alpini del territorio bolognese romagnolo

nel centenario della Grande Guerra
"per non dimenticare"
rendiamo gli onori alla memoria della nostra Medaglia d'Oro al valor militare
Capitano degli Alpini Stefanino Curti
caduto eroicamente a Vidor il 10 novembre 1917

di Giuseppe Martelli

pagina pubblicata il 1° luglio 2017

Nella data dell'anniversario nel centenario della morte in combattimento, ho ritenuto un "dovere morale", essendo una Medaglia d'Oro al valor militare di cui si fregia il Vessillo degli alpini bolognesi romagnoli, rinnovarne la figura e la memoria. Ho pensato "per rendere gli onori" di riproporre, aggiornate, le principali notizie biografiche (già presenti in altra parte del sito), alcune pubblicazioni storiche a lui dedicate o dove viene ricordato, una raccolta di notizie che nel corso degli anni sono state pubblicate sul giornale nazionale L'ALPINO, in modo da ottenere una unica pratica pagina commemorativa, dalla quale emerge che la figura dell'Eroe è stata da sempre degnamente onorata e ricordata, ed ancora ho ritenuto opportuno aggiungere anche la riproduzione di ulteriori documenti che ho raccolto nel corso degli anni.

Per chi desidera consultare anche altre fonti, sul web sono presenti molte notizie biografiche (non tutte però sono attendibili o aggiornate), ed anche resoconti su quella battaglia del 10 novembre 1917 a Vidor.


biografia aggiornata ed inseriti nuovi documenti nel centenario esatto del 10 novembre 2017
(Per la stesura della biografia mi sono attenuto alle sole notizie tratte da documenti rintracciati fra il 1917 ed il 1931, dopo sono ripetitive)

 

STEFANINO CURTI
da Imola (Bologna)
Capitano s.p.e. del 2° Reggimento Alpini
Comandante della 221ª Compagnia Battaglione “Val Varaita”
Caduto in combattimento a Vidor (Treviso) il 10 novembre 1917

Da odierne ricerche effettuate nell’archivio dell’anagrafe e nell’archivio diocesano, ed acquisite quindi nuove inedite notizie biografiche, oggi sappiamo e certificato da questi uffici di Imola, che la famiglia del prof. Francesco Curti, con la moglie Giuseppina Briolo e le due figlie Agata e Cesarina era immigrato nel giugno 1893 da Siracusa, dove aveva concluso l’incarico di professore di Lettere al Regio Ginnasio, giungendo ad Imola per una nuova assegnazione al Regio Ginnasio "Benvenuto Rambaldi" e prendendo il solo domicilio molto probabilmente nell'attuale via Cavour, vicino alla scuola. Infatti due mesi dopo ed esattamente il 2 agosto quando nasce la terzogenita Clotilde viene battezzata due giorni dopo nella vicina chiesa di San Domenico. Agli inizi del 1894 il prof. Francesco richiede la residenza e cambio indirizzo ed i Curti diventano a tutti gli effetti cittadini imolesi residenti in via Emilia all’odierno numero civico 278. I due genitori, va sottolineato, erano di origini piemontesi della provincia di Cuneo, il prof. Francesco era nato il 7 novembre 1859 nel comune di Trinità quindi trasferito nel vicino comune di Vicoforte. Per la sua professione deve accettare gli incarichi nelle sedi scolastiche assegnate dal Ministero e di conseguenza anche i numerosi trasferimenti, dal Piemonte alla Sicilia, alla Romagna, all'Emilia, ed infine in Liguria.
Stefanino nasce quindi, fra un trasferimento e l’altro, martedì 12 novembre 1895 nella casa imolese. Nel pomeriggio di giovedì 14 viene battezzato nella vicina Chiesa di Santa Maria in Regola ed imposti i nomi di Stefano, Giuseppe, Francesco. Padrino e madrina sono gli zii Curti Giuseppe e la moglie Tuson Ottavia. Contemporaneamente viene anche iscritto all’anagrafe nello stato di famiglia ma con il nome di Stefanino. Questo comporterà in futuro la presenza di documenti dove viene indicato con il nome di battesimo Stefano, in altri con il nome anagrafico Stefanino.

