alpini del territorio bolognese romagnolo

il Generale Mario Gariboldi
di Giuseppe Martelli

Sulle riviste, IL NASTRO AZZURRO dell’Istituto del Nastro Azzurro (associazione dei decorati al valor militare) e su L’ALPINO del dicembre 2004, è apparsa la notizia del lutto che ha colpito entrambi le associazioni; il decesso a Modena dove risiedeva, del Generale di Corpo d’Armata Mario Gariboldi. Nella triste occasione è emersa anche l’inaspettata notizia delle sue origini bolognesi. Abbiamo sentito subito il dovere di proporre e ricordarne la bella figura che entra, con nostro orgoglio, fra i grandi e degni Alpini nati nel territorio bolognese romagnolo.

Mario Gariboldi era nato il 28 febbraio 1920 a Bologna, figlio del Colonnello Italo Gariboldi (1) in servizio di Stato Maggiore al 6° Corpo d’Armata con sede nella città e di Maria Fagnocchi, romagnola di Ravenna. Nel 1921 si trasferisce con la famiglia prima a Trieste dove rimane sette anni, poi in altre città, seguendo le varie assegnazioni di servizio del padre, ed infine a Modena. Qui stringe amicizia con due ragazzetti della sua età dei quali frequenta anche la famiglia e la sorella minore Maria Teresa da tutti conosciuta e chiamata ancora oggi come Marisa. Con gli anni l’amicizia con Marisa si trasforma in simpatia ed infine unisce i due ragazzi in una promessa di matrimonio.

Incline come il padre alla vita militare, nel 1939 entra all’Accademia Militare di Modena completando il corso nel maggio 1941 con la nomina a Sottotenente ed assegnato in servizio di prima nomina al battaglione “Edolo” del 5° reggimento alpini, Divisione “Tridentina”. L’Italia dal giugno 1940 è già in guerra e con l’approntamento della Divisione per essere inviata sul fronte russo, gli viene assegnato l’incarico di ufficiale comandante di plotone addetto ai collegamenti con il comando reggimento, ed il 20 luglio 1942 dalla stazione di Rivoli Torinese parte con la tradotta. Dopo dieci giorni di viaggio, il 31 luglio arriva a Gorlowka nel bacino del Donez. Il primo dispiegamento è a Iagodny sul basso Don, poi da novembre tra Berogoy e Bassonka sul medio Don. Con le note vicende conseguenti il poderoso attacco dei russi che coinvolgono anche il Corpo d’Armata Alpino nel gennaio 1943, il giorno 17 inizia il tragico ripiegamento. Lui, figlio del Generale Italo Gariboldi Comandante dell’Armata Italiana, avrebbe potuto sottrarsi alle vicende ed ai rischi che lo attendevano, ma come poi testimoniato da chi gli era vicino, “…se l’avesse chiesto e certamente ottenuto, se ne sarebbe vergognato per tutta la vita. Senza esitare lo vidi infilarsi alcune bombe a mano negli stivali e partire alla testa del plotone per affrontare la ritirata…”. Affronta per dieci giorni lunghe marce e sanguinosi combattimenti ad Opyt, a Postojali e quello epico di Nikolajewka del 26 gennaio 1943 che rompe definitivamente il temuto accerchiamento ed apre la speranza di salvezza.

 

Ritratto a fine gennaio 1943 alcuni giorni dopo la battaglia di Nikolajewka.

Per il suo comportamento nel periodo settembre-dicembre 1942 come recita la motivazione “…noncurante dei gravi rischi sotto il fuoco nemico, spingendosi talvolta oltre le posizioni avanzate e sostenuto vittoriosamente scontri con pattuglioni nemici, riusciva in ogni contingenza ad assolvere il difficilissimo compito…” viene promosso al grado di Tenente per Merito di Guerra, quindi all’indomani della battaglia di Nikolajewka, insignito della medaglia d’argento al valor militare “sul campo” con la seguente motivazione:

Ufficiale ai collegamenti di un Comando di Reggimento alpino, avendo la compagnia comando reggimentale subito in attacco notevoli perdite, raccoglieva i superstiti e li portava arditamente all’assalto penetrando nel sistema difensivo del nemico, costringendolo a ripiegare”.

Milano 7 aprile 1943. Sfila la Bandiera del 5° alpini accompagnata dal comandante Col. Giuseppe Adami. Alfiere è il Tenente Mario Gariboldi.

Alcuni giorni dopo incontra il Generale comandante dell’Armata italiana, suo padre Italo Gariboldi, ed è rimasto storico l’episodio del “rispettoso” saluto militare da parte del Tenente verso il proprio Generale. Dopo altri quattrocento chilometri di marcia finalmente arriva a Gomel in Ucraina da dove ai primi di marzo sale sulla tradotta che lo riporta in Italia.

Al termine del periodo contumaciale e della meritata licenza, rientra in servizio a Fortezza dove viene colto dall’armistizio dell’8 settembre 1943. Catturato dai tedeschi viene internato nei campi di prigionia in Polonia e in Germania. Liberato con la conclusione della guerra, riprende servizio nel novembre 1945 nel Reggimento Speciale del Gruppo di Combattimento “Legnano” costituito dai Btg. alpini “Piemonte” e “L’Aquila”. Con la promozione a capitano, dal 1946 al 1950 gli viene affidato il comando della 6ª compagnia mortai del 6° Rgt. alpini, quindi inviato ai corsi della Scuola di Guerra. Nel 1947 può finalmente sposare, con cerimonia che si svolge a Modena, la “sua” Marisa.

