alpini del territorio bolognese romagnolo

il Generale Pier Luigi Cavallari

di Giuseppe Martelli

Residente a Ferrara attorniato dai ricordi, questo nome, sono certo, riporterà alla memoria di tanti “veci” il periodo della naja quando, a vari livelli, lo hanno avuto loro comandante da giovane Sottotenente al Gruppo “Bergamo” nel lontano 1951 a Generale comandante la Brigata Alpina “Taurinense” nel 1979-80. Ma non solo, sono anche certo che i “suoi” alpini del Gruppo ANA di Ferrara, che lo hanno voluto loro Capogruppo dal 1992 al 2002, saranno lieti di conoscerne lo “Stato di Servizio”.


Sono nato a Bologna il 1° gennaio 1926 da famiglia di tradizioni militari. Mio padre Primo era ufficiale in servizio permanente effettivo di Artiglieria, la mamma Marta Allori era figlia di Ammiraglio della Marina. Pur essendo di origini ferraresi, sono nato a Bologna in quanto il babbo in quel periodo era in servizio presso il Comando Artiglieria di stanza nella città. Nel 1931 ci siamo trasferiti ad Albenga, in provincia Savona, dove ho frequentato i primi tre anni delle scuole elementari, quindi nel 1935 siamo rientrati a Ferrara dove ho concluso gli ultimi due anni. Ho proseguito gli studi al Liceo Ginnasio presso il quale ho conseguito la maturità classica nella sessione 1943-1944, quindi mi sono iscritto all’Università nella facoltà di Ingegneria civile. Erano gli anni difficile della guerra e gli eventi che hanno caratterizzato il 1944-1945 hanno coinvolto anche la mia generazione, quella dei diciottenni. Per fortunate coincidenze sono riuscito ad attraversare la “bufera” senza particolari problemi. Chiamato alle armi nel 1947 ho presentato domanda per essere ammesso all’Accademia Militare di Modena. Questa scelta non era dettata dalla “necessità” di continuare una tradizione di famiglia, ma era una mia libera scelta. Sentivo una forte vocazione per questo tipo di vita ed i valori che rappresentavano. Il 10 gennaio 1948 ho indossato con entusiasmo la divisa di allievo ufficiale nell’Accademia Militare dove in breve tempo sono stato “promosso” Capo Scelto (per attitudini), quindi Capo Corso (per studi). Al termine del corso, il 1° ottobre 1949 sono stato nominato Sottotenente nel servizio permanente effettivo ed inviato a Torino alla scuola Applicazione d’Arma. Classificato 2° su 26 allievi, questo mi ha permesso di scegliere l’Arma o la Specialità nella quale proseguire il servizio, ed io, che fin dal primo giorno di Accademia avevo già chiara la mia aspirazione, ho scritto: Artiglieria da Montagna.

Sottotenente nel 1951

Il 25 giugno 1951 mi sono presentato quale giovane Sottotenente assegnato, al Reparto Comando del Gruppo “Bergamo” del 2° Reggimento Artiglieria da Montagna di stanza a Brunico. Ero felice, ed anche orgoglioso di avere sul braccio lo scudetto della gloriosa Brigata Alpina Tridentina della quale ora facevo parte, e non vedevo l’ora di mettere in pratica gli insegnamenti teorici. Pochi mesi dopo sono stato trasferito alla 31^ batteria del gruppo “Bergamo” di stanza a San Candido quindi, fra il dicembre 1951 ed il gennaio 1952, sono stato inviato a frequentare il corso di addestramento sciistico presso la Scuola Militare Alpina di Aosta.

Diversi anni prima avevo conosciuto a Ferrara, Maria Teresa che condivideva la mia scelta e pur consapevole del futuro peregrinare che avremmo dovuto affrontare come famiglia per gli spostamenti nelle varie sedi dove mi portava il servizio, non ha esitato a dirmi sì, ed ho condotto all’altare il 30 marzo 1952. Dal nostro matrimonio sono nati nel 1953 Patrizia Maria, nel 1954 Alberto e nel 1963 Stefano.


Bolzano 2 giugno 1952 -
Alfiere della Bandiera di Guerra
del 2° Rgt. Artiglieria da Montagna

 

 

 

Con la promozione a Tenente sono stato quindi assegnato quale sottocomandante della 2^ batteria del gruppo “Asiago” (di nuova costituzione) di stanza a Dobbiaco, quindi dal 12 luglio 1953 fino al 19 dicembre 1956, comandante della 32^ batteria del gruppo “Bergamo” di stanza a Silandro. Con la promozione a Capitano ho assunto il comando della 33^ batteria sempre del gruppo “Bergamo” a Silandro. Il periodo di comando di questa batteria “sperimentale” lo ricordo con particolare soddisfazione in quanto dovevo sperimentare “sul campo” il passaggio fra il vecchio obice 75/13 ed il nuovo 105/14. Il mio giudizio era certamente di grande responsabilità. A questa vanno aggiunte anche altre sperimentazioni che ho personalmente condotto, come i famosi (ma poco pratici) “muli meccanici” una specie di motociclo semi cingolato che avrebbero dovuto sostituire il tradizionale mulo, il mio giudizio negativo risultò azzeccato ed il progetto fu accantonato. Erano anni nei quali si cercava a tutti i costi la “modernizzazione” con progetti che oggi fanno sorridere, come la barella porta feriti someggiata che al primo impiego operativo così giudicai: il ferito (simulato) ha riportato al termine del percorso dal luogo della ferita all’ospedaletto da campo, a causa del movimento sussultorio-ondulatorio del mulo, un aggravamento dei danni della ferita stessa. (Il povero artigliere, partito sano, era sconvolto e dolorante).