Come era in uso allora (ed anche nella nostra Sezione vi sono numerosi casi), era "normale" in famiglia e fra gli amici, dare appellativi, soprannomi o diminutivi e Stefanino diventa per tutti Nino. Questo è confermato anche dal breve articolo che compare sul giornale L'ALPINO del 1° agosto 1929 dove ne viene tracciato un ricordo completato con la fotografia (riprodotto più in basso) e, pur essendo un documento "ufficiale" viene indicato con il diminutivo di Nino Curti. Anche la caserma di Chianale nel comune di Pontechianale (Cuneo) viene intitolata "Caserma Nino Curti" ed ancora oggi, dismessa da tempo e divenuta proprietà del Demanio quindi ceduta dal 2016 al Comune, è definita "ex caserma Nino Curti".
Anche nell'articolo sul giornale L'ALPINO del 15 agosto 1930 (riprodotto più in basso) nella cronaca della cerimonia di inaugurazione del gagliardetto del gruppo alpini di Vicoforte è indicato "....capitano alpino Nino Curti, medaglia d'oro".....
Nel corso di queste ultime odierne ricerche è emersa anche l'inedita notizia, fino ad oggi, che a Mondovì gli era stata intitolata ed esiste ancora oggi una "via Nino Curti", denominazione riconfermata nel dopoguerra con delibera del 1969. Altra inedita "curiosità" ritrovata in una delle prime biografie, viene ricordato che sempre a Mondovì gli era stata intitolata la prima Squadra fascista d'azione "Nino Curti".

Ritornando alla storia famigliare, nel giugno del 1896 alla tenera età di sette mesi il piccolo Stefanino, seguendo la famiglia, come risulta nei documenti dell'anagrafe di Imola, si trasferisce a Parma dove il padre ha ottenuto una nuova cattedra, quindi nel 1898 per nuovo trasferimento giunge a Genova con domicilio in Salita San Leonardo 15-3. Dopo un primo periodo trascorso in quella città, in una biografia viene indicato che per breve tempo è di nuovo a Parma dove inizia il Regio Ginnasio "Gian Domenico Romagnosi" per ritornare nel 1908 definitivamente a Genova per concludere il biennio ginnasiale e proseguire nel quinquennio 1909-1914 gli studi al Regio Liceo-Ginnasio "Andrea D'Oria". In altra biografia si legge invece che avrebbe soggiornato a Mondovì nel Convitto Civico Maschile dalle elementari fino al Ginnasio. Questo dovrebbe giustificare, dopo la sua morte, l'intitolazione di un'aula delle locali classi medie ed una via cittadina. A distanza di tanti anni è difficile ripercorrere con esattezza quei lontani fatti, ognuna di quelle prime biografie li racconta e li espone con particolari diversi.

Documentata invece la profonda fede religiosa, infatti il suo parroco lo ricorda fra gli iscritti alla Gioventù Italiana di Azione Cattolica e fra gli assidui frequentatori del "Circolo Santa Maria Immacolata degli Studenti Secondari" della Parrocchia del Sacro Cuore e di San Giacomo nel suo quartiere di Carignano, guidata dal sacerdote Canonico Dott. Enrico Ravano. Questo sacerdote sarà poi autore di un libro edito nel novembre 1920 per onorare la memoria con belle biografie dei “suoi giovani” caduti in guerra. Qualche mese prima a cura del Regio Liceo Ginnasio “Andrea D’Oria” e scritto da Adolfo Bassi, era uscito il libro “I nostri Eroi” dedicato con note biografiche agli allievi del Regio Liceo, caduti in guerra.

Dopo la licenza liceale, già attratto dalla vita militare, il 5 novembre 1914 entra quale allievo ufficiale nella Scuola Militare di Modena e già durante il corso chiede insistentemente di essere ammesso negli alpini, infatti fra la corrispondenza con la famiglia, nella lettera inviata nel maggio 1915 al babbo scrive - "Spero di venire ammesso negli Alpini,...."-. Da odierne ricerche si capisce questo suo desiderio di continuare la “tradizione di famiglia”, infatti oggi sappiamo che anche il padre aveva svolto regolare servizio militare negli alpini. Il suo desiderio viene esaudito con la nomina il 30 maggio 1915, pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra all’Austria, a Sottotenente nel servizio attivo (permanente effettivo n.d.r.) ed assegnato al 1° Reggimento Alpini. Il 14 giugno 1915 raggiunge la zona di operazioni in Val Raccolana nell'alta Carnia destinato al battaglione “Val d’Arroscia”. Nel gennaio-marzo 1916 frequenta a Caserta un corso di mitragliere quindi, promosso Tenente il 15 aprile, è nuovamente con il proprio reparto che opera sull’altipiano di Asiago poi sui contrafforti del Cregnedul, di nuovo nell'alta Carnia, a oltre duemila metri di altezza, dove merita un encomio solenne per le intelligenti osservazioni ed informazioni sui movimenti e difese avversarie.
Questo è il testo dell'encomio solenne: - "Al Signor Tenente del 1° Alpini Curti Stefano (così viene indicato n.d.r.) - E' col più vivo compiacimento che rilevo come S.V. vigila con intelligente interessamento e con diligente costanza i lavori e i movimenti del nemico. Apprezzo tutto il valore delle informazioni precise e importanti, ch'Ella suole dare settimanalmente a questo comando e apprezzo i lavori, che fa eseguire su queste posizioni. Gliene faccio l'encomio più vivo, la ringrazio e mando copia di questa lettera al Comando di Valle, perché anche al Colonnello Cav. Savarani sia noto il servizio che Ella compie. Il Comandante del Fronte Cregnedul - Tenente Colonnello Emanuele…." (non viene indicato il cognome n.d.r).

