altre notizie sugli alpini bolognesi romagnoli

i rifugi intitolati ai nostri alpini
di Giuseppe Martelli
Forse non tutti sanno che fra i numerosissimi rifugi di montagna, ve ne sono alcuni dedicati ad alpini del nostro territorio. Quindi anche fra i Bolognesi Romagnoli vi sono state figure che hanno meritato l’intitolazione di rifugi in alta montagna che ritengo giusto ricordarle, in onore al nostro motto “per non dimenticare”.
 
IL RIFUGIO “MARIO JACCHIA”
chi era Mario Jacchia?

Il giovanissimo volontario
Mario Jacchia

Mario Jacchia nasce a Bologna il 2 gennaio 1896 da genitori di origine triestina, espulsi anni prima dal governo austriaco per la loro attività irredentista. Con l’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1915, lascia gli studi universitari nella facoltà di Giurisprudenza per arruolarsi volontario. Per il suo titolo di studio viene inviato al corso ufficiali presso la Scuola Militare di Modena ed al termine del corso con la nomina di aspirante ufficiale viene assegnato su sua domanda al 6° Reggimento Alpini battaglione “Monte Berico”. Gia nel giugno 1916 gli vengono conferite una croce di guerra ed una medaglia d’argento al valore militare. Promosso Tenente nell’aprile 1917, merita in agosto la medaglia di bronzo ed in ottobre un’altra medaglia d’argento. Sul finire dell’anno rimane ferito in una azione in Val Grande e, dopo alcuni mesi di ospedale, rientra in servizio come aiutante maggiore del battaglione fino alla conclusione della guerra. Rientrato a Bologna conclude gli studi e diviene ben presto un affermato avvocato condividendo lo studio con il padre in Via d’Azeglio 58, dove risiede ed era nato. Nell’estate 1921 è fra i promotori del comitato per la costituzione a Bologna di una Sezione alpini dell’ANA. Ovviamente presente la sera del 18 novembre 1922 all’assemblea costitutiva, è lui a redigere il verbale e viene eletto consigliere effettivo. La sua presenza nel consiglio si conclude quando, lui amante della libertà per la quale a 18 anni era partito volontario, non si riconosce con la nuova ideologia imposta dal Regime. Pur mantenendo i contatti con i vecchi amici, la partecipazione attiva alla vita associativa si dirada. Promosso Capitano nel 1930, alcuni anni dopo per le sopravvenute leggi razziali gli è negato il richiamo per l’avanzamento di grado, il divieto di rivestire l’uniforme ed esonerato dal servizio militare, in quanto ritenuto erroneamente di razza ebrea, poi riabilitato. Sempre più vicino ai movimenti antifascisti, con l’armistizio dell’8 settembre 1943 entra nel Comitato di Liberazione Nazionale. Con il nome di battaglia “Rossini” è ispettore, quindi comandante delle formazioni militari del Nord Emilia. Il 2 agosto 1944 mentre a Parma presiede una riunione, al sopraggiungere della polizia riesce a far fuggire i suoi collaboratori, ma attardandosi per distruggere il materiale compromettente, viene catturato. Consegnato ai tedeschi subisce lunghi giorni di torture e sevizie affrontate con fierezza e coraggio fino a quando dal 20 agosto non si hanno più sue notizie. Alla memoria viene decretata la medaglia d’oro al valore militare. A Lui sono intitolate la Piazza all’interno dei Giardini Margherita in Bologna ed una via alla Croce di Casalecchio. Sono inoltre dedicate delle lapidi nella casa natale, alla Corte d’Appello del Tribunale e nella chiesa di Santo Stefano.

Questa inedita fotografia è stata scattata ad Imola il 23 novembre 1930, dove gli amici più cari sono stati invitati per festeggiare l’avanzamento al grado di maggiore del socio fondatore e consigliere sezionale Gualtiero Alvisi. Fra i convenuti si riconosce, il primo a destra, Mario Jacchia.

Pur dissociandosi dall’ideologia che ha imbrigliato l’Associazione, la sua presenza testimonia che “l’amicizia alpina” era al di sopra di tutto.

Il Rifugio
Nel 1961 per iniziativa della figlia Adriana, anche lei pur giovanissima impegnata nella lotta partigiana, alla quale il babbo ha trasmesso la grande passione per la montagna, nasce l’idea del Rifugio Bivacco. Acquistato tutto l’occorrente ed individuata la località su l’Aeguille de l’Aveque, nel Gruppo Gran Jorasse in Val d’Aosta, tutta la famiglia nel mese di agosto si trasferisce lassù. Presi contatti con la Scuola Militare Alpina di Aosta, il comandante offre piena collaborazione mettendo a disposizione gli alpini necessari per il trasporto del materiale alla quota di 3.264 metri e lasciando alcuni uomini lassù per diversi giorni con il compito di aiutare nell’opera di montaggio della struttura. La suggestiva “cerimonia” di inaugurazione avviene il 20 agosto. Sull’esterno del bivacco vengono fissati sul ghiaccio gli emblemi propri degli Alpini; una piccozza ed i ramponi. Con loro un libro che raccoglie a ricordo le firme dei presenti ed una targa dove è inciso

in memoria di Mario Jacchia, uomo libero, morto per la libertà”.

Il Rifugio Bivacco Mario Jacchia.

I simboli fissati sul ghiaccio nei pressi del Rifugio Bivacco Mario Jacchia