storia del territorio bolognese romagnolo

UN REPARTO ALPINO COSTITUITO NEL NOSTRO TERRITORIO

il IX Battaglione Misto Genio per Corpo d’Armata Alpino
di Giuseppe Martelli

 

Il fregio del IX Btg. Misto Genio in un artistico disegno realizzato da Paolo Caccia Dominioni.
E’ l’unica Unità organica alpina costituita nella nostra regione. Il primo nucleo nasce nel novembre 1939 a Vergato, nell’Appennino bolognese, ed è costituito da due ufficiali che raccolgono i primi contingenti di reclute e richiamati inviati a questo nuovo reparto alpino dal 6° Reggimento Genio di Bologna. Vengono costituite la compagnia telegrafisti e la compagnia marconisti. Nella primavera del 1940, completati gli organici con una terza compagnia, il battaglione riceve l’ordine di mobilitazione con destinazione Ivrea. A giugno, con l’entrata in guerra dell’Italia, viene inviato sul fronte francese ed opera nella zona del Piccolo S. Bernardo. Pur nella brevità del conflitto, numerose sono le decorazioni al valore militare meritate dai suoi genieri alpini.

Giugno 1940, fronte francese – Il geniere caporal maggiore Bruto Maranini di Ferrara, a destra, in forza al IX Btg. misto genio, scherza con un commilitone che indossa come trofeo un berretto francese. Fotografia concessa dal figlio Paolo, rintracciato dal socio Mario Gallotta.

In luglio concluso l’impiego bellico, il battaglione viene inviato a Merano, quindi, in stato di smobilitazione, al deposito del 6° Reggimento Genio di Bologna. Nell’ottobre giunge l’ordine di un nuovo approntamento direttamente dal Corpo d’Armata Alpino (che ha assunto la denominazione di XXVI Corpo d’Armata) al comando del generale Gabriele Nasci, che ha personalmente richiesto l’assegnazione del IX battaglione misto genio al Corpo d’Armata. Ai primi di novembre il battaglione sbarca a Durazzo in Albania. Le singole compagnie e plotoni operano sul fronte greco-albanese per assicurare i collegamenti fra i vari comandi e reparti combattenti, trovandosi spesso in prima linea.

 

Fonte greco-albanese. Genieri alpini in azione per assicurare i collegamenti fra i reparti

Un lavoro faticoso ed impegnativo per le difficili condizioni ambientali, gli spostamenti del fronte, i numerosi atti di sabotaggio che richiedono la snervante ricerca delle interruzioni, gli inesistenti turni di riposo. Alla fine di aprile del 1941 la Grecia firma l’armistizio ed il battaglione rientra in Italia con 34 croci di guerra al valore militare assegnate ai suoi genieri alpini. Ai primi di settembre viene distaccato e raggiunge Vallecrosia, Imperia, per essere assegnato al XV Corpo d’Armata, cui compete la difesa delle coste liguri. Con la ricostituzione del Corpo d’Armata Alpino destinato al fronte russo, il 10 maggio 1942 rientra alle sue dipendenze. Rafforzato nell’organico e nell’equipaggiamento, il 18 luglio parte da Bolzano. Da metà settembre le truppe alpine sono attestate sul fiume Don e le compagnie telegrafisti e marconisti si frazionano in ridotti nuclei per assicurare l’efficienza dei collegamenti tra il Comando del Corpo d’Armata a Rossosch e i reparti in linea. Nel gennaio 1943 con il ripiegamento senza preavviso di un corpo d’armata tedesco, sulla destra, ed il cedimento a sinistra di un corpo d’armata ungherese, gli alpini sono praticamente accerchiati.


Fronte Russo. Genieri alpini provvedono a stendere cavi telefonici per cercare di non far perderei contatti fra i reparti durante il tragico ripiegamento.

Il resto è storia, dramma collettivo ed individuale che si consuma dal 15 al 26 gennaio, quando le “gavette di ghiaccio”, alpini in testa, riescono a rompere l’accerchiamento russo con l’ultima drammatica battaglia di Nikolajewka. Il pochi superstiti del IX battaglione misto genio giungono il 10 febbraio Romnj, dopo aver percorso sempre a piedi 670 chilometri. Gli uomini salgono finalmente su un treno merci per raggiungere Gomel da dove rientrano in Italia. Al termine delle prescritte licenze, inizia la dolorosa reintegrazione degli organici. Tre treni sono occorsi per l’andata, pochi vagoni per il rientro. Il completamento operativo si svolge a Bologna presso il 6° Reggimento Genio, poi da agosto presso l’XI Reggimento Genio di Udine al quale è assegnato. Nel pomeriggio del 12 settembre 1943 viene chiamata un’improvvisa adunata generale nel cortile della caserma. Quando tutto il reparto è schierato, entra dal portone principale un carrarmato tedesco; il comandante del presidio consegna tutti come prigionieri al comandante tedesco.

 

Il IX Battaglione Misto Genio per Corpo d’Armata Alpino non esiste più.

 

 

Oggi questa Unità si è idealmente ricostituita con i superstiti, reduci dalle prigionie in Russia e Germania, e rivive nella grande famiglia dell’Associazione Nazionale Alpini. Da molti anni puntualmente si ritrovano a Vergato dove è stato realizzato un monumento con una lapide che ricorda il luogo di costituzione e partenza per i vari fronti.

 

Uno dei periodici incontri a Vergato dei reduci del IX battaglione misto genio per Corpo d’Armata Alpino.


tratto dal mio libro “GLI ALPINI DELLA BOLOGNESE ROMAGNOLA   1922 – 1997 : 75 anni di storia”, CIVITAS s.r.l. Bologna.