Posto poi a difesa di Monte Cucco durante l’offensiva austriaca nel Trentino, a Cucco di Pozze pochi giorni dopo si offre volontario per comandare una pattuglia incaricata di tagliare i reticolati nemici ed assumere informazioni per il contrattacco. Nel corso di queste azioni del 7 e 8 luglio viene ferito gravemente alla gamba destra con rottura e scheggiamento dell'osso al disotto del ginocchio, ed è costretto a trascorrere un anno di degenza negli ospedali di Brescia e Genova. Per questo suo comportamento gli viene conferita con Decreto Luogotenenziale del 13 maggio 1917, la medaglia di bronzo al valore militare con la seguente motivazione : "Si offriva volontariamente di comandare una pattuglia incaricata di prendere contatto col nemico e tagliare i reticolati, e assolveva il suo compito con fermezza e coraggio. Sprezzante del pericolo, più volte attraversava una zona battuta da fucileria e mitragliatrici per dare importanti informazioni sulle difese avversarie, finché, ferito alla gamba destra, doveva abbandonare i posto.". Nella corrispondenza con la famiglia sovente esprime la preoccupazione di vedere troncata la carriera di ufficiale degli alpini, forzatamente posto in congedo e quindi di non poter più essere utile in un momento così tragico per l'Italia. Dimesso dall’ospedale alla fine di giugno 1917 gli giunge la tanto sospirata e desiderata comunicazione che è di nuovo assegnato in servizio, sempre negli alpini, presso il comando del 12° Gruppo Alpini e successivamente passa al 6° Raggruppamento Alpini. Promosso Capitano il 23 agosto è assegnato al 2° Reggimento Alpini battaglione “Val Varaita”, che opera in Val Costeana ai piedi delle Tofane, dal 1° novembre assume il comando della 221ª compagnia. Nel frattempo l’offensiva austro-tedesca costringe il nostro esercito al ripiegamento fino ad attestarsi sulla riva destra del fiume Piave. Vengono fatti saltare tutti i ponti escluso quello di Vidor per permettere l'approntamento di una nuova linea di difesa. Con il ritardo dello schieramento delle nostre armate e resosi necessario trattenere il più possibile il nemico al di là del Piave viene creata una testa di ponte sulla sinistra del fiume in corrispondenza dell’unico passaggio ancora aperto a Vidor. Tre battaglioni alpini, fra cui il “Val Varaita”, si schierano a difesa. (per dovere di cronaca ricordiamo che erano schierati anche ; i Btg. alpini "Val Pellice" e "Monte Granero", un reparto d'assalto alpini "Fiamme Verdi", due batterie di Artiglieria da Montagna, due compagnie mitraglieri e due Battaglioni di Bersaglieri ciclisti. n.d.r.).

Nel pomeriggio di sabato 10 novembre l’attacco in forze del nemico. Sul Col Marcon il Capitano Curti, nonostante le gravi perdite della sua compagnia, fra le 15 e le 16 del pomeriggio contrattacca per tre volte alla testa dei pochi superstiti fino a quando cade colpito a morte. Due giorni dopo avrebbe compiuto 22 anni.
Nella biografia del suo parroco, viene ricordato che, quando l’ufficiale austriaco lo prende di mira con la rivoltella e lo colpisce al cuore, è raccolto nella confusione della mischia dai suoi alpini e portato ad un vicino posto di medicazione, ma inutilmente. In altra biografia viene aggiunto il particolare che un suo sergente lo vendica immediatamente uccidendo quell'ufficiale austriaco. In quei momenti così concitati non vi è la possibilità ed il tempo materiale per la sepoltura, infatti arriva pochi minuti dopo l’ordine di abbandonare le trincee approfittando del buio già incombente e fra le 19,30 e le 20,00 il ponte di Vidor viene fatto saltare.

