archivio Giuseppe Martelli
dedicato agli alpini in armi e in congedo

La PREGHIERA DELL’ALPINO

nella storia delle generazioni in grigioverde

Cartolina degli anni ’30 sul tema della religiosità e fede alpina.

Edizioni Giulio Marino,Vittorio Veneto. (collezione personale)

Chi vive e lavora a diretto contatto con la montagna divide con la natura circostante le bellezze e le insidie che la caratterizzano, la ama, la teme, la rispetta.

Vivendo la montagna ne acquisisce la religiosità apparentemente rude e contraddittoria che poi lo differenzia in maniera inequivocabile nel pensare, nell’agire e soprattutto nel socializzare. La religiosità nel montanaro è unica, forse perché vissuta più vicino al cielo, non ha contaminazioni demagogiche ed è libera da qualsiasi condizionamento.

Per lui vale di più una delle numerose immagini religiose disseminate lungo i sentieri o una croce trasportata faticosamente a spalla e piantata su una alta vetta, che una Cattedrale riccamente adornata. Questo suo modo di vivere religiosamente la montagna caratterizza anche il suo vivere da soldato: da ALPINO.

Se la Marina Militare è stata la prima ad appropriarsi nel 1902 di una sua preghiera dettata da un noto scrittore, possiamo affermare che l’Alpino, pur non vantando tradizioni consolidate e datate, nel 1915 può già recitare una sua preghiera.

Certamente non scritta da un letterato, sapremmo in questo caso data certa e paternità, ma sicuramente di valori e sentimenti altissimi che solo chi è Alpino può esprimere.

I verdi pascoli, le rocce, i ghiacciai, la Patria, la famiglia erano valori già presenti e ricordati allora in guerra come oggi in tempo di pace.

Con il comune nome di Alpini si riconoscono tutti i militari dell’Esercito Italiano in servizio nelle truppe da montagna, orgogliosi delle proprie tradizioni e dell’emblema che li contraddistingue: il cappello con la penna nera.

Questa ricerca vuole proporre un semplice inedito percorso storico alla riscoperta delle radici spirituali ed offrire, nei propositi, un viaggio attraverso il tempo e la religiosità che ha accompagnato le “Penne Nere” nei duri frangenti di guerra, li accompagna oggi in tempo di pace e nelle missioni umanitarie, dedicandola alle generazioni del futuro, eredi e custodi del patrimonio e dei valori vissuti da chi li ha preceduti.

Desidero ringraziare per la preziosa collaborazione, l’amichevole consulenza, disponibilità

e gentile concessione di importanti documenti inseriti in questa ricerca, l’amico F. M.,

riconosciuto a livello nazionale fra i più noti storici di preghiere militari.

la religiosità del soldato

L’esigenza religiosa è insita nell’uomo. Fin dalle radici dell’esperienza umana particolari preghiere accompagnavano i cittadini-soldato chiamati a combattere. Nella storia italiana i primi documenti risalgono agli Etruschi, dall’800 al 500 avanti Cristo, presso i quali esisteva una magistratura sacerdotale guerriera al seguito dell’esercito. Anche la potente Roma, prima pagana poi cattolica, aveva presso ciascuna Legione un certo numero di sacerdoti ed una tenda per il culto religioso. Nel medioevo e nell’evo moderno ritroviamo diversi Ordini di monaci cavalieri al seguito degli eserciti per l’assistenza religiosa ai soldati. Nell’esercito piemontese questo servizio assume un concetto moderno con la presenza di cappellani militari permanenti suddivisi nei reggimenti e scuole militari per le funzioni festive e l’insegnamento dell’etica morale. Nel periodo dei moti carbonari e le successive guerre d’indipendenza nascono numerose Preghiere per il soldato e Litanie in tempo di guerra. Con la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 e la nascita dell’esercito italiano, queste preghiere, che hanno ancora un contenuto generico non specifico d’identità d’Arma, si diffondono sempre più. Va sottolineato che in questo periodo i chierici (gli studenti in seminario) e i sacerdoti anche titolari di parrocchia, erano soggetti come tutti i cittadini al servizio militare obbligatorio.

Il 15 ottobre 1872 nasce un nuovo Corpo, gli Alpini, ideati a difesa dei confini montani delle Alpi. Nella Campagna coloniale d’Africa del 1887 e nella successiva del 1896 in Eritrea, dove anche gli alpini sono inviati ed hanno per strana sorte lontano dai propri monti, il battesimo del fuoco ed i primi caduti, ed in quella del 1911-1912 in Libia, sono accompagnati come tutti gli altri Corpi e Specialità, da generiche Preghiere per il soldato.

Antonio Fogazzaro, ideatore del primo
esempio  di Preghiera d’Arma.

Mons. Angelo Bartolomasi 
primo Vescovo Castrense.

La Marina Militare che ha un proprio Ministero, si distingue rispetto all’esercito con una Preghiera del marinaio già largamente riconosciuta e diffusa in tutte le unità della flotta italiana.