Promosso Maggiore, dal 1952 al 1957 presta servizio nello Stato Maggiore Esercito-Addestramento e con la promozione a Tenente Colonnello, nel biennio 1957-1958 ha il comando del battaglione alpini “Gemona”. Concluso il periodo di comando viene nominato Capo di Stato Maggiore della Brigata Alpina “Orobica” quindi, con la promozione a Colonnello, gli viene affidato l’alto incarico di Addetto Militare a Bonn. Nel 1969 è richiamato in patria per assumere il comando del 5° Rgt. Alpini. Promosso Generale, nel biennio 1972-1973 è comandante della Brigata Alpina “Julia” (2) quindi è chiamato a delicati incarichi nello Stato Maggiore Esercito. Con il grado di Generale di Divisione, dal 1976 al 1978 ha l’onore di essere nominato vice comandante del 4° Corpo d’Armata Alpino. Promosso Generale di Corpo d’Armata, assume nel periodo 1978-1980, il comando delle Regione Militare Nord-Est e dal 1980 al 1983 gli viene nuovamente affidato un delicato e prestigioso incarico, quello di Sottocapo di Stato Maggiore al Comando europeo della Nato.

 

Portomaggiore, Ferrara, 14 novembre 1999. Oratore ufficiale nella cerimonia di inaugurazione del Parco pubblico dedicato alla memoria
del concittadino Col. Giuseppe Molinari, Capo di Stato Maggiore della Divisione Alpina “Julia”, caduto in Russia.

Il 1° marzo 1983 lascia l’Esercito e ritorna definitivamente a Modena, dove ha mantenuto la residenza, ed entra a “tempo pieno” nella locale Sezione dell’Associazione Nazionale Alpini impegnandosi in particolare a creare, addestrare e rendere operativo il volontariato di Protezione Civile della Sezione che affronterà poi con impegno e disponibilità le emergenze in Valtellina, Armenia, Alessandria, Alto Tanaro, ecc.

Per la sua grande disponibilità ma anche per la coinvolgente efficacia oratoria, non disdegna i numerosissimi inviti a presiedere manifestazioni e cerimonie commemorative nelle quali a lui è riservata l’allocuzione ufficiale.

Attualmente ricopriva anche il significativo incarico di Vice Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro.

Deceduto a Modena il 16 novembre 2004, dopo le solenni ed affettuose esequie di saluto delle autorità ed alpini, della moglie Marisa e dei figli Vittorio e Marco, entrambi ufficiali degli alpini ma solo come servizio militare di leva, ora il Generale di Corpo d’Armata Mario Gariboldi riposa nella tomba di famiglia a Lodi.

 


 

(1) Il Generale d’Armata Italo Gariboldi era nato a Lodi (provincia di Milano) il 20 aprile 1879. Entrato in Accademia e nominato Sottotenente di fanteria a vent’anni, partecipò successivamente come Tenente alla campagna di Libia (1911-13) quindi nel 28° Reggimento Fanteria di stanza a Ravenna dove conosce la futura moglie Maria Fagnocchi. Prese parte poi quale Ufficiale di Stato Maggiore alla guerra 1915-18 nel corso della quale fu promosso per due volte al grado superiore per meriti di guerra e decorato di una medaglia d’argento. Al termine della guerra con il grado di Colonnello fu capo di Stato Maggiore in servizio nel 6° Corpo d’Armata di Bologna poi della 45ª e 77ª Divisione di Fanteria. Promosso Generale di Brigata comandò l’Accademia Militare di Modena quindi, promosso Generale di Divisione nel 1934, gli fu affidato il comando della scuola di applicazione di Parma. Al comando della Divisione “Sabauda” prese parte nel 1936 alla guerra coloniale etiopica quindi ricoprì la carica di Governatore di Adis Abeba e quella di capo di Stato Maggiore dell’Africa Orientale. Nel 1940-1941, con il grado di Generale di Corpo d’Armata, ricoprì le cariche di Governatore della Libia e comandante superiore delle Forze Armate in Africa nel periodo marzo-luglio 1941. Rientrato in patria gli venne affidato nel 1942 il comando dell’Armata Italiana in Russia fino al drammatico ripiegamento e rientro in Italia. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu arrestato dai tedeschi, processato e condannato a 10 anni di prigione. Liberato con la conclusione della guerra lasciò l’Esercito e si ritirò a vita privata. Morì a Roma il 9 febbraio 1970 e venne sepolto nella tomba di famiglia a Lecco.

(2) Nel periodo di comando della Brigata Alpina “Julia” aveva quale Capo di Stato Maggiore il ferrarese Ten. Col. Pier Luigi Cavallari.

Note: La segnalazione delle origini bolognesi è pervenuta dal dott. Mario Gallotta del Gruppo Alpini di Ferrara.

Ringrazio il Gen. Francesco Fregni, Vice Presidente della Sezione A.N.A. di Modena, per avermi con solerte e prezioso aiuto, reso possibile i contatti con la Signora Marisa.

Alla Signora Marisa il mio più sincero ed affettuoso ringraziamento per la disponibilità nell’offrirmi tutto l’aiuto per redigere questo ricordo biografico del marito.