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14 APRILE 1945......Un alpino tra i primi liberatori di Imola
di Franco Merlini*

 

Un'incontro casuale in una località di villeggiatura, uno scambio di battute sui rispettivi luoghi d'origine e la frase: "ah Imola! Ricordo di esserci passato nell'aprile del '45 nel giorno della sua liberazione".
Ciò è stato sufficente per focalizzare sull'argomento la conversazione. Immaginavo che la presenza a Imola dell'anziano signore che avevo di fronte fosse stata marginale, mischiata tra la massa di militari in transito; ma quando egli mi specificò che si trovava a bordo della prima camionetta che era entrata in città all'imbrunire del 14 aprile '45 la mia semplice curiosità si trasformò in una ferma determinazione di documentare questo episodio come testimonianza storica importante.


La foto, conservata nell'archivio del CIDRA, ritrae alcuni
soldati del Gruppo di Combattimento "Friuli". Tra questi,
in secondo piano sulla destra, il tenente Levi col cappello alpino.
In occasione del nostro incontro, il professore Levi mi raccontò
di avere conservato per tutta la campagna il suo cappello con
la penna nera portato fieramente sulla divisa di foggia inglese
che i nostri soldati avevano durante la guerra di Liberazione.
La scoperta di questa foto (sconosciuta all'interessato), conferma
questo particolare curioso ma estremamente significativo di quanto
l'attaccamento al corpo fosse vivo ed avesse il sopravvento sul
tentativo, da parte degli Alleati, di annullare ogni riferimento al
passato. (didascalia originale pubblicata con l'articolo)

Mario Attilio Levi (1) non ha bisogno di presentazioni e certamente non passerà alla storia solo per aver liberato Imola, ha meriti ben più grandi che lo collocano a livello internazionale come uno dei massimi studiosi di storia greco romana disciplina che ha insegnato all'Università di Milano di cui è professore emerito, nonchè socio nazionale dell'Accademia dei Lincei. La sua biografia è tanto ampia che riempirebbe lo scaffale di una libreria. E' piemontese ed ha 91 anni (2) che porta benissimo con uno spirito ed una vitalità del tutto invidiabili. Alla fine degli anni '30, già assistente universitario, aveva ricoperto incarichi importanti come giornalista in varie testate come il "Resto del Carlino" di Bologna e la "Stampa" di Torino della quale era stato proposto come direttore in sostituzione di Curzio Malaparte; ma poi aveva optato per la carriera universitaria.
Allo scoppio della guerra era stato richiamato, col grado di tenente, nel 3° Reggimento Alpini Battaglione "Pinerolo". Verrà insignito di medaglia d'argento al v.m. per azioni svolte nei giorni immediatamente successivi all'8 settembre quando partecipò alla difesa di Roma. Alla fine del '43 entrerà a far parte del nuovo esercito italiano e dopo un breve addestramento nel Sannio, sarà operativo nell'agosto del '44 dopo la liberazione della Toscana. Fu aggregato al Gruppo di Combattimento "Friuli" ove svolse l'incarico di ufficiale di collegamento nell'ambito del X° Corpo britannico dell'VIII Armata; ruolo che mantenne per tutta la campagna da Rimini al Brennero.

 



13 aprile 1945 - Carri armati alleati scendono per attraversare il
fiume Santerno alla periferia di Imola. (7)

 

Il X° corpo d'armata era composto da due battaglioni inglesi, da un reggimento ebraico (che però non parteciperà all'offensiva di primavera), dalla 5^ divisione polacca "Kresowa" e dai due gruppi di combattimento italiani: il "Folgore" e il "Friuli". Durante il periodo invernale, tra il '44 e il '45, gli italiani del "Friuli" furono acquartierati a Forlì e da lì, seguendo la ritirata tedesca, senza impegnare direttamente il nemico, lungo la direttrice della via Emilia.
Sul Senio il reparto del Tenente Levi occupava una posizione di fronte a Riolo (3), quindi all'ala sud dello schieramento tenuto dal X° corpo, in un punto che vedeva opposti i paracadutisti di un battaglione tedesco della 4^ divisione "Hermann Goring". Su questo punto il fronte, come sull'intera linea, i tedeschi erano quasi completamente inattivi e l'impegno degli alleati si limitava ad azioni di artiglieria ed attività di pattuglia. L'esercito tedesco appariva ormai privo di ogni capacità strategica ed anche dal punto di vista tattico il comando appariva ormai svompaginato con una truppa allo stremo con scarsezza di cibo e di munizioni. Di fronte alle linee alleate, oltre al Senio, di notte si udiva distinto il cicgolio di una carro teainato dai buoi, unico mezzo di trasporto in grado di assicurare i rifornimenti al nrmico. Il morale degli italiani era eccellente e la truppa amava ripetere un detto: "dura guerra che io resisto!". Un augurio che aveva avuto senza dubbio una ragione visto che il gruppo di combattimento "Friuli" ebbe oltre novecento perdite tra morti (242), feriti (657 tra cui lo stesso Levi) e dispersi (61) durante l'intera guerra di liberazione. Nei solo due giorni che precedettero la liberazione di Imola con lo sgondamento del fronte sul senio il 10 aprile le perdite furono di 84 morti, 219 feriti e 15 dispersi.
Quando gli alti comandi alleati decisero che il fronte italiano poteva finalmente muoversi, lo "sfondamento" della linea sul Senio fu questione di ore. Anche se poi la cauta avanzata su Imila impegnerà quattro giorni (dall'11 al 14 aprile).


