 e dichiarato rivedibile per insufficienza toracica ed eccessiva magrezza, quindi rinviato alla chiamata della classe successiva. Nel settembre, nuova visita ed è riconosciuto abile, molto probabilmente le commissioni di leva erano diventate meno esigenti, ed assegnato al deposito del 3° reggimento artiglieria da campagna. Un mese dopo, superati gli esami di ammissione alla seconda liceo, inoltra domanda per passare ai corsi per ufficiale ed il 15 novembre entra alla Scuola Militare di Modena. Il 28 aprile 1917 è aspirante ufficiale nell’8° reggimento alpini e destinato al battaglione “Val Fella” in quel periodo dislocato nella Carnia in Val Roncolana, un settore relativamente tranquillo. Promosso Sottotenente di complemento in settembre, il 16 ottobre lascia il battaglione perché destinato, a sua domanda, al deposito aeronautico di Torino per imparare a pilotare un apparecchio. E’ evidente la sua vera aspirazione che poi realizzerà segnando il resto della sua vita. Questo primo approccio risulta vano per effetto, pochi giorni dopo, dell’offensiva austro- tedesca di Caporetto ed il crollo del fronte italiano. Molto probabilmente per ordini superiori, è costretto a lasciare Torino per tornare al fronte ed il 10 novembre viene preso in forza da distaccamento di Garessio (Cuneo) dell’8° Alpini ed il 16 novembre passa in forza al battaglione “Monte Antelao” del 7° Alpini in linea nel settore del Monte Altissimo sulla destra dell’Adige, zona non particolarmente impegnata dal fronte. Con la nomina a tenente, il 12 maggio 1918 viene assegnato al battaglione “Pieve di Cadore” sempre del 7° Alpini dove gli è affidato il comando del plotone d’assalto del battaglione, da non confondersi con gli Arditi dei reparti d’assalto che avevano un ordinamento ed un impiego autonomo. Il plotone del tenente Balbo, che finalmente può dimostrare le sue doti di trascinatore di uomini, conduce un’attività di pattuglie molto pericolose e imboscate notturne al nemico così intense nei mesi di luglio e agosto riconosciute anche dal Comando supremo, che conferisce al comandante Balbo la medaglia d’argento al valore militare datata Dosso Casina 14 agosto 1918. Dopo un periodo di riposo in retrovia, con l’offensiva finale sul Grappa iniziata il 24 ottobre, il 27 tutto il battaglione è all’attacco contro il Monte Valderoa. L’attacco, che non riesce a conseguire il successo sperato, vede alla testa il plotone di Balbo che giunge quasi solo ai reticolati nemici, riuscendo a rientrare con la notte. Per questo suo comportamento che lo vede volontariamente alla testa del battaglione, gli viene conferita la seconda medaglia d’argento datata Monte Valderoa 27 ottobre 1918. Nel ripetuto assalto, questa volta vittorioso, del 30 ottobre, ancora una volta si distingue conducendo alla testa del suo plotone l’attacco catturando 40 prigionieri, due mitragliatrici ed un cannone da trincea, come compare nella motivazione della medaglia di bronzo datata Monte Valderoa 30 ottobre- Rasai 31 ottobre 1918. Con il ripiegamento degli austriaci incalzati dai reparti del “Pieve di Cadore” con alla testa il plotone arditi guidati dal Tenente Balbo, alle ore 17,30 del 31 ottobre viene liberata Feltre. Il 4 novembre la guerra era conclusa.

Dosso Casina estate 1918. Al centro il  tenente Italo Balbo comandante del plotone arditi reggimentale del quale porta il distintivo sul braccio sinistro.

