alpini del territorio bolognese romagnolo

il Sottotenente Ferdori Fabio :
dalla Scuola centrale militare di alpinismo al Seminario al sacerdozio
di Giuseppe Martelli

pubblicato il 1° febbraio 2022

Ancora una volta, dopo la chiusura degli archivi dal marzo 2020 per l'emergenza sanitaria, con la graduale riapertura dal settembre 2021, nei limiti di sole due ore alla settimana attualmente consentite, nel riprendere le ricerche alla riscoperta di interessanti notizie, è emersa dal passato questa particolare figura di ufficiale poi sacerdote poi missionario, del quale ne rinnovo il ricordo rinnovandene la memoria fra gli alpini bolognesi romagnoli “per non dimenticare”.

 

Fabio Ferdori , nasce a Imola, Bologna, il 16 giugno 1921 di Francesco e Iole Baldiserri, residenti in via Emilia n° 83.


il ruolo matricolare ritrovato nel corso delle ricerche

Chiamato alla visita di leva dal Distretto Militare di Ravenna, dal quale dipende il mandamento di Imola, il 29 gennaio 1940 è lasciato in congedo e indicato come professione studente universitario al primo anno di Chimica Industriale, con obbligo di frequentare il corso allievi ufficiali di complemento.

Il 27 febbraio 1941 per rinuncia a ritardare in tempo di pace la presentazione alle armi come studente universitario, presenta domanda quale volontario per reparto combattente e viene assegnato al 5° Rgt. Art. Alpina per essere inviato il 4 marzo al corso preparatorio per allievi ufficiali universitari presso la Scuola Centrale Militare di Alpinismo di Aosta ed assegnato al corso per l'Artiglieria Alpina.
Purtroppo poche settimane dopo insorgono problemi di salute e comincia a manifestarsi una noiosa malattia ed è ricoverato dal 16 marzo presso l'ospedale Mauriziano di Aosta ed il 15 maggio viene inviato il licenza straordinaria di convalescenza di trenta giorni.


recluta alla Scuola di Aosta

Il 16 giugno rientra alla Scuola di Aosta non perfettamente ristabilito e tre giorni dopo viene nuovamente mandato in licenza straordinaria di convalescenza di quindici giorni.

Al termine della licenza non rientra alla Scuola di Aosta ed essendo concluso il corso preparatorio per allievi ufficiali universitari, il Comando della Scuola lo assegna dal 1° luglio in servizio al 1° Rgt. Art. Alpina. Qui, per il suo titolo di studio, frequenta un apposito corso preparatorio al gradi di Sergente.

Promosso Caporale il 1° settembre 1941, viene dichiarato idoneo al corso preparatorio per ufficiali ed il 1° novembre consegue la promozione a Sergente A.U.C. (allievi ufficiali di complemento.

Con il grado di Sergente viene assegnato dal 12 dicembre in servizio al 2° Rgt. Art. Alpina della Divisione "Taurinense" e precisamente alla 30ª batteria del Gruppo "Valcamonica".

Il 12 marzo 1942 viene inviato al corso ufficiali presso la Scuola di Artiglieria di Bra dove, il 15 maggio consegue il grado di allievo ufficiale di complemento ed il 15 luglio al termine del corso è inviato in licenza in attesa della nomina a Sottotenente che deve essere registrata alla Corte dei Conti e pubblicata sul Bollettino Ufficiale.

Il 2 ottobre 1942 viene assegnato al 4° Rgt. Art. Alpina della Divisione "Cuneense" per il servizio di prima nomina con anzianità 15 agosto 1942.

il bollettino della nomina e destinazione del 31 dicembre 1942

 

 

Più volte presenta domanda per raggiungere il reparto che da agosto è stato inviato sul fronte in Russia, ma per il suo precedente ed emerso stato di salute che gli ha impedito di completare il corso alla Scuola Centrale Militare di Alpinismo di Aosta, viene indicato "non adatto alle fatiche di guerra" e destinato al servizio in Patria.

Servizio che si conclude con gli eventi politici dell'8 settembre 1943. Rientra quindi ad Imola e riprende gli studi universitari dove frequenta il IV anno di chimica industriale (durante il servizio militare aveva ottenuto alcune licenze, previste per gli universitari, per sostenere gli esami), ed è iscritto per l'anno accademico 1943-1944.

Il 19 febbraio 1945 lascia la facoltà di Chimica Industriale e si iscrive a Chimica Farmaceutica, laureandosi nel 1947.

