alpini del territorio bolognese romagnolo

Il Tenente Mario Mariani

di Giuseppe Martelli

 

Poche settimane fa leggevo la notizia che sabato 8 giugno con appropriata cerimonia, era stata intitolata la Biblioteca Comunale di Solarolo (RA) al concittadino scrittore Mario Mariani. Il nome non mi giungeva nuovo e "rovistando" nella mia biblioteca ho rintracciato una rara edizione di un suo libro SOTT' LA NAJA-Vita e guerra d'alpini, dal quale ho tratto le notizie sul suo trascorso di ufficiale alpino. Ancora una volta quindi è emersa dal passato un'altra bella figura di alpino, è il romagnolo Tenente Mario Mariani, che oggi ricollochiamo con orgoglio nella storia degli alpini bolognesi romagnoli.

 


recluta alpina nel 1916 ad Intra (1)

un'intenso primo piano

Mario Mariani nasce casualmente a Roma il 26 dicembre 1883 durante un soggiorno per affari del padre Domenico accompagnato dalla moglie Angelina Mandroni. Il padre, agiato possidente terriero gli impone il nome di Mariano mai più utilizzato se non nei documenti ufficiali. Trascorre l'infazia a Solarolo dove svolge i primi studi scolastici poi a 14 anni, nel 1897, si reca con il padre a Roma dove frequenta l'Istituto Tecnico per Ragionieri, alternando i soggiorni fra la capitale e Solarolo. Nella Romagna può conoscere e frequentare i principali esponento della letteratura italiana; Carducci, D'Annunzio e Pascoli, in particolare quest'ultimo intimo amico del padre. Le sue doti e la vena letteraria di scrittore autodidatta emergono nell'opera prima, una raccolta di poesie dal titolo Antilucano, pubblicata a Roma poco più che ventenne nel 1905.
Erede di tradizioni famigliari anarchiche e socialiste viene più volte denunciato dalle autorità per "incitamento alla dissobedienza" e schedato dalla Prefettura di Ravenna. Insofferenze all'autorità del padre che lo vorrebbe con se in azienda, negli ultimi mesi del 1907 si trasferisce a Berlino come corrispondente dalla Germania per il quotidiano Il Secolo di Milano. Nel 1911 sposa a Londra (non sono chiari i motivi sulla scelta della località) la ballerina e suonatrice di piano Maria Biondi dalla cui unione nasce la figlia Mara. Il matrimonio dura poco e nel giugno 1917 (è già rientrato in Italia e Alpino al fronte) si separa legalmente abbandonando di fatto la figlia.
Allo scoppio della Grande Guerra nel 1914 rimane per alcuni mesi in Germania poi rientra in Italia dove con i suoi articoli si schiera apertamente con gli interventisti.
Nel 1915 pubblica il suo primo libro di grande successo La Casa dell'Uomo e con l'entrata in guerra dell'Italia il 24 maggio, diviene corrispondente dal fronte per Il Secolo e scrivendo anche per Il Messaggero. Nei suoi articoli si alternano esaltazione per i "poveri soldati" ma anche critiche per i Comandi militari italiani e per questo viene spesso allontanato dal fronte e censurati gli articoli. Nella primavera del 1916 viene definitivamente allontanato dal suo incarico di corrispondente.
In questo primo anno di guerra emergono spesso nei suoi scritti il rammarico di essere e sentirsi un "imboscato civile mentre tanti giovani sono già assurti ad eroi nel nome della Sacra Patria". Sempre nel 1916 pubblica il secondo libro di successo Il ritorno di Macchiavelli, nel quale esprime, senza censura, il suo pensiero politico e le proprie considerazioni sulla guerra europea.

Nel maggio 1916 "finalmente", non è chiaro se per sua domanda (è già un "anziano" di 33 anni) e per "necessità" militari, viene chiamato alle armi con destinazione Intra sul Lago Maggiore, presso il Deposito del 5° Rgt. Alpini per l'addestramento militare. La vita di recluta è dura, ma rimane subito affascinato da quei soldati molto particolari e che aveva già conosciuto ed apprezzato sui vari teatri di battaglia. Nel suo libro pubblicato nel 1919, indicato dai critici forse il migliore fra tutti quelli da lui scritti col titolo, SOTT'LA NAJA-Vita e guerra d'alpini, ricorda gli ufficiali, gli istruttori, le esercitazioni, gli incontri con i reduci che, feriti di guerra, sono costretti alla vita di Deposito con la nostalgia dei camerati sul fronte in alta montagna.
Fra i vari capitoli nel libro uno è dedicato agli alpini "najoni" cioè quelli che scelgono come vita la carriera militare e quindi tutta la vita la passano "sott' la naja" (sotto la naja), termine scelto anche come titolo al libro.