Soldati italiani del Gruppo di combattimento "Friuli"
in transito verso Imola in un momento di sosta a
Galisterna di Riolo Terme.
Da notare che sono equipaggiati con divisa
ed armi dell'esercito Inglese. (7)

Nel pomeriggio del 14 aprile il reparto del tenente Levi si veniva a trovare a ridosso dei sobborghi sud-orientali di Imola. Evidentemente occupando l'estremo lato destro dello schieramento italiano tra la via Emilia e le Acque Minerali (4), a contatto coi polacchi che erano invece attestati a nord della via Emilia tra questa e San Prospero. Un reparto di 50-60 italiani del "Friuli" attraversò il Santerno (5) forse tra il ponte nuovo e il ponte vecchio (entrambi distrutti) con l'intento di occupare gli incroci principali della città. Due camionette si staccarono dal gruppo e si diressero verso il centro di Imola forse seguendo la via emilia da porta dei Servi. Era all'imbrunire tra le ore 17 e le 18. Un mezzo era inglese ed uno occupato da un ufficiale, l'autista e un mitragliere, l'altro era italiano ed aveva a bordo l'autista, due mitraglieri e due ufficiali: un tenente colonnello e il tenente Levi. I due mezzi attraversarono la città completamente deserta.
Alla domanda sulla presenza di forze partigiane in città ad accogliere i primi "liberatori" la risposta da parte del professore Levi è stata decisa e spicciativa "i partigiani non diedero nessun aiuto"..." d'altronde non c'erano mezzi per distinguere i partigiani da eventuali fascisti o franchi tiratori"..."non c'erano accordi o contatti tra il nostro comando e le forze partigiane e il primo compito che si profilava ogni qual volta una città veniva "liberata" era l'immediato e sistematico disarmo delle formazioni partigiane"... Il comando alleato aveva predisposto manifesti prestampati in cui era lasciato in bianco il nome della località ed il testo ordinama l'immediata consegna delle armi".
Affermazioni che faranno certamente discutere a che apriranno non poche polemiche.
E l'accoglienza della popolazione? "fu gelida. I primi borghesi che incontrammo guardando le nostre stellette ci domandavano stupìti - ma siete italiani? - Avuta risposta affermativa parevano delusi di vedere italiani vestiti con divise inglesi..."..."ma forse" - continua il professor Levi - "erano solo motivi politici, sapevano che non tirava buona aria per i comunisti".
Ma abbiamo lasciato le due camionette lungo una strada principale, forse la via Emilia, mentre attraversavamo la città deserta. Ad un certo punto in una piazza o forse in prossimità di un incrocio importante, in direzione ovest verso Bologna avvenne un incontro che lasciò gli occupanti dei due mezzi militari stupefatti: in piedi su una cassetta di munizioni, di fronte ad una chiesa, stava un militare che in un primo momento fu scambiato per tedesco. Non aveva divisa color cachi dell'VIII^ armata ma neppure la grigio verde tedesca. L'equivoco, che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, fu presto risolto. Si trattava di un MP (military police - polizia militare) americano nella divisa verde oliva con l'elmetto M1. (Particolari che non possono essere assolutamente confusi con l'equipaggiamento di altri corpi alleati, esempio i polacchi che indossavano uniformi britanniche e il caratteristico elmetto a "padella").
L'ufficiale inglese scese dalla camionetta di testa e si avvicinò al soldato della V^ armata. In un'atmosfera irreale i due, pur parlando la stessa lingua, non si comprendevano. Chiarita la situazione, per non sovrapporre le rispettive posizioni, i due mezzi del X° corpo si ritirarono ripercorrendo la strada a rirroso. Erano i primi soldati delle due rispettive armate che proprio a Imola si incontravano: gli uni dell'VIII^ armata britannica provenienti da est e da sud est e gli altri, della V^ americana, provenienti da sud lugno la valle del Santerno.


Il giornale CORRIERE ALLEATO del 18 aprile 1945
da la notizia di Imola liberata. (7)