Lo stesso nemico, che ne aveva notato il coraggio ed il valore, provvede alla sepoltura con gli onori concessi agli “eroi” anche se nemici, scavando una fossa e ricomponendo la salma nel mantello ponendovi anche la rivoltella, come segno di grande rispetto per l'eroico ufficiale. In altre biografie viene indicato oltre alla rivoltella anche il berretto (il cappello alpino n.d.r.). Un'altra biografica menziona il particolare che fu sepolto nel punto esatto dove cadde.
Accanto pongono una croce per la sua identificazione con scritto “Hier ruht ein tapferer italiener!” (Qui giace un valoroso italiano).
Ognuna di queste prime lontane biografie racconta una propria credibile versione di quei tragici momenti, l'unico fatto su cui concordano è l'eroico, estremo, consapevole sacrificio del Capitano Stefanino Curti.
Al Capitano Curti viene concessa con decreto luogotenenziale del 22 dicembre 1918 la medaglia d'argento al valor militare "alla memoria", commutata successivamente in Medaglia d'Oro con Regio decreto del 1° settembre 1920.


Esumata la salma dal primo tumulo di guerra alla presenza dei genitori per il riconoscimento, viene sepolta a Vidor. L'11 settembre 1922 su richiesta dei genitori ed espletate le formalità burocratiche, la bara viene trasferita da Vidor a Vicoforte (Cuneo) e tumulata nel cimitero della frazione di Fiamenga nella tomba di famiglia. Nel corso del trasferimento si svolge in piazza a Mondovì una commovente cerimonia per i solenni onori militari. Nell'occasione è conferita ufficialmente alla memoria la Medaglia d’Oro al valore militare consegnata ai famigliari e posta in un primo momento sulla bara dal Colonnello (e poeta) Celestino Bes comandante del 2° reggimento alpini, gesto accompagnato da queste parole :
"...Questa Medaglia d'Oro nel nome della Patria benedetta oggi ti fisso, io, Comandante, sulla Bara; portala nella tomba, sul Tricolore che ti ammanta, ché, poi e sempre Tua Madre la porterà con superbo orgoglio, siccome gloria Tua e Sua, premio Tuo e Suo, infino a che avrà un sospiro : perchè Tu viva di amore, perchè Tu viva di gloria, perchè Tu viva d'esempio. Così sia.
Davanti a tanto fulgido Eroe, miei Alpini, presentate le armi. Per questo giovane Eroe ogni lauro o quercia che qua cresca, s'intrecci, s'inghirlandi ; ogni gemma di fiore metta corolla ; ogni aquila dell'Alpi distenda ampio volo di omaggio ; ogni nota che Egli amò, vivendo, oggi qui canti, come ogni affetto e riconoscenza qui palpita : Amore!..
."

L'originale della Medaglia d'Oro venne poi donata dai famigliari "alla Patria" il 18 dicembre 1935 in occasione della "Giornata della Fede - Oro alla Patria" promossa dal Regime contro le sanzioni promulgate dalla Società delle Nazioni che aveva condannato l'Italia per l'invasione dell'Etiopia. (vedi il trafiletto in questa pagina tratto da L'ALPINO del 1° febbraio 1936).

Nel 1926 sul Col Marcon nel luogo dove cadde, per interessamento del Comitato di Torino del Gruppo Medaglie d’Oro, viene eretto un cippo dall’Ufficio Centrale Cura ed Onoranze Salme Caduti in guerra di Udine.