Nel luglio 1916 al termine del periodo dei due mesi di istruzione arriva l'ordine di partenza per il fronte assegnato al Battaglione "Tirano" del 5° Reggimento Alpini (Regimento storico milanese dove nel capoluogo lombardo ha trasferito la residenza e dove è iscritto nel Distretto Militare), che è schierato sul fronte in Alta Valtellina. Dopo pochi mesi di guerra si mette in luce per "coraggio e dedizione al dovere" ed è decorato con la medaglia di bronzo al valor militare e promosso caporale, poi nel febbraio 1917 caporalmaggiore. Per il suo titolo di studio viene scelto ed inviato al corso per ufficiali di complemento. Nell'agosto 1917 con la nomina a Sottotenente è assegnato al Btg. "Val Brenta" del 6° Rgt. Alpini quale comandante di plotone della 263ª compagnia. Ricordiamo che il "Val Brenta" era stato costituito nel 1915 quale battaglione di milizia territorriale formato da militari delle classi più anziane con compiti di retrovie. In realtà questi battaglioni alpini operarono a fianco dei battaglioni "combattenti".
Con questo reparto quindi partecipa ai combattimenti sui fronti dell'Altipiano di Asiago, in Valsugana, a Monte Asolone, Col della Beretta, sul Panarotta, Cima d'Asta, Valle del Grigno, sullo Stelvio e con il grado di Tenente nel marzo 1918 alla difesa del Grappa. Sempre nel corso del 1918 pur essendo "impegnato al fronte" pubblica Come ti erudisco...il fante, uu opuscolo di satira bonaria sulla vita militare.

Negli ultimi mesi del 1918 viene chiamato a far parte dell'Ufficio Propaganda della IV Armata (l'Armata del Grappa) per creare assieme ad altri intellettuali la redazione del giornale "La Trincea" distribuito gratuitamente sul tutto il fronte del Grappa fino al gennaio 1919. Della redazione fanno parte intellettuali dai nomi già noti e futuri famosi scrittori come Salvator Gotta, Eugenio Galdolfi, Gino Rocca, Ferdinando Paolieri, Michele Saponaro e anche una donna, Grazia Deledda, fra i caricaturisti Aroldo Borzagni e Giuseppe Maria Crespi.

Il 4 novembre 1918 si conclude la guerra e nei primi mesi del 1919 il Battaglione "Val Brenta" viene sciolto e Mariani rientra quindi alla vita civile di giornalista e scrittore trasferendosi a Milano, allora centro della Cultura italiana dove ritrova i vecchi commilitoni del Grappa.
Nello stesso anno da alle stampe il libro SOTT'LA NAJA dove rievoca la sua esperienza di alpino combattente e sempre in tema di ricordi e riflessioni di guerra, nel 1922 pubblica l'altro libro I colloqui con la morte- Impressioni di guerra e novelle di trincea.

Sempre nel 1919 a Milano fonda le riviste letterarie Novella (oggi Novella 2000) e Comoedia.
Giornalista in pianta stabile per Il Messaggero pubblica anche numerosi libri di saggistica e letteratura ottenendo un buon successo. Diversi critici lo condannano altri ne difendono lo stile e gli argomenti, alcuni romanzi con un tasso di erotismo alquanto elevato per l'epoca ne accrescono ancora di più la popolarità come ad esempio Le Adolescenti. Nel 1924 riesce a pubblicare L'equilibrio degli egoismi, dove esprime chiaramente le sue idee politiche ed il giudizio negativo sul frascismo e Mussolini, ma anche sul comunismo di Marx. Osteggiato dai fascisti ed anche dagli antifascisti (i comunisti di Marx), dopo l'ennesima agressione, nel novembre 1926 dopo due giorni e due notti di marcia tra le montagne, espatria in Svizzera per poi raggiungere Parigi in Francia. Accolto come ospite poco gradito, riesce comunque a pubblicare i Quaderni dell'Antifascismo e Quaderni del volontarismo, movimento da lui fondato. Nel settembre 1927 viene espulso e si rifugia in Belgio dove rimane fino al febbraio 1929. Con l'ascesa in Germania del Nazismo e in Italia del Fascismo, lui dichiaratamente anarchico, non si riconosce più "cittadino europeo". Osteggiato sia per le sue idee, sia come scrittore e non trovando più editori per le sue varie proposte letterarie, nel corso del 1929 decide di partire per il Brasile ospite dell'amico Trento Tagliaferri.

La "sua" rivista Novella passa di proprietà ad Angelo Rizzoli e la rivista Comoedia, indicata come - rivista quindicinale di commedie italiane e straniere e di vita teatrale, conclude le pubblicazioni nel 1934. L'anno successivo si fonda con Scenario e anche questa pubblicazione passa fino al 1943 alla Rizzoli.

Nel settembre 1933 a San Paolo in Brasile sposa Emilia Julia Jorge e da questa uninione nasce un figlio di nome Elio. Alterna la sua vita fra San Paolo in Brasile e Buenos Aires in Argentina, dove rimane per 14 anni, collaborando con vari giornali locali come : Italia del Popolo, Critica, La Difesa, Il Mondo ed altri quotidiani o settimanali. Riesce a far pubblicare alcuni sui libri fra i quali Povero Cristo, riprodotto qui a fianco in una rara edizione col titolo argentino Pobre Cristo e pubblicato dal giornale Critica. Ma soprattutto svolge con grande impegno fra gli immigrati italiani un'appassionata azione politica per il "riscatto della democrazia in Italia".