Imola quindi, secondo questa testimonianza assolutamente inedita (nessuno ha mai ricordato la presenza di militari americani), fu "liberata" simultaneamente da due lati senza che i rispettivi liberatori sapessero della presenza degli altri. I polacchi, a cui la versione ufficiale degli avvenimenti della giornata attribuisce interamente la paternità dell'azione, provenivano da nord ed entrarono a Imola con pattuglie presumibilmente alla stessa ora dopo avere guadato il Santerno tra San Prospero e il ponte della ferrovia ed essersi attestati lungo la Lughese (6) ai sobborghi nord della città.
La permanenza del Tenente Levi a Imola non durò che qualche ora prima di proseguire la "passeggiata" verso Bologna che fu raggiunta in lenta avanzata, mentre il nemico ripiegava. A Imola il tenente Levi fu alloggiato presso un'abitazione privata che solo fino a poche ore prima aveva ospitato un capitano tedesco. Come già era avvenuto in occasioni precedenti e come accadrà anche in seguito gli odori del nemico riempivano ancora gli ambienti. Odori umani ma anche quelli caratterisyici del tabacco tedesco, di margarina rancida e di pane "tipo K".
Con questa nota molto umana e personale sugli odori e le sensazioni provate nel "liberare" unletto occupato in precedenza dal nemico in fuga termina la testimonianza, crefdo in gran parte inedita, del tenente degli alpini Mario Attilio Levi il primo militare italiano ad essere entrato a Imola nel suo "giorno più lungo".
Forse non è molto importante stabilire a chi spetti il primato in quel pomeriggio del 14 aprile 1945. Ma se nella storia di una città una data ha un significato anche chi di quell'evento fu protagonista non può passare aninimo. Che siano state forze partigiane, i polacchi, gli americani o gli italiani del "Friuli" non sarà questo articolo a stabilirlo. Anche se l'autorevolezza della fonte non può che sollevare intese.
A giudicare dall'ardore e dallo slancio con cui gli alleati intrapresero l'offensiva primaverile forse fu merito degli stessi tedesci la "liberazione" della città se non altro per averla evacuata pacificamente in una lenta ritirata, comunque sempre più rapida dell'avanzata dei "liberatori".

Tratto da:
Franco Merlini, 14 aprile 1945 - Un alpino tra i liberatori di Imola, "Terza Pagina" n° 10, novembre 1993 pp. 8-9.





A fianco,
la rivista "Terza Pagina" edita dall'UNIVERSITA' APERTA di Imola, dove è stato pubblicato l'articolo.

 



La segnalazione di questo interessante articolo mi è pervenuta dal mio principale collaboratore al sito, dott. Mario Gallotta del Gruppo alpini di Ferrara.
Ringrazio in modo particolare il CIDRA (Centro Imolese Documentazione Resistenza Antifascista e storia contemporanea, per l'idispensabile preziosa collaborazione e l'autorizzazione alla pubblicazione delle immagini.

note di redazione:
(1) Mario Attilio Levi, nato a Torino nel 1902 e deceduto a Milano nel gennaio 1998 dopo una lunga e operosa carriera dedicata allo studio e all'insegnamento della storia greca e romana, all'archeologia e alle antichità classiche. Cattedratico nelle Università di Torino e Milano è stato anche docente in alcune Università americane, ha tenuto conferenze e seminari in atenei statunitensi, inglesi, francesi, spagnoli, greci, israeliani, svizzeri, polacchi e jugoslavi. Autore di oltre 40 pubblicazioni storiche molte delle quali utilizzate anche come libri di testo negli atenei. Nella sua lunga carriera è stato anche Direttore del Centro Studi e Documentazione sull'Italia romana e Presidente del Comitato Internazionale per lo studio delle città antiche, con sede a Strasburgo. A lui è stata dedicata la sala Auditorium dell'Università di Milano e ancora oggi si svolgono numerosi convegni internazionali di storia antica per onorarne la memoria. Dalla sua esperienza di ufficiale del rinato esercito italiano, aveva collaborato alla stesura del libro "Gruppo di Combattimento Friuli nella guerra di liberazione" edito già nel 1945.
(2) All'epoca dell'incontro nel 1993.
(3) Riolo, all'epoca Riolo dei Bagni, poi dal dopoguerra Riolo Terme.
(4) Il Parco Acque Minerali dove all'interno sorgerà poi il famoso circuito motociclistico ed automobilistico.
(5) Si intende il fiume Santerno.
(6) La strada Lughese che collega Imola con Lugo di Romagna.
(7) Fotografia tratta dal libro "Immagini di guerra 1944-1945" a cura del CIDRA di Imola, Bacchilega Editore Imola, 2005.

 

* Franco Merlini, imolese di nascita e prematuramente scomparso nell'agosto 2007, dirigente della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna, notissima figura di storico, autore di numerosi libri nel campo dell'archeologia, nel campo storico-culturale e biografici sempre legati al territorio imolese. Profondo conoscitore della storia imolese e bolognese nel medioevo ed apprezzato conferenziere, per molti anni ha collaborato con interessanti articoli di cultura nel settimanale "La Romagna" e nel mensile "Terza Pagina", oltre ovviamente nei settimanali imolesi "La voce di Imola", "Sabato Sera" e "Nuovo Diario". Iscritto a diverse associazioni culturali per le quali ha pubblicato numerosi saggi, è stato spesso "promotore" di battaglie a difesa del suo pensiero su come vedeva la città, dal punto di vista architettonico, a volte in aperto contrasto con certe scelte dell'amministrazione comunale. Impegnato politicamente, si era dissociato a difesa di quei valori morali, che vedeva al di sopra delle parti, come il bene comune nell'interesse dei propri concittadini e della città, valori dei quali era fermo e battagliero assertore.