la sezione A.N.A. bolognese romagnola

Inaugurazione del gagliardetto della sezione Bolognese-Romagnola

da L’ALPINO del 1° gennaio 1924 *

Fra tutti i reduci della guerra, sono senza dubbio gli alpini quelli che più vivo e cordiale mantengono lo spirito di fraterna solidarietà nato e cementato nelle aspre vicende belliche.
E’ un merito che va loro riconosciuto senza riserve e che torna ad altissimo onore delle fiamme verdi!
Ne abbiamo avuto una conferma nella simpaticissima riunione che ha avuto luogo domenica 16 dicembre nella nostra città e che ha dato occasione agli scarponi di Bologna e di Romagna di rinnovare il patto di devozione alla Patria, celebrando in una forma ben diversa da quelle delle stereotipe cerimonie di ogni giorno, la memoria sacra degli alpini caduti della nostra Provincia.
La consegna del gagliardetto, offerto agli alpini da un gruppo di gentili signore, ha avuto luogo nella mattina, in una sala dell’Archiginnasio, alla presenza di numerose rappresentanze venute anche da altre città d’Italia e delle famiglie di alpini caduti in guerra. Fra gli intervenuti abbiamo notato: il colonnello Rossi in rappresentanza di S.E. il generale Sani, la signora Ida Ovilio per l’Associazione “Donne dei Combattenti”, le signore Torchi, Bordoli, Carpi e Andreini per l’Associazione Madri e Vedove dei Caduti, il cap. Casoni per l’Associazione dei Combattenti, l’on. Loero, le signore Zanichelli, Berti, Jacchia, Coli, Rossi, Barzaghi, Bassi, Berti Ceroni, Genesini, Stagni, Sinigaglia, Manaresi, Vita, Melloni e molte altre.
Numerosissimi gli ex alpini bolognesi, in borghese con cappello alpino e fra questi il cap. Seracchioli presidente della locale Sezione, l’avv. Cap. Claudio Sinigaglia, l’on. Dino Grandi, l’on. Manaresi, il Dott. Roversi, assessore anziano del comune, il Pretore avv. Musso, il Dott. Palmieri, il Dott. Bognetti, l’avv. Berti, l’avv. Jacchia, il rag. Barzaghi, l’avv. Righini, ecc. ecc. La Sezione Alpini di Vicenza era rappresentata dal Presidente avv. Teso, dal vice presidente cap. Montagna e da vari altri soci. Rappresentate erano anche le Sezioni di Belluno, di Gorizia, di Parma e di Torino. La Sede Centrale aveva aderito telegraficamente. Dopo un breve ringraziamento ai convenuti, pronunciato dal Presidente della Sezione, la Madre dell’Eroico Caduto sottotenente Sala, decorato di medaglia d’oro, ha presentato il gagliardetto all’alfiere con queste semplici e commoventi parole:
Alpini di Bologna e di Romagna! Con vivissimo orgoglio e con commozione profonda vi porgo il gagliardetto della vostra Sezione. Avete voluto che l’offerta vi fosse recata dalla mamma di un vostro compagno caduto per sentir consacrata, in questo semplice rito, l’intima comunione di spirito che vi lega ai fratelli morti per l’ideale di Patria.
Accettatelo dunque in nome dei compagni che, con la vita, suggellarono il diritto di libertà e di grandezza dell’Italia; in nome di tutte le mamme che, nel loro strazio insanabile, ad essa offrirono il più sacro tributo d’amore.
V’accompagni esso sempre, nella diuturna fatica delle opere della pace, simbolo di immutabile virtù alpina e di rinnovato fecondo lavoro”.
Terminati gli applausi che hanno salutato le nobili espressioni della signora Sala, ha preso la parola Paolo Monelli, il quale ha rievocato con molta verve la vita di guerra degli alpini, sfrondandola di ogni contorno retorico e svelando l’anima buona e semplice dei nostri scarponi, che vanno alteri di essere “i muli del governo”.
Non è possibile riassumere il discorso brillantissimo di Monelli; diciamo soltanto che egli non poteva meglio assolvere il compito che si era assunto di parlare da alpino agli alpini, lasciando da parte i vieti luoghi comuni, dicendo delle verità che di solito nessuno ha il coraggio di dire, e andando diritto al cuore.
