la Sezione bolognese romagnola

perché la Sezione Bolognese Romagnola è intitolata ad Angelo Manaresi?

di Giuseppe Martelli

pubblicato il 15 dicembre 2003


Nel febbraio 1966 l’allora presidente di Sezione Avv. Vittorio Trentini comunica all’assemblea dei delegati di Gruppo l’iniziativa, approvata all’unanimità, di intitolare la Sezione ad Angelo Manaresi deceduto il 6 aprile 1965.


ma chi era Angelo Manaresi?


Angelo Manaresi nasce a Bologna il 9 luglio 1890 da Guglielmo e Olimpia Mignani. Dopo le scuole elementari frequenta il liceo “Minghetti” dove stringe amicizia in particolare con il bolognese Gaetano Berti (vedi biografia) ed il modenese poi residente a Bologna, Paolo Monelli (vedi biografia). Concluso il liceo si iscrive all’università nella facoltà di legge (come gli amici) ed il 4 novembre 1912 si laurea in giurisprudenza. Inizia l’attività forense presso uno studio legale della città. Appassionato di montagna, che frequenta assiduamente sia nell’Appennino locale, sia in ascensioni ben più impegnative dell’arco alpino, ne trae dall’esperienza insegnamenti e concetti di vita che saranno poi alla base di future scelte. Giovane animato di grande passione irredentista, nel 1914-15 assume il suo primo impegno divenendo presidente della sezione di bologna dell’Associazione Nazionale Trento e Trieste. Allo scoppio della guerra pur essendo esonerato dal servizio militare (come gli amici Berti e Monelli) ma lui per motivi fisici, ha un’ernia inguinale e si fa operare d’urgenza, presenta domanda quale volontario con specifica richiesta “specialità alpini”.

 


Manaresi a Feltre
nel giugno 1915.

dal Bollettino Ufficiale del settembre 1915, la nomina, assieme all'amico Monelli
a Sottotenente nel 7° Rgt. Alpini.
Inviato a Belluno nel 7° reggimento alpini quale Sottotenente della “Milizia Territoriale” ottiene il 21 giugno la “promozione” ad ufficiale di complemento ed inviato al centro di mobilitazione di Feltre per il necessario corso ufficiali. Promosso Sottotenente, viene poi destinato nel mese di novembre al Btg. Alpini “Feltre” in linea nella Valsugana dove assume il comando di un plotone della 66ª compagnia e nei giorni di Natale partecipa alle sue prime azioni di guerra a Monte Carbonile. Il battaglione “Feltre” si attesta poi sul Monte Salubio ma con l’offensiva austriaca del maggio 1916 riesce a sfuggire all’accerchiamento combattendo per quindici giorni. Nell’agosto nuovo trasferimento in zona Alpi di Fassa dove dal 24 al 27 si svolge la vittoriosa battaglia per la conquista di Monte Cauriol. Nell’occasione il Tenente Manaresi, promosso da maggio, si distingue per ardimento e perizia e gli viene conferita la medaglia di bronzo al valore militare. Il “Feltre” rimane in zona per un anno fino al settembre 1917 combattendo a Cima Gardinal, Busa Alta, poi ancora sul Cauriol. Nel frattempo al Tenente Manaresi era giunto un ordine anzi due dal Comando Supremo, l’incarico di ufficiale di Propaganda o avvocato in un tribunale militare delle retrovie. Ovviamente e con fermezza risoluta non accetta l’idea di “imboscato”. Frequenta invece a Verona un breve corso di Stato Maggiore per la promozione a Capitano che gli giunge ai primi novembre. Nell’ottobre con l’attacco nemico di Caporetto tutto il “Feltre” è costretto a lasciare il Monte Cauriol per attestarsi sul nuovo fronte nel massiccio del Monte Grappa. A metà dicembre si svolgono sanguinosi combattimenti a difesa delle posizioni di Monte Medàta e nel pomeriggio del 14, Manaresi, mentre guida all’assalto i suoi alpini viene gravemente ferito ad un piede che gli procura il rischio dell’amputazione. Fortunatamente nei vari ospedali delle retrovie la ferita viene ben curata, comunque lascierà un lieve segno per il resto della vita. Al Capitano Manaresi, per il valore dimostrato viene conferita una seconda medaglia di bronzo. Nell’agosto del 1918 rientra al battaglione che ora è in linea in Val d’Astico. Il 31 ottobre con l’atteso ordine di avanzata tutto il “Feltre” si lancia all’attacco sulla direttrice Val Lagarina Rovereto Trento. Alle ore 16 del 3 novembre entra in Trento liberata. Da qui Manaresi invia una cartolina all’amico Gaetano Berti. Il giorno successivo la guerra è finita. Nel settembre 1919 viene congedato con un’altra decorazione, una croce di guerra guadagnata nella vittoriosa avanzata.



1931 – il Presidente Nazionale Manaresi, al centro, con
alcuni Presidenti di Sezione  convenuti ai Rifugi Contrin.

Riprende la sua attività di avvocato e partecipa attivamente anche alla vita pubblica. Nel 1920 viene eletto Consigliere Comunale nella lista dei Combattenti e nel 1922 Deputato al Parlamento. Con l’ascesa di Mussolini ne abbraccia le idee, ne percorre le gerarchie ed alle successive elezioni del 1924 viene confermato Deputato. Nel frattempo ha sposato il 15 settembre 1921 Maria Morandini, originaria della Valle di Fiemme e che aveva conosciuto tre anni prima a Cavalese quando ancora era in divisa. Dal loro matrimonio nascono nel 1922 Annamaria, nel 1924 Margherita, nel 1926 Giovanni, nel 1929 Piero e nel 1932 Massimo. Nel 1922, ha già ripreso a frequentare i vecchi amici Berti e Monelli anche loro volontari e ufficiali degli Alpini, e con loro aderisce senza esitare all’idea di costituire a Bologna una Sezione dell’Associazione Nazionale Alpini (Berti ne è fra i promotori) divenendone da subito socio. La sua carriera politica intanto prosegue. Nel 1926 è nominato Presidente dell’Opera Nazionale Combattenti.