Fabio Ferdori, sacerdote e missionario....

Cattolico praticante ed impegnato a livello diocesano, lo vede fra i più assidui frequentatori del Circolo cattolici e nel 1939 viene nominato dal Vescovo, Segretario delle federazione diocesana della gioventù cattolica italiana.

Dopo l'8 settembre del 1943 lasciata la divisa con il "tutti a casa", sente la vocazione per il sacerdozio ed entra in Seminario Diocesano per gli studi teologici. Il 31 maggio 1947 viene ordinato sacerdote, ma "sente" anche che non lo convince il servizio sacerdotale in una qualche parrocchia, infatti affermerà nel corso degli anni -"sento che il Signore mi voleva in terra di missione -". Scopre così la benemerita Unione Medico Missionaria Italiana fondata a Verona da don Giovanni Calabria e vi aderisce ed ottenuto il permesso del Vescovo, nel 1947 si trasferisce a Verona e diviene religioso della Congregazione Calabriana dei Poveri Servi della Divina Provvidenza fondata nel 1932 ed approvata dal Papa nel 1949.

Trasferito a Verona completa gli studi universitari laureandosi in Chimica Farmaceutica e nello stesso giorno della laurea scrive a don Giovanni Calabria che "ora è pronto per iniziare il percorso di religioso, missionario e medico farmacista". Inizia così il generoso impegno come religioso per l'assistenza spirituale in particolare rivolto ai degenti del reparto geriatrico presso l'Ospedale di Negrar, Verona, dove gli è stato chiesto di svolgere la sua missione.

Contemporaneamente si dedica anche allo studio della lingua e cultura indiana per prepararsi alla vocazione di missionario in India.

Essendo laureato in Chimica Farmaceutica svolge anche impegnativi studi ed esperimenti nel laboratorio dell'Ospedale alla ricerca di un "siero miracoloso" contro la lebbra da portare con se nella Missione in India come "dono" per i più poveri e diseredati. Oltre a questo si fa anche promotore nel corso degli anni per la raccolta di farmaci da inviare a seconda delle esigenze e richieste, alle varie missioni della Congregazione presenti in diversi Continenti.

Con il permesso dei suoi Superiori aveva preso contatti con il Vescovo di Lucknow, del distretto di Agra, vicino a Nuova Delhi, per istituire in India, in una delle zone più colpite dalla lebbra, un laboratorio chimico e medico.

Con l'avvicinarsi della partenza per l'India prevista per l'agosto 1959, il suo impegno di studio e sperimentazione in laboratorio si fa sempre più intenso dedicandovi tutte le ore disponibili e libere dalle mansioni di sacerdote.


l'Ospedale di Negrar

i funerali a Imola di don Ferdori

Nella sera di venerdì 22 maggio 1959 dopo la recita del rosario mariano, chiede a due fratelli laici infermieri e ad un paziente, di aiutarlo in laboratorio nella miscelazione di un notevole quantitativo di un "siero miracoloso" contro la lebbra che da mesi sta sperimentando. Durante l'operazione si sprigiona una esalazione di gas venefico e muoiono oltre a don Ferdori uno dei due fratelli laici ed il paziente ricoverato. Il terzo fratello laico rimane gravemente intossicato e nonostante la semincoscienza riesce a raggiungere la soglia d'ingresso dove cade esamine. Verso mezzanotte si risveglia dal torpore e da l'allarme. Sarà il testimone della tragica vicenda. Accorrono alcuni infermieri dell'ospedale, ma per le tremende e pericolose isalazioni nessuno entra in laboratorio e viene richiesto l'intevento dei vigili del fuoco da Verona che riescono a portare all'esterno nel corridoio i corpi esamini ed a risanare l'ambiente.

Dopo le esequie funebri celebrate a Negrar dal Vescovo di Verona che ne elogia e ne porta ad esempio dei confratelli e della comunità la figura di sacerdote e missionario, nel pomeriggio del lunedi la salma di don Ferdori giunge ad Imola accompagnata dalla mamma Iole e dalle due sorelle.

Nella Chiesa dei Servi, la sua parrocchia di nascita, viene celebrato il rito funebre dal Vescovo di Imola Benigno Carrara quindi il corteo funebre accompagna la salma al cimitero del Piratello per la sepoltura.

La notizia della tragica vicenda trova spazio nei principali giornali veronesi ed anche il settimanale imolese "il nuovo Diario" del 30 maggio ne da notizia, oltre ad un articolo dedicato al concittadino definito vittima "della scienza per la carità".