residenti illustri nel territorio della sezione A.N.A. bolognese romagnola

la Medaglia d’Oro al valore militare Tenente Enrico Rebeggiani

di Giuseppe Martelli

puibblicato il 1° dicembre 2016

Nel rileggere la storia alpina a tutto campo, nella quale si ritrovano costantemente fatti e curiosità legate al territorio bolognese romagnolo che meritano di essere ricollocate nella nostra memoria, è emersa questa notizia-curiosità del suo trascorso bolognese.

Enrico Rebeggiani nasce il 1° agosto  1916 a Chieti da Giuseppe e Leonilde Peduzzi.
Completati gli studi liceali, nel 1934 si trasferisce a Bologna per iscriversi alla nostra Università nella facoltà di Scienze Economiche. Deve interrompere gli studi perché nel 1936 viene chiamato alle armi e, ammesso alla Scuola Allievi Ufficiali di Bassano, è nominato Sottotenente nell’ottobre 1937. Svolge quindi servizio di prima nomina presso il battaglione “L’Aquila” del 9° Rgt. alpini al termine del quale viene congedato nel febbraio 1938.
Riprende gli studi a Bologna che deve nuovamente interrompere in quanto richiamato, non è chiaro se a seguito di sua domanda (molti giovani sono attratti dall’esperienza, da quel “io c’ero”, nelle nostre colonie in Africa Orientale Italiana), destinato in forza al 167° Reggimento fanteria parte per la Libia dove giunge nella primavera 1939. Essendo studente universitario il periodo africano dura pochi mesi e quindi nuovamente posto in congedo.
Rientra a Bologna dove “finalmente” il 21 giugno 1940 (l’Italia è da pochi giorni entrata in guerra ed è lo stesso giorno dell’attacco alla Francia) consegue la laurea in Economia e Commercio. Nuovamente richiamato nel gennaio 1941, viene destinato al Comando Superiore delle Forze Armate in Albania. Ma ha sempre nel cuore gli alpini e chiede con insistenza di rientrare al suo vecchio battaglione “L’Aquila” del 9° alpini. Alla guida del suo plotone si rende partecipe di epiche gesta, a difesa delle postazioni difensive sul Monte Scindeli e per il suo esemplare comportamento che lo vede anche gravemente ferito, viene decorato di Medaglia di Bronzo così motivata :
Sotto la pressione di preponderanti forze avversarie, prendeva posizione col proprio plotone su una quota, contrastando l’avanzata nemica per tre giorni, finché ferito due volte, era costretto ad allontanarsi dalla linea.” Proi Mezgorani- Monte Scindeli (fronte greco), 7,8,9,10 marzo 1941.

Rimpatriato per le opportune cure e la convalescenza, viene dichiarato non più idoneo al servizio attivo, ma questo non lo ferma. Rientra in servizio, dopo insistente domanda, presso il battaglione "L'Aquila" nell'aprile 1942, prendendo parte alle operazioni contro formazioni partigiane in Jugoslavia. Nuovamente si mette in luce per perizia e coraggio ed è decorato con una seconda Medaglia di Bronzo al valor militare così motivata :
Comandante di plotone, nel corso di un’azione contro i ribelli, avuto notizia che altro reparto fiancheggiante era stato preso sotto violento tiro di fucileria ed armi automatiche da nemico appostato su quota dominante, con rapida manovra riusciva con il suo plotone, malgrado il fuoco avversario, ad espugnare la quota, sgominando con lancio di bombe a mano i ribelli che si disperdevano, abbandonando sul terreno morti, armi e munizioni.” Quota 866 di Monte Nanos (Gorizia), 18 aprile 1942.

Con la promozione a Tenente e rimpatriato in quanto la Divisione Julia si sta approntando per il fronte russo, il 17 agosto parte con il 9° reggimento ed il suo battaglione è schierato sul Don a guardia del quadrivio formato dalle rotabili Komaroff-Deosowatka e Krinitshaja-Ivanowka. Comandante del plotone arditi sciatori della 93ª compagnia del battaglione "L'Aquila", il 22 dicembre prende parte ad un attacco per la conquista di Quota 204, nei pressi di Ivanowka, dove ancora una volta mette in luce le doti di indomito ufficiale. Purtroppo nella furibonda lotta corpo a corpo, esausto per le ferite, cade colpito a morte. A questo proposito vi è la testimonianza del commilitone Tenente Giuseppe Prisco : “Il 22 dicembre 1942 riprendendo quota 204 (Ivanowka) trovammo i cadaveri del tenente Rebeggiani e di tre alpini. I corpi dell'ufficiale e dei soldati erano stati colpiti da decine e decine di pugnalate”.

Per l’eroico comportamento, con decreto presidenziale del 31 dicembre 1947, gli viene conferita la Medaglia d’Oro “alla memoria” così motivata :
“Eroico combattente di Albania, benché assegnato a servizio condizionato presso un deposito per ferite riportate in combattimento, chiese ed ottenne di seguire il suo battaglione in partenza per il fronte russo. In più giorni di sanguinosi combattimenti, contro nemico preponderante di uomini e di mezzi combatté ininterrottamente. Col suo coraggio fu di esempio costante ai suoi alpini. il suo valore culminava il giorno 22 dicembre, quando, comandante di un plotone sciatori arditi, occupava di sorpresa una importante posizione che il nemico aveva strappato ad altro reparto. Contrattaccato più volte rimaneva in posto con mirabile fermezza, anche quando il suo plotone era quasi distrutto. Benché ferito, visto il nemico che si ritirava, riuniti i pochi superstiti, noncurante del micidiale fuoco di artiglieria, si slanciava all’inseguimento; ferito una seconda volta incitava i suoi alpini a proseguire nella lotta gridando: “Avanti, L’Aquila”. Colpito a morte consacrava la sua vita alla Patria. Fronte russo, Ivanowka, quota 204, 19-20-21-22 dicembre 1942

 

 



Lapide posta all'interno del rifugio Bruno Pomilio nel
Parco Nazionale della Majella.

 

note:
A Chieti a lui è intitolata la caserma sede della Scuola allievi carabinieri ausiliari.