Al capitano Stefanino Curti vengono intestate un’ala della caserma del 2° reggimento alpini a Cuneo, la Caserma di Chianale in Val Varaita (1929), aule di classi medie a Mondovì e Genova, ed in entrambe le città anche una via. Ad Imola la Caserma del Presidio Militare (1936), la Sottosezione Alpini (novembre 1932), la Sezione degli ufficiali in congedo e l’Associazione Cavalieri di Vittorio Veneto. Nella Sottosezione imolese è intitolato alla M.O. Curti nel gennaio 1932 alla sua costituzione il vicino Gruppo Alpini di Tossignano. Anche il Gruppo Alpini di Vidor alla sua costituzione viene intitolato all’eroe (il Gagliardetto viene inaugurato nel 1931) e qui anche una via. Inoltre ad Imola il 10 novembre 1936 viene posta una targa marmorea sulla facciata della casa natale. Nel dopoguerra a lui è intitolato con la rinascita nel 1964, il Gruppo Alpini Imola. Nel novembre 1977 gli viene intitolata un’area verde ad Imola, che poi nei successivi quattro anni (1979-1982) viene attrezzata a parco giochi e completata con tavoli e panchine in muratura, frutto dell’iniziativa e lavoro del locale Gruppo Alpini. Le attrezzature vengono inaugurate sabato 17 aprile 1982.
Dal 4 novembre 2011, giorno dell'inaugurazione, ammodernato con nuove strutture a cura del Comune, nel "Giardino Stefanino Curti" è stato traslato dalla piazza e qui collocato il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.

Motivazione della Medaglia d'Oro "alla memoria"
Preposto con la sua compagnia di alpini alla difesa di una testa di ponte di vitale interesse per le nostre truppe ripieganti, si votava con indomito ardimento a strenua accanita lotta, riuscendo ad arrestare temporaneamente l’avversario soverchiante. Con un piccolo nucleo di generosi superstiti contrattaccava per ben tre volte un nemico grandemente superiore di forze, e nell’impari lotta trovava morte gloriosa. Fulgido esempio di eroismo e di sentimento del dovere, spinto sino al consapevole sacrificio di se stesso.”
Vidor, 10 novembre 1917

 

note a margine :
La famiglia Curti ritornerà ad Imola una sola volta o almeno è documentata e sicura questa presenza; il padre Francesco accompagnato dai figli Valerio e Carlo in quanto la moglie Giuseppina immobilizzata a letto per grave malattia invierà al Comitato un sentito telegramma di partecipazione, giungono ad Imola Domenica 15 novembre 1936 per presenziare alla cerimonia di scoprimento di una lapide posta nella facciata della caserma del Presidio Militare in Via Selice, intitolata a ricordo dell'eroico figliolo Medaglia d'Oro Stefanino, cerimonia promossa dalle locali Associazioni Combattentistiche e fra queste ovviamente la Sottosezione Alpini di Imola.


note aggiuntive :
Stefanino aveva due fratelli combattenti nella Grande Guerra e morti per cause di guerra ; Giuseppe, ufficiale nella Regia Marina dove raggiunge il grado di Tenente di Vascello (corrispondente a Capitano nell'Esercito), comandante fra l'altro nel 1918 del sommergibile F14 operante nell'Alto Adriatico. In questa veste viene ricordato per la sua ardita operazione eseguita dal 6 al 9 luglio 1918, presso lo scoglio Porer (oggi Croazia), nella quale l'unità supera arditamente gli sbarramenti di mine austriache e si porta in agguato all'entrata del porto di Pola. Dopo l'armistizio opera a Sebenico, nel medio Adriatico (oggi Croazia), dove l'equipaggio venne impiegato per l'allestimento di speciali scafi per il dragaggio, recupero e disattivazione delle mine poste a sbarramento del porto e, successivamente, per espletare funzioni di polizia militare nella base. Divenuto poi pilota aviatore di Idrovolanti, muore per incidente aereo il 9 gennaio 1922 durante una trasferta di servizio a Pola.
Ottavio, Sottotenente di complemento nel 3° reggimento artiglieria da montagna, decorato di medaglia di bronzo per un'azione sul Piave il 16 giugno 1918 perchè: "Comandante di una sezione, assolveva con calma, perizia ed avvedutezza il proprio compito, sotto il fuoco di artiglieria e mitragliatrici avversarie. In un momento difficile dell'azione, con singolare energia, radunava e rincuorava nuclei di fanteria che avevano ripiegato e li conduceva su di una nuova linea di combattimento, incitandoli con l'esempio e con la parola a compiere il proprio dovere." Passa poi su domanda come Tenente negli Arditi della 1ª Divisione d'Assalto fino all'Armistizio, mantenendo grado e stato giuridico di ufficiale di artiglieria da montagna. Deceduto a Genova il 28 maggio 1925 per malattia contratta nei disagi della guerra.
A proposito di Ottavio; il suo cappello, o almeno dal fregio ritengo sia il suo, è esposto in una teca presso la sede del gruppo alpini di Vidor, con l'impropria didascalia "cappello di Stefanino Curti". Essendo presente nel giugno 1978 (se ricordo bene il mese?) in occasione delle cerimonie per il 50° di fondazione del gruppo alpini di Vidor, una sorella Curti (come indicato anche nell'articolo su L'ALPINO) giunta appositamente da Genova, fece dono di un cappello alpino come quello del fratello Stefanino, gesto sottolineato da sentiti applausi e commozione. Ad un primo sguardo però notai subito che aveva il fregio dorato di artiglieria da montagna, ma nell'emotività del momento non dissi nulla. Successivamente ed in varie occasioni feci notare che non poteva in nessun modo essere il cappello di Stefanino, perchè era un cappello da sergente artigliere da montagna (e quindi molto probabilmente del fratello Ottavio quando era sergente aspirante ufficiale). Putrroppo ancora oggi è esposto così e nel corso degli anni anche in occasione di mostre, o di corredo fotografico ad articoli biografici su giornali associativi, nonostante ripetute segnalazioni, nessuno vuole ammettere l'ingenuo errore della sorella che sicuramente non conosceva la differenza dei gradi e dei fregi, ma che per noi alpini non è assolutamente ammesso, e si mantiene incomprensibilmente l'errore di un falso storico documentale.

