alpini del territorio bolognese romagnolo

un luminare della scienza medica : il Capitano medico Prof. Gian Giuseppe Palmieri
di Giuseppe Martelli

pubblicato il 1° luglio 2018

Ogni tanto, raffinando con l'esperienza le ricerche storiche, apro le fotocopie dei vecchi tabulati dei soci cercando, se mi sono sfuggiti, nomi che hanno dato lustro alla nostra storia. Fra questi merita sicuramente di essere ricordato il socio Prof. Gian Giuseppe Palmieri di Bologna. Oggi, ricollochiamo la bella figura nella storia degli alpini e della nostra sezione, ritenendo cosė di onorarne la personale degna memoria e quella dei tanti che, cento anni fa nella grande guerra, hanno portato con onore il camice bianco, le fiamme verdi e la penna nera.

 

Gian Giuseppe Palmieri, che sarà sempre chiamato e conosciuto semplicemente come Giuseppe o in famiglia Peppino, nasce a Bologna il 6 febbraio 1892. Qui frequenta tutti gli studi fino all'università dove si laurea in Medicina e Chirurgia il 4 aprile 1916. Di sicuro spirito patriottico, a diciotto anni ed esattamente il 14 novembre 1910 si arruola "soldato volontario di un anno nel 3° Rgt. Art. da Campagna ascritto 1ª categoria classe 1890" nella caserma di Bologna. Durante l'istruzione sul cavalcare, il 23 novembre riporta una grave contusione al ginocchio destro ed il 19 aprile 1911 viene interrotto il servizio di volontario con "obbligo di riprendere servizio in una delle successive ammissioni di volontari" ed inviato in licenza di convalescenza di un anno. Il 25 aprile 1913 riprende il servizio militare interrotto ed il 6 maggio a seguito di visita dell'ufficiale medico all'ospedale militare viene riformato e nuovamente congedato.

Con l'entrata in guerra dell'Italia il 24 maggio 1915, dal 5 maggio è chiamato alle armi ed essendo laureando in Medicina e Chirurgia viene assegnato alla 6ª compagnia di Sanità. Il 10 giugno viene nominato d'ufficio Sottotenente medico nella Milizia Territoriale con obbligo di presentarsi per il prescritto servizio di prima nomina al Deposito del 6° Rgt. Alpini a Verona.


al centro con la fascia di medico (2)

Sottotenente medico effettivo nel 6° Rgt. Alpini assegnato al Btg. "Vicenza" riesce comunque a laurearsi il 4 aprile 1916. Due mesi dopo si guadagna una significativa medaglia d'argento nell'azione del 26 giugno 1916 sul Monte Trappola così motivata "Durante un'assalto, sotto l'inteso fuoco della fucileria e dell'artiglieria nemica, con calma esemplare, disimpegnava le sue funzioni di medico, seguendo costantemente le linee attaccanti. Ferito da una palla di shrapnel alla spalla sinistra, dopo una sommaria medicazione continuava l'opera sua, finchè, nuovamente colpito, da una scheggia di granata ad una gamba, doveva essere allontanato dalla linea di fuoco."
Sul giornale "il Resto del Carlino" del 13 febbraio 1917 compare un breve trafiletto dal titolo I NOSTRI VALOROSI dove è scritto : <L'egregio giovane dottor Gian Giuseppe Palmieri figlio del compianto Gianbattista che faceva parte del glorioso battaglione alpini di Battisti è stato testè decorato di medaglia d'argento al valor militare.....>.
Inviato in licenza di convalescenza di un anno, riprende poi servizio sempre nel 6° alpini. Congedato a fine conflitto con il grado di Tenente medico e fregiato del distintivo d'onore dei Mutilati di guerra, viene poi promosso Capitano nel 1934, ed è fra i primi ad aderire nel 1923 come socio della neo costituta Sezione alpini Bolognese Romagnola (18 novembre 1922). Ma non solo, infatti viene citato fra i presenti, nell'estate del 1921, ad un conviviale incontro presso il noto ristorante Diana, in via Indipendenza, dove si erano riuniti un gruppo di reduci ufficiali del 6° alpini per incontrare e festeggiare un loro commilitone di passaggio nella nostra cttà. Fra una chiacchiera e l'altra con questo reduce, milanese già inserito nell'ANA e futuro presidente nazionale nel 1925, nasce e si delinea l'idea di costituire anche a Bologna una sezione dell'Ass. Naz. Alpini, costituita a Milano l'8 luglio 1919. Anche se fisicamente non presente nel novembre 1922 alla riunione per la costituzione della sezione, forse per impegni professionali, possiamo indicarlo fra i promotori e soci fondatori "della prima ora".
Infatti su L'ALPINO del 1° gennaio 1924 viene citato fra i "degni di nota" presenti alla cerimonia di inaugurazione del Gagliardetto sezionale (oggi Vessillo) avvenuta il mese precedente domenica 16 dicembre.

Su L'ALPINO del 15 febbraio 1925 la sezione pubblica la notizia che : ......il consocio, amico carissimo.....è stato testè chiamato ad assumere la cattedra di Radiologia nella Regia Università di Bologna......