1938 – il “Comandante” Manaresi a Tai di Cadore
in visita agli alpini di quelle zone.

Il 28 giugno 1928 la nomina a commissario straordinario dell’Associazione Nazionale Alpini della quale diviene presidente o comandante dal 15 maggio 1929. Dal settembre dello stesso anno fino a luglio del 1933 è Sottosegretario presso il Ministero della Guerra. In questa sua veste ottiene che i Distretti militari della Regione Emilia Romagna siano da quel momento considerati a prevalente reclutamento alpino. Nel maggio 1930 viene nominato anche presidente nazionale del Club Alpino Italiano (C.A.I.) e dallo stesso anno fino all’agosto del 1935 è Podestà di Bologna e nella sua città ottiene di potervi svolgere la prima storica Adunata Nazionale Alpini che si svolge nei giorni 8-9 aprile 1933. Nonostante tutti questi impegni il suo “amore” principale è l’Ass. Naz. Alpini. A questa dedica il massimo del suo impegno, cercando di non fare mai mancare la sua presenza anche alle più modeste manifestazioni nei piccoli paesi dove esiste un Gruppo di "soci collettivi".

 

 

 

edito nel 1931

edito nel 1932

edito nel 1933

edito nel 1937

Oratore impeccabile ma anche pregevole scrittore, oltre a mantenere sempre vivo il rapporto con gli associati attraverso i suoi articoli sul giornale associativo “L’Alpino”, pubblica diversi libri indirizzati ovviamente agli alpini. Nel 1927 aveva pubblicato il suo primo libro “Ricordi di Guerra”, ristampato nel 2000 dalla Nordpress curatore Roberto Mezzacasa di Bologna. Questi suoi meriti “alpini” gli sono ancora oggi riconosciuti anche da chi non ne condivideva le idee politiche, ammirandone l’uomo che prima di tutto era ALPINO. Con l’entrata in guerra dell’Italia nel giugno 1940, chiede ed ottiene di rientrare (con il grado di Tenente Colonnello) nel “suo" Btg. Feltre che raggiunge sul fronte occidentale francese. Viene quindi assegnato all’Ufficio Stampa e Assistenza dello Stato Maggiore Esercito e con questo incarico svolge un’intensa attività con visite ai reparti combattenti sui vari fronti.


Stazione ferroviaria di Gomel 7 marzo 1943, Manaresi
a colloquio con il Gen. Italo Gariboldi comandante
dell'Armata Italiana in Russia
.


 

Nel marzo 1942 si reca due volte in visita ai reparti sul fronte russo e nel marzo 1943 è l’unico “gerarca” che ha il coraggio di andare, con un treno di viveri vestiario e generi di conforto, incontro ai reduci della campagna di Russia, ed anche questo suo gesto non sarà dimenticato. Con le vicende del 25 luglio 1943, tenendo fede ai suoi princìpi morali, in qualità di comandante del 10° Reggimento Alpini (Presidente dell’Ass. Naz. Alpini) invia un telegramma al Re e a Badoglio per testimoniare la fedeltà degli alpini alle Istituzioni. Questa sua presa di posizione lo porterà poi ad essere arrestato il 17 settembre dalla milizia della Repubblica Sociale e richiuso nelle carceri di Bologna. Tre mesi dopo viene scarcerato per ordine “dall’alto” (da Mussolini in persona). Ritorna quindi un uomo libero e, anche se esponente del passato regime, non subisce particolari ritorsioni in quanto gli è riconosciuta la piena integrità morale.


Riprende la sua attività di avvocato a Bologna fra il rispetto di tutti. Ma la cosa che più di ogni altro lo rende felice è il riprendere il suo posto di socio nella sua cara vecchia sezione bolognese romagnola, come era solito definirla.

Non manca mai alle riunioni associative nazionali, locali ed a quelle dei gruppi che si stanno riorganizzando e ricostituendo, e la sua presenza come “personalità illustre” e “oratore ufficiale” è ancora contesa.




1958 - Manaresi, “oratore ufficiale” ad un raduno
del Gruppo di Lizzano in Belvedere (BO).


Manaresi, a destra, sfila in testa alla Sezione
all’Adunata Nazionale del 1962 a Bergamo.

Il 6 aprile 1965 Angelo Manaresi muore.
Ai suoi funerali sono presenti numerosi Vessilli di Sezioni dell'Ass. Naz. Alpini, Gagliardetti di Gruppo e tanti alpini provenienti anche da fuori Regione. In occasione delle cerimonie del 4 novembre, una folta rappresentanza della "sua" Sezione bolognese romagnola unitamente con quella di Feltre, rendono ossequio alla tomba alla presenza dei famigliari. A lui viene dedicata anche una serata di cori alpini al Teatro Comunale e nell’occasione il figlio Massimo commosso, acconsente con orgoglio alla proposta del Presidente di Sezione Vittorio Trentini di intitolare:

SEZIONE BOLOGNESE ROMAGNOLA

"Angelo Manaresi"


Note: La fotografia del 1938 a Tai di Cadore proviene dall’archivio del Gruppo di Monghidoro.

La fotografia dell’Adunata Nazionale 1962 è stata gentilmente concessa dal dott. Michele Zanelli, figlio del gen. Gustavo Zanelli all’epoca Presidente di Sezione, che sfila al centro salutando.