albo d’oro degli alpini bolognesi romagnoli

le 7 Medaglie d’Oro al valore militare
di Giuseppe Martelli

MARIO PASI

da Ravenna
Tenente Medico 7° Reggimento Alpini 5ª Divisione Alpina “Pusteria”
Partigiano Brigata Garibaldina “Mazzini”
Caduto a Belluno il 10 marzo 1945

Mario Pasi nasce a Ravenna il 21 luglio 1913 da Enrico e Fabbri Alessandrina. Nella città frequenta gli studi fino al liceo quindi si trasferisce a Bologna per frequentare l’università dove nel 1936 si laurea in medicina e nel gennaio 1937 ottiene a Perugia l’attestato alla professione di medico chirurgo. Il mese successivo, chiamato alle armi, viene destinato alla Scuola di applicazione di Sanità Militare a Firenze e in luglio, quale aspirante ufficiale medico, assegnato all’infermeria presidiaria di Ravenna del 28° Reggimento Fanteria Divisione “Pavia”. Promosso Sottotenente ed espletato il servizio di prima nomina viene congedato nel settembre 1938. Dopo un breve periodo trascorso a Ravenna nel quale si prepara ad un concorso indetto dall’Ospedale Civile Santa Chiara di Trento, lo vince ed è assunto come assistente nella sezione chirurgia e ostetricia. Con l’imminente entrata in guerra dell’Italia viene richiamato alle armi nel maggio 1940 assegnato al 7° Reggimento Alpini e in giugno partecipa alle operazioni sul fronte occidentale. Dal 6 dicembre passa in forza al 643° ospedale da campo della Divisione Alpina “Pusteria” inviata sul fronte greco-albanese. Promosso Tenente nel gennaio 1941, a maggio viene rimpatriato per malattia e convalescenza. Dichiarato inabile al servizio militare a fine anno viene definitivamente congedato. Riprende la sua professione medica a Trento e si avvicina sempre più all’ideale di una attività politica contro il Regime. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si prodiga nel medicare e soprattutto nascondere i soldati italiani feriti dal colpo di mano dei tedeschi che hanno occupato Trento. Ormai sospettato dalla polizia tedesca lascia l’ospedale ed entra nel movimento clandestino partigiano. Resosi conto delle difficoltà ad organizzare una efficace azione di resistenza locale, con alcuni compagni raggiunge le formazioni combattenti partigiane operanti nella provincia di Belluno. Assunto il nome di “Alberto Montagna” diviene commissario politico della brigata garibaldina “Mazzini” nella quale militavano molti bolognesi. Partecipa a numerose imprese di guerriglia, tra cui la più rilevante è l’attacco al carcere di Belluno dove vengono liberati tutti i prigionieri politici. Nella notte del 10 novembre 1944 in occasione di una riunione in una casa a Belluno alla quale sono attesi i capi partigiani della zona, a seguito di una spiata viene catturato dai tedeschi. Richiuso nel carcere giudiziario subisce per diversi mesi ripetute e selvagge torture al fine di ottenere i nomi dei capi dell’organizzazione. Dopo l’ennesima sevizia, visto inutile ogni tentativo, il 10 marzo 1945 è finito a colpi di bastone che lo riducono in fin di vita e per ulteriore oltraggio condotto nel vicino Bosco delle Castagne ed impiccato, assieme ad altri detenuti politici, ai rami di grossi castagni. Consapevole della fine a cui va incontro, poco prima dell’ultima bastonatura scrive con il suo sangue sul tavolaccio della cella “io muoio, ma voi ricordate di non tradire i vostri compagni”. Dopo alcuni giorni di esposizione, il cadavere è sepolto nel cimitero comunale di Belluno. A fine guerra per interessamento del comune di Ravenna e della madre, la salma viene traslata ed inumata nel cimitero di Ravenna. Alla memoria viene decretata la medaglia d’oro al valore militare. A lui sono intitolate una via cittadina ed una scuola materna a Ravenna, una piazza e una scuola media a Trento ed una lapide è posta nell’ospedale civile Santa Chiara.

MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO:

“Fin dall’8 settembre impugnava valorosamente le armi contro l’invasore. Ricercato dalla polizia tedesca quale organizzatore della lotta di liberazione,si arruolava nelle formazioni partigiane della montagna di cui divenne animatore fecondo e combattente audace. Commissario di brigata e poi di zona partigiana, valoroso fra i valorosi, sosteneva durissimi combattimenti infliggendo gravi perdite al nemico. Apostolo di bene e di carità prodigava la sua opera di medico a lenire le sofferenze dei feriti senza mai risparmiarsi nei pericoli e nei sacrifici. Catturato per delazione affrontava e sosteneva con sereno stoicismo le sevizie che solo la più efferata crudeltà poteva immaginare. Bastonato a sangue, con le membra fracassate, trovava ancora la forza di porre fine al martirio tagliandosi le vene, ma il bieco nemico impediva che la morte lo strappasse alla sua sadica barbarie e poi lo finiva a colpi di bastone. Il suo cadavere impiccato, per estremo oltraggio restò esposto per due giorni e, circondato dall’aureola del martirio, fu faro luminoso che additò ai superstiti la via da seguire per raggiungere la vittoria.”
Belluno, 10 marzo 1945