Nonostante gli impegni professionali non manca mai alle attività associative e alle adunate nazionali, ne comprovano le numerose fotografie che lo ritraggono sorridente con i "consoci bolognesi". Lo ritroviamo fra l'altro, documentata da una fotografia, anche all'adunata nazionale che si svolge nei giorni 20 e 21 marzo 1935 a Tripoli.

momenti di adunate alpini: a sinistra con il "Gagliardetto" della sezione, al centro, è quello in alto
a destra, all'adunata di Roma nel 1929, a destra, è quello al centro, all'adunata di Tripoli nel 1935
.

il trafiletto che compare su L'ALPINO
del 15 marzo 1925

Fra i colleghi all'Università ha il veronese di nascita e bolognese di adozione per studio e professione, prof. Gino Laschi, libero docente di di Radiologia Medica e primario di Radiologia dell’Ospedale Maggiore. Il prof. Laschi era stato ufficiale degli alpini nella Grande Guerra come Sottotenente medico e con lui condivide anche la tessera di "consocio" della sezione. Quanto stimasse l'illustre e più giovane collega, è confermata dalla disponibilità di firmare la prefazione al libro o meglio al trattato medico dal titolo "Tecnica Radiodiagnostica" edito nel 1930 ed anche alla seconda edizione riveduta e aggiornata edita nel 1947 conferma ancora la sua prefazione. Assieme pubblicheranno nel 1956 come coautori il trattato medico "Radiologia dell'apparato respiratorio".

Quanto "amasse" essere alpino ne viene data conferma dal simbolico gesto verso il figlio Giovanni Battista "Gianni" brillante studente universitario nella facoltà di Medicina e Chirurgia, chiamato alle armi ed ammesso, con orgoglio di babbo Giuseppe, a frequentare il corso allievi ufficiali alpini presso la Scuola Centrale Militare di Alpinismo di Aosta.
Il 27 febbraio 1941, alla partenza per Aosta, gli dona la penna per il cappello. Quella penna, con la quale ha fatto tutta la guerra, assume così il carattere di simbolico testimone, con la promessa di onorarlo nell’adempimento del dovere.

Purtroppo il suo orgoglioso sogno e le speranze per il futuro del suo ragazzo vengono spezzate all'indomani dell'8 settembre 1943 con la caduta del fascismo che lo inducono ad una scelta ben presisa, dettata non solo dal giuramento di fedeltà come ufficiale fatta al Re, ma anche perchè antepone al di sopra di tutto la scienza medica, la Patria, l'italianità e l'alpinità. Di questo periodo è significativo l'episodio di cui si rende protagonista a rischio della vita.

In collaborazione col suo Maestro Giacinto Viola, aveva fondato nel 1925 l'Istituto del Radio dell'ospedale Sant'Orsola, intitolato a Luigi Galvani, del quale poi nel dopoguerra ne viene nominato Direttore.
Il 30 giugno 1944 riceve una telefonata, pare dal rettore dell'università, con la quale gli si comunicava che parte della dotazione di radio dell'istituto avrebbe dovuto essere consegnata all'esercito tedesco. Il giorno seguente alcuni ufficiali tedeschi si presentano per farsi consegnare il radio, ma riesce ad evitare la razzia completa, poichè da tempo è in contatto con il Comitato di Liberazione che lo aveva sollecitato a consentire che il prezioso materiale venisse preso in consegna dalle forze della Resistenza. Riesce quindi a consegnare solo una piccola parte ai tedeschi, poi il 24 luglio porta personalmente il radio rimanente a Villa Torri, in viale Ercolani, e lo consegna al comandante partigiano Mario Bastia, quindi per sottrarsi ad eventuali ritorsioni decide di partire per Firenze dove sa che è giunto il nuovo Esercito Italiano. La famiglia, la moglie Nerina e le due figlie Lidia e Giuseppina, nel frattempo avevano trovato rifugio presso l'amico Filippo Cavazza a San Martino dei Manzoli (Minerbio), escluso il figlio Giovanni Battista "Gianni", studente universitario al 5° anno di Medicina e Chirurgia che sceglie la lotta partigiana.


a sinistra con in braccio il piccolo "Gianni" ed il libro a lui dedicato

 

Nuovamente volontario come Maggiore medico al servizio dell'Esercito Italiano di Liberazione ed aggregato nel Gruppo "Legnano" che combatte sull'Appennino Tosco-Emiliano, ha il grande dolore di perdere il figlio "Gianni", immolatosi nella lotta partigiana il 30 settembre 1944, Medaglia d'Oro alla memoria ed al quale dedica un toccante voluminoso libro biografico pubblicato in proprio nel 1946 in 300 esemplari numerati, del quale e ne sono orgoglioso, conservo nella mia biblioteca la copia n° 7.

