alpini del territorio bolognese romagnolo

E IL FIGLIO TORNO' SENZA IL PADRE...
Le vicende dei bolognesi Augusto e Alberto Malaguti in terra di Russia
di Mario Gallotta




Augusto Malaguti in "borghese"
nell'unica immagine rintracciata

Fra i giovani universitari che partirono per Aosta nel marzo del 1941, diretti alla Scuola Centrale Militare di Alpinismo (1) , vi era anche uno studente iscritto alla Facoltà di Agraria dell’ateneo petroniano: Augusto Malaguti, nato a Bologna il 16 luglio 1921.
Superate le dure prove di Aosta, Malaguti conquistò i galloni da sergente e venne poi inviato ad Avellino per seguire il corso allievi ufficiali.
Divenuto Sottotenente venne assegnato al Battaglione “Val Cismon” del 9° Reggimento Alpini - Divisione “Julia”, con il quale partì per la Russia
(le tradotte del 9° partirono dalla stazione ferroviaria di Gorizia il 14 ogosto 1942. n.d.r.).
Nel “Val Cismon” conobbe Padre Giovanni Brevi (futura M.O.V.M.), al quale rimase legato per tutta la vita, ritrovando anche un vecchio compagno dei tempi di Aosta, Giovanni Battista Corvino (2).
E proprio grazie a quest’ultimo siamo riusciti a ricostruire alcuni importanti “passaggi” della vita di Augusto Malaguti.

il distintivo del Btg.
"Val Cismon"

“Era un caro amico ed assieme abbiamo frequentato il corso A.U.C. (Allievi Ufficiali di Complemento) ad Aosta e ad Avellino. Ci siamo poi ritrovati al Btg. “Val Cismon”…Siamo partiti per la Russia ed Augusto era con la Compagnia Comando fin quando siamo stati sul Don.
Siccome il padre di Malaguti, era anche lui in Russia, quale ufficiale postale della Divisione Alpina “Cuneense”, Augusto chiese di essere trasferito alla Divisione del padre (1° Ten. Alberto Malaguti, era comandante del 203° Ufficio Posta Militare. n.d.r.).
Il trasferimento avvenne nella prima o seconda decade di dicembre, periodo cruciale per i tragici avvenimenti, per cui Augusto lasciò il Battaglione “Val Cismon”, ma non riuscì a ritrovarsi con il padre, che poi è deceduto in Russia. Catturato nella ritirata, è stato prigioniero, non so fino a quando”.
Così scrive Giovanni Battista Corvino, in una lettera dell’ottobre 2006.

Momenti della tragica ritirata.....
Le circostanze della cattura sono descritte dallo stesso Malaguti in una testimonianza riportata da Padre Guido Maurilio Turla, cappellano del Battaglione “Saluzzo”:
Sopraffatti da squadre sciamanti di inferociti soldati, fummo costretti a battere in ritirata: dell’intero plotone soltanto io e due altri sopravvivemmo. Questo accadde all’imbrunire del 29 gennaio 1943; insieme ad altri reparti riuscimmo ad infilarci in un canalone non battuto dai russi, dove venimmo catturati da elementi di una divisione siberiana corazzata che, come primo atto, ci spogliarono in mezzo alla steppa con venti gradi sotto zero, lasciandoci la tuta mimetica cerata in quanto la disprezzavano moltissimo (3).

Il resoconto riportato da padre Turla, pur prezioso, è probabilmente incompleto, poiché non permette una compiuta ricostruzione degli avvenimenti. In ogni modo, attingendo alla medesima fonte, possiamo leggere le seguenti parole di Malaguti:
Nella seconda quindicina di dicembre del 1942, quando il mio reparto fu trasferito al fronte di Staraja Kalitva, accaniti furono i combattimenti che si protrassero fino al 10-12 gennaio…Ogni qualvolta il mio reparto riconquistò quote precedentemente perdute, era tragico ed esasperante vedere come i morti e i feriti italiani lasciati sul campo fossero stati oltraggiati. Alpini furono trovati con gli occhi sfondati a pugnalate, le teste recise, i visi calpestati. Operazione di pragmatica era poi denudare i prigionieri, vivi e caduti. A proposito si sevizie compiute dai russi sui prigionieri, ricordo il seguente episodio: il 17 dicembre 1942, mentre mi trovavo assieme a un reparto tedesco come guida e interprete, caddi in un’imboscata. Riuscii a fuggire perché nell’oscurità, dato il mio abbigliamento, i russi mi scambiarono per uno di loro. Però tre ufficiali tedeschi, catturati dai russi, vennero uccisi con un colpo alla nuca, dopo che erano stati loro cavati gli occhi con le forbici. I loro cadaveri e le forbici furono trovati tre giorni dopo da militari italiani (4).
Quanto diverso e più umano fu il nostro comportamento nei confronti del nemico!
Nella citata testimonianza riportata dal cappellano del “Saluzzo” così si esprime il Sottotenente Malaguti:
Ho avuto alle mie dipendenze, nel settore di Izjum, alcuni prigionieri russi adibiti a lavori di retrovia; essi erano nutriti con lo stesso nostro vitto, esclusi i viveri di conforto dei quali però ricevevano il caffè ogni mattina e un quarto di vino la domenica(5).

