alpini del territorio bolognese romagnolo

IL TENENTE CARLO CASSAN, UN EROE RIMINESE
di Mario Gallotta

pubblicato il 1° giugno 2015

 


l'unica foto rintracciata
dell' avv. Carlo Cassan.

Sono ottantatre i giornalisti di ogni parte d'Italia caduti nel corso della Prima guerra mondiale.

A sinistra la grande lapide,
qui sopra il particolare del
nome inciso.

Era nato a Rimini il 10 gennaio 1884, dove prestava servizio il padre Antonio, ufficiale della Guardia di Finanza. Carlo Cassan decorato con la medaglia d'argento al valòor militare. Alcuni mesi fa, il consigliere della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Pierluigi Roesler Franz aveva dato notizia della scoperta di una grande lapide nello scantinato di un complesso Inpgi (1) a sud di Roma. Nella lapide di marmo, che si auspica venga ricollocata nella sala stampa della Camera, sono impressi i nomi degli 83 giornalisti caduti. A segnalare che Rimini ha dato i natali a Carlo Cassan è stato il dottor Mario Gallotta, del Gruppo Alpini di Ferrara. Cassan, morto il 10 settembre 1916 sul Monte Pasubio era Tenente di Milizia Territoriale del 5° Reggimento Alpini, battaglione "Monte Suello". Colpito in fronte da una pallottola austriaca, cadde fra i reticolati. Il suo corpo, recuperato dai commilitoni, solo dopo più di un mese, ricevette sepoltura nel cimitero di Valle dei Signori.

Trasferitosi con la famiglia a Padova, Cassan era membro attivo della Società Trento e Trieste per l'italianità delle terre irredente. Tra i primi fu subito ardente sostenitore dell'intervento italiano nel conflitto, pronunciando discorsi, scrivendo sui giornali, sostenendo polemiche. Nel gennaio 1915, per sua iniziativa, la Società Trento e Trieste si trasformò in comitato "Pro Patria", nell'intento di raccogliere più larghi consensi tra le diverse parti politiche. Il Comitato, da lui presieduto, diede poi vita ad un settimanale politico dal titolo "L'Intervento" (gennaio-maggio 1915), il cui articolo di fondo contiene il programma dettato da Cassan, in cui si sostiene la necessità della guerra per l'Italia come condizione per raggiungere la completa unità e per una più ampia espansione economica, Il periodico, dalla tiratura iniziale di 300 copie, trovò crescenti consensi in particolare negli ambienti studenteschi.

Nella lapide è impresso anche il nome di Renato Serra (2), prestigioso nome della cultura romagnola, caduto sul Monte Podgora il 20 luglio 1915.

Tornando alla ricorrenza del 4 novembre, qualche curiosità riguardanti Bruno Brizzi (3) pluridecorato al valor militare, caduto in Francia, cui è dedicata la Sezione riminese dell' Unuci (Unione nazionale ufficiali in congedo d'Italia). E' sepolto a Bligny, nel cimitero degli italiani. Nel 1935, in occasione del 18° anniversario della morte dell'eroe, l'opera balilla gli aveva dedicato all'interno della propria sede presso gli Agostiniani un altorilievo bronzeo opera dell'allora giovanissimo artista riminese Elio Morri. Il grande scultore aveva prestato la propria opera gratuitamente. Del monumento si sono purtroppo perse le tracce, è presumibile che la scomparsa sia vennuta in tempo di guerra o al termine delle ostilità.


La pagina originale
dell'articolo di Aldo Viroli.

 

Aldo Viroli – “La Voce di Romagna” - 4 novembre 2011

 

 

 




(1) Inpgi - Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani.
(2) Renato Serra, nato a Cesena (Forlì), Tenente complemento 11° reggimento fanteria, medaglia d'argento "alla memoria", Monte Podgora (Gorizia) 20 luglio 1915.
(3) Bruno Brizzi, nato a Verrucchio (Forlì) Aspirante Ufficiale 84° reggimento fanteria medaglia di bronzo, Malga Val Prà, 19 luglio 1917. Aspirante Ufficiale 84° reggimento fanteria, medaglia d'argento, Madoni, Altipiano di Bainsizza 29 settembre 1917. Sottotenente complemento del 2° reparto d'assalto, medaglia di bronzo Bois de Courton (Francia), 15-23 luglio 1918. Sottotenente complemento del 32° Reparto d'Assalto, medaglia d'argento "alla memoria", Croix Sans Tête (Francia), 4 ottobre 1918.


integrazione di Giuseppe Martelli

ad integrazione dell'articolo di Aldo Viroli, pubblichiamo di CARLO CASSAN la sua biografia redatta da Sergio Cella e riportata sul Dizionario Biografico degli Italiani:
Con la famiglia si trasferì a Padova ancora bambino, e qui frequentò con ottimo esito il ginnasio liceo "Tito Livio". Si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'università, dove fu scolaro prediletto di Nino Tamassia, con cui si laureò il 22 novembre 1909, discutendo una tesi critica della dottrina solidarista del Bourgeois. Avrebbe desiderato proseguire lo studio delle scienze sociali, ma per necessità dovette cercarsi un impiego e lo trovò, dopo qualche difficoltà, come segretario dell'ufficio di tutela per l'emigrazione e di difesa per i disoccupati.


un suo opuscolo pubblicato
a Vicenza nel 1914.