Rientra a Bologna il giorno della liberazione avvenuta sabato 21 aprile 1945 con l'ingresso dei reparti del 2° Corpo Polacco, reparti dell'Esercito Italiano di Liberazione, con i Gruppi di combattimento Friuli, Folgore e Legnano e la brigata partigiana "Maiella". Del Gruppo di combattimento Legnano, ricordiamo, facevano parte anche gli alpini dei Btg. "L'Aquila" e "Piemonte".

 

L'Accademico della scienza medica

Libero docente in Radiologia Medica dell'Università di Bologna nel 1924, viene confermato nel 1925 con la cattedra dell'insegnamento della Radiologia medica fino al 30 novembre 1939 quindi ordinario della cattedra dal 1° dicembre 1942 all'agosto 1961. Libero docente di Terapia fisica dal 12 gennaio 1935 al 30 novembre 1942. Dirigente dell’Istituto di Radiologia dal 1925 al 1939 poi nominato direttore fino al 1961. Docente incaricato di Radiologia presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dall’1 novembre 1942 al 31 ottobre 1946.
Nel dopoguerra è Presidente dell'Associazione Italiana di Radiobiologia Medica, Presidente della Società Medica-Chirurgica di Bologna nel biennio 1950-1951, Presidente della Sezione Bolognese della Lega Italiana per la lotta contro i tumori, della quale è per parecchi anni Membro del Consiglio Direttivo, Vice Presidente della Società Italiana di Cancerologia e della Società di Radio-Neuro-Chirurgia ed ha moltissimi altri meriti professionali.

Moltissimi sono i trattati medici e dispense da lui pubblicati nel corso degli anni dal 1914 con "Sopra alcune varietà muscolari osservate in uno stesso individuo Bologna - Tip. Gamberini e Parmeggiani, 1914 al 1917 con la tesi di laurea "Sulla presenza di noduli linfatici negli organi genitali esterni del cane" al 1960 con "In memoria di Alberto Possati" (medico n.d.r.) - commemorazione letta alla Societa medica chirurgica di Bologna nell'adunanza dell'11 febbraio 1960.

(1) Accademico Benedettino dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna: Membro Onorario dell'Accademia Leopoldino-Carolina di Halle (Germania) e dell'Accademia di Medicina della Repubblica Colombiana: Membro Onorario della Società di Radiologia dell'Austria, della Cecoslovacchia, della Colombia, della Germania, del Messico, della Spagna, dell'Ungheria; Membro corrispondente dell'Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena, Membro del Comitato d'Onore del Centro Antoine Béclère di Parigi.
Per due volte presiedette la Delegazione Italiana a Congressi Internazionali di Radiologia, nei quali molte volte fu relatore. Nel 1959 gli venne solennemente conferita l'ambita onorificenza «Roentgenplakette» in occasione del Congresso Internazionale dei Radiologi tenutosi a Monaco.
Fondatore e direttore della Rivista «Radiobiologia Radioterapia e Fisica Medica»: Direttore del «Bollettino delle Scienze Mediche» della Società Medico-Chirurgica di Bologna. Faceva parte del Comitato dei collaboratori de «La Radiologia Medica», del Comitato di Redazione di «Radiobilogica Latina», di «Fortschritte auf dem Gebiete der Roentgentstrahlen» (Germania) e di «Radiologia clinica» (Svizzera).
La Sua attività scientifica ha spaziato nelle più diverse branche della Radiologia Medica: più di 400 pubblicazioni scientifiche sono il frutto del suo intensissimo lavoro.
Nel dominio della roentgendiagnostica particolarmente importanti sono le ricerche sulla «radioplastica del cuore», sulla «meccanica respiratoria», sulle «sindromi associate dell'addome destro», sui «dismorfismi del sistema scheletrico». Nell' ambito della radioterapia ha pubblicato metodi originali di tecnica radioterapica, culminanti in questi ultimi anni nella «stratiterapia», rivolta al trattamento dei tumori maligni estesi. Nel campo della radiobiologia sono da ricordare gli studi sulla «radiobiologia del cadavere» e quelli recentissimi sull'«impiego dei rivelatori delle radio-lesioni». La Sua partecipazione ai Congressi scientifici fu costante, ricca di contributi: la Sua parola portò spesso luce nelle discussione dell'agone scientifico, animate sempre dalla Sua vivacità oratoria. Didatta incomparabile, amò la Scuola alla quale dedicò le migliori energie, indirizzando gli allievi verso l'amore della ricerca e allo studio del malato. Uomo di brillantissima intelligenza, di integerrima onestà, comprendeva profondamente l'altrui dolore, sempre pronto ad una parola di affetto e di conforto.

Deceduto a Bologna il 16 agosto 1961.
L'amico, stimato collega e consocio alpino prof. Gino Laschi, pubblica nel 1963 il volume biografico nel quale ripercorre le principali tappe della vita con il titolo "In memoria di Gian Giuseppe Palmieri".

 


(1) tratto del curricolo professionale della sua biografia a firma di Giulio Gori, presente in "Ritratti di Docenti" nella sezione Archivio Storico dell'Università di Bologna.
(2) fotografia tratta dal libro di Giuseppe Magrin e Dario Fontana "BATTAGLION BAIONETTA" Norpress 2003.