La fine del suo dire, che è una rinnovata promessa di fedele devozione alla Patria, è salutata da un applauso entusiastico.
Terminata la cerimonia dell’Archiginnasio, gli alpini sono usciti in massa cantando i loro inni e prendendo d’assalto le numerose automobili pronte per trasportarli a Paderno, dove – fra la più schietta allegria – hanno consumato il rancio speciale per loro apprestato col sacrificio di due magnifici esemplari di razza suina e di un discreto numero di damigiane.
Per una buona ora e mezza la celebre trattoria di Noè ha risuonato delle nostre belle canzoni di montagna, cantate in coro da alpini bolognesi, romagnoli, parmensi, vicentini e piemontesi.
Poco dopo la fine del rancio speciale sono giunti a Paderno i giovani del Corso Premilitare Alpino: e con essi tutti i convenuti, non esclusa una speciale corvéé per il vino, sono saliti alla vetta di Monte Paderno dove ha avuto luogo la consegna del gagliardetto alle giovani reclute scarpone.
Nello sfondo suggestivo delle nostre belle colline, illuminate dal sole occiduo e davanti al plotone militarmente schierato agli ordini del benemerito istruttore tenente Pincella, la signorina Boiardi con appropriate parole, ha consegnato all’alfiere dei premilitari il verde stendardo: e a lei ha fatto seguito il dottor Roversi, già ufficiale medico alpino in guerra, spiegando ai giovani l’alto significato della cerimonia e incitandoli a perseverare con costanza nell’amore della Patria e della montagna che li accomuna agli anziani combattenti, a nome dei quali si disse lieto di parlare.
Replicati scroscianti applausi hanno salutato la chiusa dell’ispirato discorso dell’amico Roversi, indi i partecipanti al convegno ed i premilitari sono scesi di nuovo a Paterno e di qui, in camions, sono ritornati in città.
Alle 18 tutti gli alpini si sono ritrovati alla Sede del Club Alpino, la cui Sezione locale ha voluto con squisito sentimento di fratellanza, offrire un vermouth d’onore.
Alla sera, fra nuovi canti e in mezzo al più vivo entusiasmo gli alpini – nuovamente riuniti al Teatro della Casa del Soldato – hanno assistito alla rappresentazione della splendida film “La guerra sull’Adamello”, rievocazione storica della guerra d’alta montagna.
Da ultimo, al Restaurant delle Due Torri, la tradizionale bicchierata di addio ha segnato la fine del riuscitissimo convegno, lasciando in tutti il desiderio che sifatte manifestazioni abbiano a ripetersi spesso per dare agli alpini della nostra regione più frequenti occasioni di rivivere insieme le ore liete del tempo passato e di rinsaldare sempre più fra di loro l’antico vincolo di fraternità scarpona, che gli amici Vicentini, stati fraternamente accompagnati alla stazione con mezzi di soccorso molto opportuni in quel momento, hanno per primi, apprezzato in tutto il suo valore.

 

 

 

 

 

La prima cartolina postale edita nel 1924 dalla Sezione che riproduce il “Gagliardetto” storico inaugurato domenica 16 dicembre 1923.

* questo articolo, che non porta la firma dell’autore, è pubblicato (solo il testo) su L’ALPINO del 1° gennaio 1924

Note: L’Associazione Nazionale Alpini dall’atto di costituzione nel luglio 1919 e nei primi anni di vita aveva quale emblema associativo la Bandiera nazionale su asta sormontata da un nastro blu sul quale era ricamato a caratteri oro il nome dell’Associazione. La Bandiera verrà poi sostituita nel 1929 dal Labaro nazionale. Le Sezioni avevano come emblema il “Gagliardetto” di forma rettangolare o triangolare che, regolamentato ed uniformato nel 1946 sul modello del Labaro nazionale, assumerà la denominazione di “Vessillo” sezionale. I Gruppi hanno sempre avuto come emblema il classico Gagliardetto triangolare, denominato nel periodo degli anni 20/40 anche “Fiamma”.