Rimane in America Latina fino al 1947 quando, con la famiglia rientra in Italia a Milano ancora con le sue immutate idee e critica politica. Fonda un nuovo movimento L'Alleanza degli Uomini Liberi ed un nuovo periodico Unità Proletaria senza ottenere i risultati sperati. Con la sua vecchia casa editrice Sonzogno propone la ripubblicazione dei sui libri più famosi, denominata Opere Complete di Mario Mariani che comprende ben 23 titoli. Deluso per lo scarso successo e sfiduciato, decide di ritornare in America Latina a San Paolo in Brasile. Nel giugno 1951 si imbarca con la famiglia da Genova.
Pochi mesi dopo, esattamente il 14 novembre 1951 muore a San Paolo dove è sepolto.

Oggetto nel secondo dopoguerra di un'assoluta rimozione, è oggi riproposto con alcuni dei suoi romanzi più celebri ed a lui sono stati dedicati, per rivalutarne la figura letteraria, diversi convegni e anche un sito web : PROGETTO MARIANI.

Nel 2001 a cura del Comune di Solarolo con la collaborazione del Lions Club Valle del Senio, del quale era Presidente il pronipote Marco Mariani, viene pubblicato un'esaustivo opuscolo biografico Omaggio a Mario Mariani nel 50° della scomparsa.

Il 16 ottobre 2008 si svolge presso l'Università degli Studi di Milano una giornata di studi con autorevoli interventi di vari docenti universitari accolti, per gli indirizzi inaugurali, dal Sindaco di Solarolo Roberto Bezzi.

Il 12 ottobre 2011 presso il Museo del Risorgimento di Milano viene ospitata una tavola rotonda alla quale intervengono valenti figure del mondo letterario che unanimamente ne rivalutano la figura e concordano nella proposta della Casa Editrice Lupetti-Editori di Comunicazione, di restituirgli la giusta considerazione e ristamparne alcune sue opere. Anche a questo convegno è presente fra gli ospiti per gli indirizzi di saluto il nuovo Sindaco di Solarolo Fabio Anconelli.

Il 20 maggio 2012 presso la Sala Consigliare di Solarolo, si svolge un convegno in OMAGGIO AL GRANDE SCITTORE SOLAROLESE con l'intervento di autorevoli storici che ne ripercorrono i vari momenti della vita, militare, letteraria e politica.

Infine, su suggerimento dell'Associazione "I Cultunauti" con appropriata cerimonia svoltasi sabato 8 giugno 2013, gli è stata ntitolata la Biblioteca Comunale.

Queste le parole dell'Assessore dell'Assessore alla Cultura del Comune di Solarolo Tamara Fagnocchi:

«L’intitolazione della nostra Biblioteca ci è parsa un atto doveroso verso questo nostro concittadino, per riportare alla luce la figura di un solarolese che in vita riscosse forte successo di pubblico: i suoi libri divennero in Italia i bestsellers dell'epoca alla stregua di Guido da Verona. Spesso definito anarchico o antitaliano, Mariani profuse nei suoi scritti un grande amore per l'Italia, fu probabilmente “troppo italiano” per accettare le storture di una Patria che faticava a riscattarsi sotto il profilo etico e sociale. Questo suo amore deluso lo portò a esiliare prima in Francia e poi in Brasile. In una cornice storica complessa e fragile, in bilico tra le due guerre mondiali, con l'attrazione del moderno e dell'innovazione, frenata dal forte moralismo e da una borghesia ammuffita e codarda, il Mariani con veemenza e con grande scalpore da parte della parte benpensante del Paese, “vomita” sulla pagina bianca le sue convinzioni e i cardini etico-filosofici del suo pensiero e lo fa con grande franchezza e sincerità verso il lettore. Questo suo approccio diretto, non filtrato, è la grande novità della sua scrittura e la chiave del suo successo. L'operazione di riscoperta di questo autore ci pare doverosa e in linea con la politica di valorizzare i talenti che il Paese di Solarolo ha coltivato e cresciuto. Talenti che un'Amministrazione, insieme alle forze intelligenti del territorio, ha l'onere e l'onore di far apprezzare, perchè diventi patrimonio popolare e non esclusivo di una nicchia di intellettuali. Perchè la cultura non ha colore, ma si basa sul senso del bello e si realizza grazie alla lungimiranza delle Istituzioni».

 


(1) Desidero vivamente ringraziare la signora Maria Giulia Camorani, Responsabile Bibiolteca Comunale di Solarolo, per aver messo cortesemente a nostra disposizione la fotografia che ritrae il Mariani recluta alpina ad Intra. Ovviamente è vietato riprodurre la fotografia senza autorizzazione scritta della Biblioteca Comunale di Solarolo. La signora Maria Giulia mi ha anche cortesemente e gratuitamente inviato un interessante e prezioso opuscolo celebrativo della figura di Mariani edito nel 2001 dal Comune di Solarolo, dal quale ho tratto le principali e più significative notizie biografiche proposte in questa breve biografia.