Disegno del campo di prigionia di Susdal
Delle traversie di Augusto Malaguti si trova traccia nelle memorie di Padre Giovanni Brevi, che ricorda il “nostro” tra i fraterni amici che lo aiutarono e protessero a Susdal, triste luogo di prigionia e di morte per tanti nostri connazionali.
Sempre Padre Brevi ricorderà poi il trasferimento del padre di Augusto in un campo di prigionia dell’Asia, assieme al Tenente Italo Stagno. Citerà infine Augusto Malaguti tra coloro che lo accolsero a Tarvisio nel 1954, al rientro da un’interminabile prigionia (6).

Malaguti fu invece più fortunato di Padre Brevi, poiché rientrò a fine agosto 1946 assieme a Don Enelio Franzoni (7).
Fortuna amara, potremmo dire, perché Augusto tornò sotto le Due Torri senza l’amato genitore, che aveva lasciato questo mondo il giorno 8 aprile 1943, esalando l’ultimo respiro in un’oscura località dell’Asia centrale, resa triste dalle sofferenze che ivi patirono i prigionieri italiani.
Rispondendo ad una richiesta del Gruppo Alpini di Ferrara il Commissariato Generale Onoranze Caduti in guerra ha infatti precisato – in data 21 giugno 2007 - che il Tenente Malaguti Alberto, nato a Bologna il 16/02/1890, è deceduto in data 08/04/1943 nel campo di concentramento di Pinjug, ove risulta sepolto in una fossa comune.
“In Italia ci siamo rivisti alcune volte” dice Corvino nella lettera già citata. “Ricordo che ci vedemmo nel 1969, all’adunata alpina di Bologna, ove eravamo con Don Brevi…e nel 1973, sempre a Bologna. So che lavorava presso un Consorzio di Bonifica di Bologna ed era sposato”.
Per il suo comportamento in guerra e in prigionia, il Sottotenente Augusto Malaguti venne decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
Questa la motivazione :
In lungo ripiegamento contrastato da forze avversarie superiori per numero ed armamento combattè con indomito valore, infondendo ai dipendenti con l’esempio e l’ascendente personale lo slancio e la tenacia per protrarre ancora una lotta ormai disperata. In prigionia seguitò ad essere esempio di virile fermezza e di fiero comportamento militare” – Fronte russo, dicembre 1942-luglio 1946.

(1) Tra i nati nel territorio della Sezione Bolognese-Romagnola che frequentarono il 1° corso “BAU BAU” (Battaglioni Alpini Universitari – Batterie Alpine Universitarie) presso la Scuola Centrale Militare di Alpinismo ricordiamo: Gianni Palmieri (poi M.O.V.M.), Veraldo Vespignani, Paolo Ferratini, Decio Camera, Renato Codicè, Nelson Cenci (di cui rammentiamo i libri "RITORNO e "IL PASSATO RITORNA"), Arnaldo Chierici (autore di "POLICARPO CHIERICI - Comandante Alpino", dedicato alla leggendaria figura del genitore), Raffaele Pansini (che ha immortalato i suoi ricordi “aostani” e le sue vicende in grigioverde nel libro “MARTINO E LE STELLE”), nonchè Franco Forlani (che ha descritto le sue esperienze belliche nel libro "LA MIA GUERRA"). Di, Palmieri, Ferratini, Vespignani e Cenci è possibile leggere la biografia in questo sito al link - alpini
L’elenco completo di coloro che vissero quell’indimenticabile esperienza , grazie al prezioso lavoro del Cap. Nilo Pes, “furiere” dei “Ragazzi di Aosta ‘41”, sarà presto consultabile nel sito - in edizione aggiornata - nel sito www.smalp.it
(2) Il Ten. Col. Giovanni Battista Corvino è l’attuale presidente del Nastro Azzurro di Foggia. E’ stato decorato di M.B.V.M. prima in Russia e poi durante la Guerra di Liberazione.
(3) GUIDO MAURILIO TURLA, Sette rubli per il cappellano, Longanesi, Milano, 1974, pag.81.
(4) Ibidem, pagg. 81-82.
(5) Ibidem, pag. 81.
(6) Cfr. GIOVANNI BREVI, Ricordi di prigionia – Russia 1942-1954, Grafiche Dehoniane, Bologna, 1998.
(7) La fonte è lo stesso Don Franzoni, il quale ci ha fornito due ulteriori notizie: Augusto Malaguti abitava a Bologna (in viale Carducci n. 40) e a Bologna è deceduto il 7 giugno 1977.