documenti biografici


Il certificato di battesimo compilato (in latino) giovedì 14 novembre 1895 e rilasciatomi in esclusiva per il sito dall'Archivio Diocesano.
(dall'originale conservato in copia nel mio archivio)


Il documento rilasciatomi (con tanto di marca da bollo), dall’Ufficiale d’Anagrafe, dove si attestano
le notizie sul padre Francesco Curti e famiglia nel periodo in cui sono stati cittadini di Imola,
dal 1894 al 1896. Nel 1893 erano solo residenti.
(dall'originale conservato nel mio archivio)


 

libri e libretti dove viene ricordato
presentati in ordine cronologico


Libro scritto nel gennaio del 1920 da Adolfo Bassi per ricordare gli allievi del Liceo Ginnasio
"Andrea D'Oria" di Genova caduti in guerra, editore Stabilimento Tipografico Istituto Sordomuti - Genova.



Libretto scritto dal sacerdote Canonico Dott. Enrico Ravano nel novembre 1920 editore
Scuola Tipografica Artigianelli - Genova, per ricordare i "suoi giovani" parrocchiani caduti in guerra.



Libro scritto da Renzo Boccardi nel 1922, editori Alfieri & Lacroix - Roma.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



Libro scritto dal Colonnello Giuseppe Sticca edito nel 1922, editore E.I.T. Torino.


Libro scritto in prima edizione nel 1923 da Angelo Gatti, editore A. Mondadori - Milano.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



Libro scritto dal Colonnello Errardo di Aichelburg edito nel 1924
da Antonio Savoldi Socità Anonima - Bergamo.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)


Libro edito nel 1924 dal Ministero della Guerra a cura dell'Ufficio Storico
dello Stato Maggiore del Regio Esercito.



Libro edito nel 1925 a cura del Gruppo Medaglie d’Oro d’Italia, Torino.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



Libro pubblicato nel 1930 dal Ministero della Guerra,
editore Istituto Poligrafico dello Stato - Roma.



Libretto edito ad Imola nel 1930 a Cura dell'Istituto del Nastro Azzurro fra i decorati al Valor Militare.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)

Libro curato da V. Turati edito nel 1931 dalla Sezione Ossolana del Club Alpino Italiano.


Libro edito nel 1931 dal Comando del Corpo di Stato Maggiore, Libreria del Littorio - Roma
(in questo libro viene indicato con il nome di battesimo Stefano)


Libretto edito ad Imola nel 1933 a cura dell'Istituto del Nastro Azzurro fra i decorati al Valor Militare.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)

Libretto edito ad Imola nel novembre 1936 a cura delle Associazioni Combattentistiche.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)

Grosso volume edito nel 1954 dall'Istituto del Nastro Azzurro, Roma, con la collaborazione di autori vari (alpini).


Ristampa del novembre 1967, esclusa la copertina, a cura del
gruppo alpini di Imola del libretto originale pubblicato nel novembre 1936, .