 

 

 

Tenente comandante la 32^ batteria del Gruppo “Bergamo”

la sperimentazione del “mulo meccanico”

 

Anche questo progetto fu accantonato. Un’altra “sperimentazione” che ricordo furono le “racchette da mulo”. Di forma circolare, venivano calzate agli zoccoli e avrebbero dovuto, con la neve alta, sostenere il mulo. Bene, presi due Sezioni della mia batteria, una con muli a zoccolo libero ed una con muli “racchettati”, indicai il percorso e mi portai alla zona di arrivo. I muli a zoccolo libero marciavano tranquilli sulla neve che arrivava loro al ginocchio, gli altri, goffi ed impacciati dal passo non naturale li dovetti fermare per non sfiancarli. Queste “racchette”, pur con mio parere negativo, vennero comunque distribuite a diversi reparti, ma praticamente non sono mai state utilizzate.

la sperimentazione della barella portaferiti someggiata

le “racchette” da neve per mulo


Nell’ottobre 1959 al termine del periodo di comando di batteria, sono stato trasferito con incarichi di ufficio, alla Brigata Alpina Orobica e precisamente al Comando 5° Reggimento artiglieria da montagna di stanza a Merano. Forse i miei superiori la ritenevano una “promozione al merito” ma sinceramente mi mancava l’attività operativa. Chiesi ed ottenni di frequentare la Scuola di Guerra per il corso di Stato Maggiore che conclusi nel 1963. Con la nomina al grado di Maggiore sono rientrato alla “Tridentina” assegnato quale ufficiale addetto all’ufficio Operativo Addestrativo del Comando Brigata. Nel maggio 1966 promosso Tenente Colonnello, con questo grado ho comandato fino al 1968 il gruppo “Aosta” del 1° Reggimento Artiglieria da Montagna della Brigata Alpina Taurinense, di stanza a Saluzzo. Nel biennio 1969-1970 sono stato chiamato a Bolzano quale Capo Ufficio Servizi del Comando 4° Corpo d’armata Alpino, quindi a Udine, dove ho ricoperto l’incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Alpina Julia fino al 1972.

Colonnello Comandante
il 5° Rgt. Art. da Montagna
Promosso Colonnello sono rientrato ad un comando operativo quale comandante del 5° Reggimento Artiglieria da Montagna della Brigata Orobica, di stanza a Merano, dove sono rimasto fino al 1974. Con l’imminente promozione a Generale di Brigata ho assunto, quale comandante dal 1975 al 1978, il Comando Artiglieria del Corpo d’Armata Alpino con sede a Bolzano. Certamente prestigioso ed in linea con le mie ispettive è stato poi il periodo, nel biennio 1979-1980, quale Comandante della Brigata Alpina “Taurinense” a Torino. Qui, avendo il diretto comando di reparti alpini ed artiglieri da montagna, ho potuto constatare la differente organizzazione e preparazione, ma anche impartire precise direttive ai miei comandanti di Battaglione e Gruppo, per affinare quel legame di operatività congiunta, ognuno nel proprio ruolo di impiego, che nel corso della storia hanno caratterizzato su tutti i fronti le Truppe Alpine. E’ stato certamente un periodo di “arrabbiature” ma anche di soddisfazioni e purtroppo anche l’ultimo a contatto diretto con le “penne nere”.
Ho lasciato definitivamente le montagne quale nuovo Comandante della Zona Militare di Genova, dove sono rimasto fino al 1983. Ormai, anche se l’entusiasmo era sempre quello giovanile del sottotentino del 1951, mi sono rassegnato all’idea che anche l’Esercito era in lenta modificazione e forse era giunto per me il momento del distacco. Ho chiesto ed ottenuto di essere assegnato quale ufficiale addetto per incarichi speciali al Comando della Regione Militare Tosco Emiliana, in pratica sono ritornato dopo 35 anni a Ferrara.

Generale Comandante
la Brigata Alpina Taurinense



Promosso Generale di Divisione il 23 dicembre 1983, il 2 gennaio 1984 ho rivestito per l’ultima volta la divisa, e qui racconto un particolare che può apparire innaturale, ma sono certo sarà intimamente compreso da quanti come me hanno rivestito per tutta la vita come scelta, la divisa. Mi sono posto davanti allo specchio e con regolare saluto militare mi sono detto “Generale Cavallari, sono fiero di te, hai fatto sempre il tuo dovere, hai sempre cercato di capire i tuoi subalterni, li hai sempre rispettati, hai capito fin dai primi giorni che comandare significava prima di tutto essere cosciente che l’ordine impartito fosse realmente fattibile, sperimentandolo prima di persona, e questo ti dava la sicurezza che anche i subalterni erano in grado di eseguire il tuo comando ottenendo in questo modo la loro fiducia”.

Il giorno dopo mi ponevo su mia richiesta in ausiliaria, in pratica andavo in congedo ad ingrossare le fila degli alpini dell’omonima Associazione Nazionale Alpini A.N.A. non dimentico ed orgoglioso di essere un Artigliere da Montagna
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