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Celio Bucchi : da Serg. Magg. artigliere da montagna ad attore cinematografico
di Giuseppe Martelli

pubblicato il 1° aprile 2019

Rileggendo e catalogando gli oltre 5.000 ruoli matricolari ritrovati nelle continue ricerche dedicate al nostro territorio, sono stato particolarmente colpito dalla figura di Celio Bucchi, del quale ho "scoperto" l'inedita notizia che era stato prima volontario artigliere da montagna, poi combattente e reduce della Grande Guerra, quindi attore cinematografico di una certa notorietà all'epoca del cinema muto.

 

Celio Bucchi nasce a Lugo, poi Lugo di Romagna cittadina di pianura in provincia di Ravenna, il 23 gennaio 1886.


il ruolo matricolare ritrovato nel corso delle ricerche

Nonostante sia nato in pianura è affascinato dalla specialità dell'Artiglieria da Montagna ed essendosi aperto dal 1° dicembre 1903 il bando per gli arruolamenti volontari, si presenta al Distretto MIlitare di Ravenna per la visita quale "Soldato volontario nella Brigata Artiglieria da Montagna del Veneto, allievo sergente colla ferma d'anni tre ascritto di 1ª categoria classe 1883". Sul ruolo matricolare viene anche indicato : statura metri 1,82 e1/2 - segni particolari : neo alla sinistra del mento - arte o professione : infermiere.

Essendo di atletica, prestante, sana e robusta costituzione, viene dichiarato abile-idoneo ed il 31 dicembre parte per il centro addestramento di Conegliano per proseguire poi il servizio a Padova. Promosso Caporale il 30 giugno 1904 è promosso Sergente il 31 dicembre. Conclusi i tre anni non si rafferma ed il 31 dicembre 1906 viene mandato in congedo illimitato e concessa la dichiarazione di buona condotta.

Rientrato a Lugo riprende la professione di infermiere.


cartolina (1906) della Brigata
Artiglieria da Montagna del Veneto

Chiamato alle armi per istruzione d'Ordine della Brigata Artiglieria da Montagna del Veneto, riprende servizio (senza avanzamento di grado) dal 1° al 20 ottobre 1908 quindi viene nuovamente mandato in congedo illimitato ed il 31 dicembre 1912 è iscritto nella Milizia Mobile di tale reparto. Il 1° luglio 1913, in base alla nuova tabella di reclutamento e mobilitazione viene trasferito in forza nel 2° Rgt. Art. da Montagna.
Dal 10 luglio 1913 e fino all'8 agosto è nuovamente chiamato alle armi per istruzione quindi viene nuovamente mandato in congedo illimitato. Dal 1° febbraio 1915 in base alla nuova tabella di reclutamento e mobilitazione viene trasferito in forza al Gruppo "Udine" sempre del 2° Rgt. Art. da Montagna ed il 24 maggio è richiamato alle armi per mobilitazione (l'Italia è entrata in guerra). Effettivo alle armi dal 7 luglio viene prima assegnato come sottufficiale istruttore poi, con l'ananzamento al grado di Sergente Maggiore confermata in data 1° gennaio 1916, dal 28 febbraio transita in maggiorità come sottufficiale di contabilità.

Mobilitato il suo reparto divenuto a tutti gli effetti operativo e combattente, dal 7 luglio 1917 giunge in territorio dichiarato in stato di guerra. Dopo molti mesi di prima linea il fisico non più giovane si ammala di una fastidiosa bronchite e nel gennaio 1918, su ordine della commissione medica, viene allontanato dal territorio dichiarato in stato di guerra e trasferito in servizio presso il Deposito di Torino del 1° Rgt. Art. da Montagna.
Con la conclusione della guerra il 4 novembre 1918 prosegue nel servizio fino al 31 marzo 1919 quando viene inviato in licenza con circolare ministeriale del 9 dicembre 1918, ed il 16 agosto 1919 è per la terza volta mandato in congedo illimitato ed iscritto d'ufficio, per l'età, nella Milizia Territoriale.
Il 31 dicembre 1925 viene prosciolto definitivamente dal servizio militare, ma il 12 luglio 1929 è nuovamente ripristinato nella posizione di congedo soggetto ad eventuale mobilitazione.

Con il congedo nell'agosto 1919 e rientrato a Lugo, "sente" che la professione di infermiere non lo soddisfa e, forse ammirato dalla fama del concittadino Luciano Albertini (nome d'arte, in realtà si chiamava Francesco Vespignani, servizio militare in Marina) già noto, atletico acrobata al Circo Busch di Berlino poi lui stesso circense con una propria trupe divenuta famosa in tutta Europa, quindi attore per una casa cinematografica di Torino.

Sul ruolo matricolare infatti viene annotato il suo trasferimento nel 1920 a Torino con residenza in via Barolo 5. Qui incontra e stringe amicizia con il noto pittore ed illustratore triestino Marcello Dutovich che lavora in campo cinematografico e che lo propone come attore a varie case cinematografiche che hanno gli studi proprio a Torino quali : Americanfilm, Audax, Cinegraf e Latina Ars.
Ritenuto adatto per l'aspetto ed il fisico atletico ad interpretare ruoli "con personaggi di vigore" inizia la carriera cinematografica.
Diviene ben presto "famoso e di successo" interpretando molti film, all'epoca muti, fra i quali in sequenza i più famosi

1924 - La congiura di San Marco (il seguito del film Il Ponte dei sospiri del 1921 interpretato dal concittadino ora rivale sullo schermo Luciano Albertini).
1925 - Nostradamus - Il cavaliere senza paura - Hotel Saint Pol
1926 - Bufera - Beatrice Cenci
1927 - I Martiri d'Italia - Il Vetturale del Moncenisio
1928 - La compagnia dei matti
1929 - Assunta Spina (il suo ultimo film muto)


alcune locandine dei film che lo vedono come protagonista (nella prima vi è in alto a destra il suo autografo)


Con l'adozione del sonoro il regista Giovacchino Forzano, che lo aveva preso in simpatia, quando apre gli studi sonori della casa cinematografica Tirrenia Film vicino a Pisa, a metà degli anni '30, lo assume quale responsabile del magazzino. Come per molti altri attori provenienti dal cinema muto, recita in quasi tutti i film girati negli studi della Tirrenia Film, circa una ventina, compresi alcuni girati in piena guerra, senza ormai comparire nella locandina ma solo fra i interpreti vari. Il suo ultimo film (ha compiuto 70 anni) e che ha come interprete principale il cantante Claudio Villa è : Ore 10 lezione di canto, che viene girato nel 1956.

Ben presto viene dimenticato. L'ultima che lo ricorda è Rita, la figlia del regista Gioacchino Forzano, che lo descrive come un grande, robusto uomo con una massa di capelli biondi e il fisico di un imponente ex atleta.

Celio Bucchi muore a Pisa il 5 gennaio 1964.