Libretto scritto dal Col. Giacomo Caramel nel novembre 1967
edito dalla Casa Editrice I.C. A. - Treviso.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



Due grossi volumi scritti da Giorgio Pisanò e Giambattista Lombi nel 1969, Edizioni FPE - Milano.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)


Tre grossi volumi a cura di Emilio Faldella editi sotto gli auspici dell'A.N.A., Cavallotti Editori 1972
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)


Libro edito ad Imola nel 1973 a cura dell'Istituto del Nastro Azzurro fra i decorati al Valor Militare.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



Libretto curato dal sottoscritto nel novembre 1977 per il gruppo alpini Imola.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



Tre volumi, pubblicati con il patrocinio dell'A.N.A., Edizioni Rizzoli Grafica, Milano 1978
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)


Libro edito a Bologna nel 1983 a cura della Federazione Provinciale
dell'Istituto del Nastro Azzurro fra i decorati al Valor Militare.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



Libro curato dal sottoscritto per la Sezione ANA Bolognese Romagnola
edito a Bologna nel 1997 per i 75 anni di storia della Sezione.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)

Libretto curato dal sottoscritto per la Sezione ANA Bolognese Romagnola edito a Bologna nel 2002.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)


Libro scritto da Dario Bordin e Ezio Tormena, pubblicato nel febbraio 2017 Editore Grafica Antiga,
nella ricorrenza del centenario, ripercorre quell'eroica vicenda del 10 novembre 1917 quando per la
prima volta dopo la disfatta di Caporetto, fu opposta una coraggiosa resistenza.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)


 

articoli tratti dal giornale L'ALPINO
presentati in ordine cronologico


da L'ALPINO del 20 ottobre 1922 (vedi in alto a destra), qui è riprodotto in parte il discorso pronunciato
il 3 settembre alla presenza del Re in occasione del III° Convegno-Congresso ANA che si svolge a Trento
per le celebrazioni nel cinquantenario di fondazione del corpo degli alpini (15 ottobre 1872 n.d.r).



da L'ALPINO del 15 luglio 1929.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO del 1° agosto 1929.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO del 15 agosto 1930.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO del 15 ottobre 1931- vedi in alto a destra.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO del 15 novembre 1931.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)




da L'ALPINO del 15 settembre 1932.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO del 1° dicembre 1932.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO del 1° dicembre 1932.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)
In quel periodo esistevano contemporaneamente ad Imola la
Sottosezione ed il Gruppo alpini. La possibilità di poter intitolarsi
ad un "illustre alpino" era prevista per le Sezioni o Sottosezioni ed
anche per i Gruppi, ed inizia negli anni '30 "suggerita" dal nuovo
"Comandante" nazionale il bolognese Angelo Manaresi.




da L'ALPINO del 1° novembre 1934.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)

da L'ALPINO del 15 novembre 1934.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)


da L'ALPINO del 1° febbraio 1935. In quel periodo esistevano
contemporaneamente ad Imola la Sottosezione ed il Gruppo alpini.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)




da L'ALPINO del 1° febbraio 1936.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO del 1° dicembre 1936 la cronaca della cerimonia svoltasi il 10 novembre.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO di dicembre 1967.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)




da L'ALPINO di settembre 1977.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



da L'ALPINO di maggio 1978 la cronaca del raduno svoltosi sabato 12 e domenica 13 novembre 1977.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)





da L'ALPINO di novembre 1978 la cronaca del raduno.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)
 

riproduzioni di documenti vari
presentati in ordine cronologico


Targa della 221ª compagnia del Battaglione "Val Varaita" ritrovata all'ingresso di una cavernetta ricovero sul Monte Cuestalta nelle
Alpi Carniche dove il Battaglione presidiò le posizioni dal settembre 1915 all'aprile 1917 quando venne destinata, con tutto il Battaglione
ad operare in Val Costeana (Tofane). Ai primi di novembre ne assume il comando il Capitano Stefanino Curti. (foto Marco Pascoli)



MINISTERO DELLA GUERRA - BOLLETTINO UFFICIALE - Dispensa 36ª - 15 maggio 1917 - pagina 3215
Decreto Luogotenenziale 13 maggio 1917 - MEDAGLIA DI BRONZO



...omississ...

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da "il Resto del Carlino" di lunedì 12 novembre 1917

Dalla GAZZETTA di MONDOVI del 19 dicembre 1917, a sinistra è riprodotta la prima pagina e a destra l'articolo (dall'originale g.c.)


