storia del territorio bolognese romagnolo

a Bologna un canile militare per gli alpini
di Giuseppe Martelli

 

Addestratori, cani e carretti, ritratti durante il corso al canile militare di Bologna inserito nel complesso dei Prati di Caprara. La data indicata sul retro è 1917. (Fotografia gentilmente concessa dal M.llo Riccardo Chinni)

Durante la Grande Guerra 1915- ’18 gli alpini che combattono ad alte quote hanno il grave problema del trasporto di armi, munizioni e rifornimenti vari in un ambiente certamente difficile, in particolare per quei reparti che combattono sull’Adamello ad oltre 3000 metri di quota. Per sopperire a questi gravi disagi e alle faticosissime marce, in un primo momento vengono utilizzati gli asini che però si rivelano inadatti al compito non resistendo al freddo. Nasce così l’idea di sostituirli con cani. I cani, “reclutati” prevalentemente tra quelli di razza da pastore d’età compresa fra i 10 mesi ed i 3 anni da un’apposita commissione, vengono inviati come “reclute” presso i canili militari, uno dei quali è a Bologna presso il complesso militare dei Prati di Caprara ove hanno sede il Comando ed i magazzini d’Artiglieria. Su quest’ampia area i cani vengono addestrati a trainare prima carretti, quindi d’inverno le slitte. Al termine del corso sono inviati in alta Val Camonica per completare il tirocinio, quindi mandati presso il Comando della 5^ Divisione alpina che ha giurisdizione sul fronte Ortles-Cevedale e quello dell’Adamello. Nasce così un vero “reparto” che nel corso del 1918 raggiunge una forza di circa 250 unità. Gli alpini “cagnari” operano in modo massiccio e funzionale quasi esclusivamente sull’Adamello fino al 3 novembre 1918 quando, con la conclusione della guerra il giorno dopo, il reparto viene sciolto.

 

 


Ma non tutti sanno che fra i precursori dell’idea sull’utilizzo dei cani in alta quota vi è un romagnolo,

è il Maggiore CARLO MAZZOLI di Cesena.

 

Carlo Mazzoli in una rara fotografia gentilmente concessa dal socio Tommaso Magalotti.
Nato a Cesena il 31 agosto 1879 inizia la carriera militare nei Granatieri. Con la Campagna di Libia del 1911-12 viene assegnato con il grado di tenente al 5° reggimento alpini, distinguendosi per le ardite azioni ed il coraggio. Richiamato in patria e promosso capitano, allo scoppio della Grande Guerra passa all’8° reggimento alpini e assunto il comando della 97^ compagnia è di presidio alla Val Dogne in Carnia, dove ancora una volta la sua fama è pari alla sua scaltrezza. Sua caratteristica, oltre all’abbondante capigliatura per la quale viene soprannominato il “Garibaldi della Val Dogne”, è il branco di cani che sempre lo attornia e che conduce all’attacco. Promosso maggiore per meriti di guerra, gli viene dato nei primi mesi del 1917 il comando del battaglione “Val d’Orco” del 4° alpini ed è assegnato alla difesa di Val Zebrù a Capanna Milano, quota 2.877 metri. Qui con le sue doti di grande stratega dirige molte operazioni di “guerra bianca” ad alta quota dando filo da torcere agli austriaci che hanno posto una taglia per la sua cattura. Sull’Adamello è l’ideatore, prima di una speciale “squadra” di asini per il traino di slitte adibite al trasporto di viveri e munizioni quindi, alla luce dei scarsi risultati, addestra per primo i suoi famosi grossi cani. Dalla sua idea rivelatasi vincente ed assunta dallo Stato Maggiore dell’Esercito, viene costituita una commissione militare per il “reclutamento” di cani da slitta da inviare all’addestramento presso i canili militari fra i quali quello più noto è sito a Bologna. Alla fine della guerra promosso tenente colonnello viene nominato nella Commissione Confini quindi assegnato al 2° reggimento alpini e successivamente, come Consulente militare, parte per l’Africa in Cirenaica. Rientrato in Italia a fine missione in lui il “mal d’Africa”, terra delle sue prime esperienze militari, non si spegne e dopo qualche tempo ottiene di potervi ritornare. Colpito da tifo per l’acqua inquinata del pozzo di un’oasi, muore in ospedale a Bengasi il 2 giugno del 1928.
La salma, riportata in patria ed onorata con solenni funerali, viene tumulata nel cimitero di Cesena.

 

 

Il capitano Carlo Mazzoli in Val Dogne attorniato dai suoi famosi grossi cani.
(Fotografia gentilmente concessa dal socio Tommaso Magalotti)

Alpini “cagnari” con i cani adibiti al trasporto di munizioni sul fronte dell’Adamello.
Fra questi cani vi sono anche quelli addestrati nel canile di Bologna.

tratto dal mio libro “GLI ALPINI DELLA BOLOGNESE ROMAGNOLA 1922 - 1997: 75 anni di storia”, CIVITAS. s.r.l. Bologna.