La prima testata de L'ALPINO nella quale è indicato il motto dell'8° Alpini "DI QUI NON SI PASSA" . Sulla sinistra una grande L' e la figura di un alpino in atteggiamento vigile.
Il 26 dicembre risulta iscritto all’università di Firenze nella facoltà di scienze sociali ed in forza al 7° Alpini. Il 22 marzo 1919 viene trasferito al deposito dell’8° Alpini a Udine, esonerato dal servizio attivo e comandato, come previsto dalla legge, a Firenze come ufficiale studente. A fine luglio rientra al reparto e qui nasce l’idea, con altri giovani ufficiali come lui, di fondare il giornale “L’ALPINO”. Per il Tenente Balbo, unico ad avere un minimo di esperienza giornalistica, è concertata la firma come Direttore. Il primo numero esce a Udine il 24 agosto 1919 quando Balbo è in licenza, ed anche i successivi n°2 e n° 3. Il suo primo articolo e la firma come direttore effettivo compare con il n° 4 del 14 settembre. A seguito della smobilitazione dell’esercito il giornale chiude la redazione friulana con il n° 11 del 14 dicembre e presi contatti con la fiorente Associazione Nazionale Alpini di Milano, costituita ufficialmente da pochi mesi, l’8 luglio 1919, lo stesso Balbo consegna a questa tutto il materiale redazionale. A fine dicembre lascia il deposito dell’8° Alpini per assumere l’incarico di commissario prefettizio a Pinzano al Tagliamento, comune della stessa provincia, dove rimane fino al 20 maggio 1920. Due giorni dopo viene congedato ed iscritto al ruolo come tenente di complemento di fanteria, specialità Alpini e ne diventerà capitano con anzianità maggio 1927. Il rapporto con l’Associazione Nazionale Alpini è piuttosto difficile da ricostruire, ma comunque possiamo così sintetizzare. Non risulta essere mai stato iscritto alla Sezione Bolognese Romagnola come socio, mentre è certa quella alle Sezioni di Verona e Roma anche se non vi sono date precise. E qui la notizia che potremmo definire inedita in quanto mai apparsa in precedenti biografie. Balbo è stato Presidente di una Sezione A.N.A.. Si legge infatti sul giornale “L’ALPINO” del 5 giugno 1923 che si è svolta il 26 maggio l’assemblea generale dei soci, per le elezioni del consiglio direttivo in carica nel biennio 1923-24 della Sezione Italia Centrale in Roma. Il nuovo consiglio eletto risulta così composto: Presidente Ten. dott. Italo Balbo, vicepresidente cav. Carlo Bottiglia……Nel 1928 con la nomina di Angelo Manaresi (bolognese) a Commissario straordinario dell’A.N.A., invia tramite “L’ALPINO” un telegramma di felicitazioni firmato S.E. Balbo. Nuovamente lo ritroviamo citato nel numero del 10 gennaio 1929 nell’elenco degli alpini al governo, indicato come consocio della Sezione di Verona. Non si conoscono con esattezza né la data né i motivi del suo abbandono della Sezione di Roma e nuova iscrizione a quella di Verona. D’ora in poi l’alpino-aviatore troverà ampio spazio sul giornale dedicato alle sue ben note imprese aviatorie. Nel 1933, ne da notizia “L’ALPINO” del 10 luglio, la nostra Sottosezione di Ferrara viene intitolata all’illustre concittadino. Nel marzo 1935 (dal dicembre 1934 è Governatore generale della Libia) accoglie a Tripoli la 16^ Adunata Nazionale Alpini ritornando, come lui stesso si definisce, un alpino fra gli alpini. Per quanto riguarda la sua presenza alle Adunate Nazionali è menzionato a quella di Roma del 1929, Trieste 1930, Genova 1931 e Napoli 1932. Il 28 giugno 1940 muore sull’aereo abbattuto per tragico errore dalla nostra difesa antiarea di Tobruk e sembra ormai assodato proprio da parte di un altro ferrarese. Claudio Marzola, marinaio capopezzo deceduto nell’aprile 1999, ha confermato più volte nei suoi ricordi la tragica fatalità. Assieme a Balbo, imbarcato sull’aereo con altre personalità militari, muore anche l’amato nipote Lino, tenente degli alpini. Tutti furono insigniti della medaglia d’argento al valore militare “alla memoria”, lo zio Italo con quella d’oro. La distribuzione avvenne il 10 dicembre 1940 festa della Madonna di Loreto, Patrona degli Aviatori. Nel dicembre 1972 la salma di Italo Balbo venne rimpatriata ed inumata ad Orbetello, sede da dove partirono le famose “crociere atlantiche” da lui guidate.

Questa biografia ha volutamente tralasciato tutta la parte privata, politica, imprese ed incarichi, ancora oggi materia di dibattiti e libri, presentando, come ritengo giusto, solo il ricordo “alpino”.
Ringrazio ancora una volta l’amico Mario Gallotta del gruppo di Ferrara per la determinante collaborazione ed impegno nell’acquisizione dei documenti originali grazie ai quali è stato possibile presentare le dettagliate notizie biografiche.
(estratto dal mio articolo pubblicato sul giornale della Sezione A.N.A. Bolognese Romagnola CANTA CHE TI PASSA n° 1 gennaio 2001)
aggiornamento inserito il 15 marzo 2003
L’amico Mario Gallotta mi fa notare che nella biografia militare pur comparendo l’avanzamento al grado di Capitano degli Alpini, avvenuto con Regio Decreto del 19 maggio 1927 (come risulta nello Stato di Servizio dove si legge che l’anno successivo, esattamente dal 10 agosto 1928, cessa di appartenere ai ruoli del Regio Esercito perché trasferito nei ruoli degli Ufficiali di complemento nello Stato Maggiore Generale della Regia Aeronautica col grado di Generale di Squadra Aerea), sulla pagina dei link compariva come titolo “il tenente Italo Balbo”. Ho provveduto alla correzione ritenendo giusta l’osservazione
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aggiornamento inserito il 15 ottobre 2012
Mario Gallotta segnala la notizia che a Feltre esiste ancora oggi in una via cittadina la lapide, qui a fianco riprodotta, che ricorda l'ingresso di Italo Balbo avvenuto la sera del 3 ottobre 1918.

 

 

PER QUESTA VIA
LA SERA DEL 31 OTTOBRE 1918
ITALO BALBO
ALLA TESTA DEGLI ARDITI
DEL BATTAGLIONE "CADORE"
CON IMPETO EROICO
TRA I PRIMI PASSO'
ALLA LIBERAZIONE DI FELTRE
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IL COMUNE