Croce in ferro posta sul Col Marcon nel punto dove cadde colpito a morte.



da "il Resto del Carlino" di martedì 7 gennaio 1919
(Curti viene indicato con il nome di battesimo Stefano)

note : non è stato possibile conoscere se vi fossero a Vidor altri alpini bolognesi romagnoli, l'unico
documentato è il romagnolo di Forlì, Guarini Vittorio aspirante ufficiale nel 3° Reparto d'Assalto
del 4° Gruppo Alpino, ferito e decorato di medaglia d'argento al valor militare.



MINISTERO DELLA GUERRA - BOLLETTINO UFFICIALE - Dispensa 74ª - 10 settembre 1920 - pagina 4229


La croce di ferro posta, ed ancora oggi conservata, nel punto esatto dove fu sepolto dagli austriaci.



Ritratto con la tecnica del'incisione, realizzato nel 1922 dal pittore siciliano Modica, che conservo in copia nel mio archivio



Cippo a Col Marcon (Vidor) sul luogo dove cadde, realizzato nel 1925 per interessamento del Comitato di
Torino del Gruppo Medaglie d’Oro ed eretto dall’Ufficio Centrale Cura ed Onoranze Salme Caduti in guerra di Udine
(immagine tratta dal libretto del 1936 STEFANINO CURTI ONORANZE, dall' originale conservato nella mia biblioteca)



Artistico quadro del 1925 realizzato all'indomani dell'inaugurazione del gruppo
avvenuta domenica 23 novembre 1924. La prima fotografia in alto a sinistra
è dedicata nel "ruolo d'onore" alla Medaglia d'Oro Cap. Stefanino Curti.
(il quadro originale è conservato presso la sede del gruppo alpini Imola - mia fotografia)



Pagina tratta dal libro - Militari Caduti nella Guerra Nazionale - pubblicato nel 1930
dal Ministero della Guerra, editore Istituto Poligrafico dello Stato - Roma.



Cartolina edita nel novembre 1931 in occasione dell'inaugurazione del gagliardetto del gruppo alpini "Stefanino Curti" di Vidor
(cartolina in originale conservata presso la sede del gruppo alpini di Vidor)



Manifesto a cura del Comune di Vidor che invita tutti per il 25 ottobre 1931 in
occasione dell'inaugurazione del gagliardetto del gruppo alpini "Stefanino Curti".



Targa marmorea posta martedì 10 novembre 1936 sulla facciata della casa natale
ad Imola in via Emilia al n° civico di oggi 278 (mia fotografia)



Targa marmorea inaugurata domenica 15 novembre 1936 sulla facciata della
Caserma "Stefanino Curti" del Presidio Militare di Imola.
(immagine tratta dal libretto STEFANINO CURTI ONORANZE, dall' originale conservato nella mia biblioteca)



La targa oggi conservata e visibile all'ingresso della biblioteca comunale di Imola (mia fotografia)



Cartolina edita nel novembre 1936



Gagliardetto dell'ottobre 1938 quando la Sottosezione di Imola, a seguito della ulteriore militarizzazione
dell'Ass. Naz. Alpini, in vigore dal 1° settembre, assume la nuova denominazione di "COMPAGNIA VAL SANTERNO".
In quel periodo esistevano ad Imola contemporaneamente la "Compagnia" (ex Sottosezione) ed il "Plotone" (ex Gruppo)
(il gagliardetto originale è conservato presso la sede del gruppo alpini Imola - mia fotografia)



questa notizia da L'ALPINO del 15 settembre 1938 conferma e documenta la data del gagliardetto.
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)



Targa marmorea posta nel cimitero di Vidor nel portico del monumento ossario


Targa marmorea posta nella facciata del Municipio di Vicoforte (Cuneo)
inaugurata nel novembre 1934.


Targa marmorea posta sabato 12 novembre 1977 all'ingresso del "Giardino Stefanino Curti" ad Imola
in occasione dell'inaugurazione (mia fotografia)



Il mio articolo pubblicato sul settimanale sabato sera del 3 novembre 2011 per ricordare
Stefanino Curti, in occasione dell'inaugurazione prevista per il giorno dopo venerdì l 4, del
Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale, traslato dalla piazza e posizionato nel "Giardino Curti".
(dall'originale conservato nella mia biblioteca)


 

per completare le notizie storico-biografiche aggiornale ad oggi 10 novembre 2017, nel centenario esatto della morte, è possibile aprire una ulteriore pagina dove sono
riprodotti in particolare gli articoli pubblicati sul giornale locale IL DIARIO in occasione delle cerimonie commemorative svoltesi ad Imola del novembre 1936.