Questa preghiera era stata dettata dallo scrittore Antonio Fogazzaro nel 1902 in occasione della consegna della bandiera di combattimento all’incrociatore “Giuseppe Garibaldi ”.

Con la mobilitazione generale del 1915, il Ministero della Guerra ed in particolare il generale Luigi Cadorna, cattolico convinto, affronta subito la questione della presenza religiosa fra i soldati ritenendola elemento indispensabile non solo negli ospedali ma anche presso i reparti combattenti. Mons. Angelo Bartolomasi viene investito, in accordo con la Santa Sede, dell’autorità di Vescovo di Campo per la direzione autonoma del clero militare, le nomine dei cappellani, l’assistenza e l’organizzazione del materiale religioso. La Chiesa e varie Istituzioni benefiche o religiose si affrettano a promuovere iniziative per la pubblicazione di libretti e immagini iconografiche con inserite specifiche Preghiere per il soldato come, Preghiera prima della battaglia, del ferito, in trincea, dopo la vittoria, ecc. Fino al 1918 esiste una vasta e diversificata quantità di materiale realizzato che evidenziano il notevole sviluppo.

Un esempio delle numerose cartoline sul tema etico-religioso pubblicate
nel corso della guerra 1915-1918 che hanno come tema gli alpini.
(collezione F. M. )

 

E’in questo periodo che il forte spirito di Corpo dell’alpino emerge e si rafforza anche attraverso la sua innata religiosità montanara. Non si accontenta e non si identifica nelle esistenti preghiere generiche e ciò lo porta a crearsi fin dai primi giorni di guerra una propria specifica Preghiera dell’alpino. Con il ritorno alla pace ed i successivi cambiamenti politici italiani, i valori del concetto di Patria e dell’etica religiosa portano ad istituire nel 1926 il Corpo dei Cappellani Militari per l’assistenza religiosa ai soldati anche in tempo di pace e vedono la nascita ed il riconoscimento dell’Ordinariato Militare. Con il Concordato fra Stato e Chiesa del 1929, viene ulteriormente valorizzata e disciplinata l’assistenza religiosa alle Forze Armate, non solo, ma anche nelle istituzioni paramilitari del governo. Compaiono in questo periodo nuove preghiere con aggiunte invocazioni per il Re, il regime ed il suo Capo, che si aggiungono alle tradizionali già in uso. Con la Campagna in Africa Orientale del 1936 per la conquista dell’Etiopia, dove anche la divisione alpina “Pusteria” è inviata, si assiste ad una nuova nascita e fervente pubblicazione di materiale iconografico e preghiere “specifiche “ che valorizzano gli ideali coloniali ai quali anche gli alpini non si sottraggono.

 

Sempre sul tema etico-religioso,  una cartolina
realizzata nel  periodo 1940-1945 dedicata agli alpini. (collez. personale)

Nella seconda guerra mondiale 1940-1945 la preghiera d’Arma ha un ulteriore incremento. Nate negli anni precedenti e divenute ormai patrimonio storico, diventano parte integrante delle liturgie religiose che si concludono con la recita di queste preghiere. Presso i reparti in linea prima nella battaglia, alle esequie dei caduti, negli ospedali, in prigionia, nelle vicende vissute a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, che divide in ideali contrapposti, la ricerca del conforto religioso porta a tradurre in preghiera lo stato d’animo del momento, ponendo in luce come l’uomo senta primaria l’esigenza della spiritualità.

L’immediato dopoguerra vede l’Ordinariato Militare impegnato ed attento ad indicare nella preghiera d’Arma la via per la riconciliazione e ritrovata identità nazionale. Questo delicato compito viene affrontato con riconosciuto merito dall’Ordinario Militare per l’Italia Mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone che recepisce nel forte spirito identificativo d’Arma il mezzo col quale indicare alle giovani generazioni il ritrovato spirito di Corpo, già vissuto dalle generazioni di guerra. Raccolte le varie preghiere nate nel corso degli anni e ispirandosi a queste per non toglierne il forte senso storico, con piccole variazioni in linea coi tempi e aggiunte invocazioni, le ripropone con l’imprimatur che gli è riconosciuto nel suo ufficio di Vescovo Militare. Si ha così un riordino con il quale sono riconosciute ed indicate dalla Chiesa per tutti i credenti con le stellette ed ai soldati in congedo che riuniti in Associazioni d’Arma ne mantengono vive le tradizioni e lo spirito di Corpo. Ancora oggi in tutti i reparti delle Forze Armate, la preghiera d’Arma conclude le funzioni religiose, segno tangibile di come questi valori siano sempre validi, vissuti, indicati e trasmessi generazione dopo generazione.

 

 

Guerra 1915-1918. Un cappellano militare celebra, prima dell’attacco, la Santa Messa per gli alpini.

Giovani alpini in alta montagna assistono alla celebrazione della Santa Messa. Un gesto religioso che si ripete da duemila anni mantenendo intatti ancora oggi i suoi valori.