Si dedicò al suo compito con entusiasmo, dando vita ad iniziative nuove e prodigandosi specialmente nelle scuole serali per emigrati istituite nei vari centri della provincia: alle lezioni di utilità pratica egli univa insegnamenti morali e patriottici, comunicando la sua convinzione di far parte d'una nazione povera sì materialmente, ma altamente civile.
Dopo tre anni assunse l'incarico di vicesegretario della Camera di commercio ed industria, a lui meno congeniale. Vi lavorò ugualmente con zelo, mentre teneva pure lezioni di legislazione sociale, molto apprezzate, all'università popolare e partecipava all'attività della Società di cultura e d'incoraggiamento.

Ancora studente Cassan fece parte della Società Trento e Trieste per l'italianità delle terre irredente; fu quindi eletto consigliere della sezione padovana di essa e nel maggio del 1911 Presidente. Fra le difficoltà del momento politico, in cui l'Italia era legata alla Triplice, egli svolse con il prof. Beniamino Romagnoli una vivace attività, che si intensificò allo scoppio della guerra mondiale. Tra i primi fu subito ardente sostenitore dell'intervento italiano nel conflitto, pronunciando discorsi, scrivendo sui giornali, sostenendo polemiche.

Nel gennaio del 1915, per sua iniziativa, la Società Trento e Trieste si trasformò in comitato "Pro Patria", nell'intento di raccogliere più larghi consensi d'uomini di diverse parti politiche.

Il Comitato, da lui presieduto, diede poi vita ad un settimanale politico dal titolo L'Intervento (gennaio-maggio 1915), il cui primo articolo di fondo contiene il programma dettato da Cassan, in cui si sostiene la necessità della guerra per l'Italia come condizione per raggiungere la completa unità e per una più ampia espansione economica. Il periodico, che ebbe una tiratura iniziale di 300 copie, trovò crescenti consensi negli ambienti studenteschi (l'Università di Padova era assai frequentata da irredenti) e le maggiori ostilità nei giolittiani e nei socialisti; entrò in polemica con il neutralismo a sfondo materialistico e clericale, dedicò parecchi articoli per far conoscere le condizioni di vita degli Italiani del Trentino, di Trieste, dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia.
Il Comitato organizzò nell'anniversario della sommossa antiaustriaca dell'8 febbraio del 1848 un grande convegno nazionale interventista (tenutosi la domenica 7 febbraio 1915 nella sala della Gran Guardia e al teatro Verdi). Il 10 marzo partecipò alla costituzione del Comitato di preparazione civile di Padova; nella riunione della "Pro Patria" del 20 aprile denunciò la manovra giolittiana "a danno del Paese", suscitando i consensi del prof. L. De Marchi e del sen. G. Levi Civita; scrisse il 10 maggio contro l'internazionalismo dei socialisti. Dopo il discorso dannunziano di Quarto, L'Intervento cessava le pubblicazioni, poiché - così scrisse - "la grande ora è giunta... sentiamo ormai l'inutilità della parola". Ancora egli - espresse la solidarietà della "Pro Patria" al Salandra, protestando contro le sue dimissioni (13 maggio), e con l'entrata in guerra dell'Italia dichiarò sciolto il comitato di propaganda.

L'articolo che compare sul giornale "Il Resto del Carlino" di Bologna del
20 settembre 1916.


Coerente con se stesso, Cassan si arruolò volontario e trascorse il periodo d'addestramento in un battaglione territoriale di prima linea, col quale ebbe il battesimo dei fuoco. Ma egli, di costituzione non robusta, voleva fare di più, e perciò chiese di poter passare in un reparto alpino, sollecitando l'intervento di amici influenti. Ottenne il 17 agosto 1916 il trasferimento come tenente al 5° reggimento alpini, nel battaglione "Monte Suello". Giunto febbricitante al reparto nell'imminenza d'una dura azione per la conquista del Dente del Pasubio, fu consigliato dal medico del battaglione a prendersi qualche giorno di riposo. Ma voleva invece essere di esempio ai suoi uomini, e così il 10 settembre 1916, decisa l'azione, li radunò per portarli all'assalto con la prima ondata.

Davanti ai reticolati nemici, il battaglione venne fermato dall'intenso fuoco di sbarramento e si scompaginò, ma la sua compagnia mantenne le posizioni in attesa di rinforzi. Pur soverchiato dal nemico, Cassan con pochi uomini raggiunse la trincea da conquistare, ma qui, colpito in fronte da una pallottola austriaca, cadde fra i reticolati. Il suo corpo, recuperato dai commilitoni solo oltre un mese più tardi, dopo un successivo attacco riuscito, ricevette sepoltura nel cimitero di Valle dei Signori. Alla sua memoria venne decretata la medaglia d'argento al valor militare.