Nel
rileggere la storia alpina a tutto campo, nella quale si ritrovano
costantemente fatti e curiosità legate al territorio bolognese romagnolo
che meritano di essere ricollocate nella nostra memoria, è emersa
la figura di questo grande artista e pittore di fama nazionale del suo trascorso bolognese.
Luigi Tarra nasce a Luino, Varese, il 4 dicembre 1882.
Incline alle belle arti e alla pittura, nel 1898 a sedici anni arriva a Bologna e si iscive al Regio Istituto di Belle Arti nella sezione di pittura e scultura, diplomandosi nel 1903 dopo cinque anni di corso, in pittura decorativa con il prof. Giulio Ricci.
Essendo residente per studio a Bologna viene iscritto d'ufficio nella leva del nostro Distretto militare. Appena diplomato viene trasferito nella 3ª categoria ed essendo lasciato in congedo il ruolo non è compilato.
Oltre alla pittura, la sua grande passione è la montagna ed inizia la sua attività di alpinista sulle cime abruzzesi, comprese molte escursioni ed arrampicate sulle montagne appenniniche poi dal 1907 sulle Alpi Dolomiti Vicentine, al Pian delle Fugazze, ai piedi del Pasubio, condivide con altri appassionati il piacere di conquistare numerose cime ed aprono assieme nuove vie sulle Dolomiti della Val Talagona, in Val Montina, nei Gruppi del Bosco Nero, del Tudaio, sulla Croda dei Toni, sulla Croda da Lago e nel gruppo del Popera.
Di queste imprese scrive diversi piacevoli articoli per la rivista mensile del CAI (Club Alpino Italiano) del quale ben presto viene eletto Socio del Club Alpino Accademico Italiano e collabora inoltre con l'amico Antonio Berti nella stesura della Guida delle Dolomiti del Cadore. (Antonio Berti "amico e compagno di numerose arrampicate", lo ritroverà in guerra sempre nel 7° Rgt. Alpini come Tenente medico).
Nel 1911 lascia Bologna per Venezia, divenuta un prolifico centro di cultura come la galleria d'arte Gli artisti di Ca' Pesaro (palazzo di Venezia), comunque rimane iscritto per residenza nella leva del nostro Distretto militare Bologna.
la nomina pubblicata sul Bollettino ufficiale |
Allo scoppio della 1ª guerra mondiale il 28 luglio 1914, è promosso d'ufficio Sottotenente di Milizia territoriale ed assegnato per il servizio di prima nomina al 7° Rgt. Alpini nel Deposito in Belluno.
Il 24 maggio 1915, con la nomina a Tenente, raggiunge il territorio dichiarato in stato di guerra in Cadore con il Btg. "Val Piave" di Milizia territoriale.
A pochi mesi dall'entrata in guerra dell'Italia è alle Cinque Torri e sulle Tofane dov'è incaricato di eseguire perlustrazioni e rilievi. Ai primi di luglio viene convocato dal Gen. Augusto Fabbri (romagnolo di Ravenna), comandante della Brigata "Marche", che ha alle sue dipendenze i Btg. Alpini "Pieve di Cadore" e "Val Piave", esponendo agli ufficiali alpini convocati la preoccupazione che il Passo della Sentinella, presidiato dagli austriaci, è compresa un'ampia zona costituita dal Monte Popera, da Cresta Zsigmondy e da Cima Undici, un vuoto nel quale il nemico si potrebbe inserire di sorpresa.
Il generale Fabbri comunica che ha assunto la decisione di occupare quell'area piazzando, addirittura, un pezzo d'artiglieria da 65/17 sulla cupola più alta del Popera, alla considerevole quota di 3045 metri. L'area è però alquanto impervia e poco conosciuta e per effettuare le indispensabili esplorazioni è necessario individuare uno scalatore esperto e pratico della zona. Il nome suggerito è quello del Tenente Luigi Tarra.
Gli sono affiancati il Tenente Fausto De Zolt, alpinista cadorino della 75ª compagnia del battaglione "Cadore", reduce dall'aver portato a termine i lavori di trasporto del grandioso faro che è stato piazzato sulla vetta della Cima Grande di Lavaredo ed il Tenente Igino Salvetti della 23ª batteria del Gruppo "Belluno" e, affrontando giorni e giorni di gravissime difficoltà, il 27 luglio del 1915 i tre alpinisti giungono sulla vetta del Monte Giralba di Sopra. Da quell'eccezionale posto di osservazione viene studiato il piano di azione per occuparne la cima del Popera, piazzarvi un pezzo d'artiglieria e tentare, in futuro, la conquista di Cima Undici. Il 28 luglio Tarra, De Zolt e sei alpini, tutti provetti scalatori, vanno ad occupare la cima del Popera: da Forcella Giralba percorrono l'orrida Busa di Dentro, attraversano Forcella Alta di Popera e per la Cresta Nord-Ovest salgono fino alla vetta. Il giorno successivo sono raggiunti da 40 alpini che si insediano a presidio della nuova posizione. Tarra e De Zolt ridiscendono quindi la lunga via già percorsa, molto impegnativa ma defilata dal tiro dei cecchini austriaci appostati sulle Crode Fiscaline.
Forse a seguito dell'eccessivo sforzo, iniziano a manifestarsi i primi problemi di salute, mai riscontrati nei precedenti amni di intensa attività alpinistica, comunque sempre affrontata con minimi disagi e nel limite degli impegnativi percorsi che eventualmente lo avrebbero affaticato eccessivamente.
Agli inizi del 1916 viene trasferito in servizio presso il Comando della 2ª Divisione del 1° Corpo d'Armata con incarico di eseguire perlustrazioni e rilievi non disagevoli.

la promozione a Capitano pubblicata sul Bollettino ufficiale
e l'assegnazione al Deposito del 7° alpini

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Fra licenze di convalescenza e rientri al Corpo, prosegue il servizio al fronte fino al 31 ottobre 1917 quando, con la promozione a Capitano viene trasferito presso il Deposito del 7° Rgt. Alpini in Belluno ed inviato in congedo per inabilità al servizio in armi per cause di guerra.
Una volta congedato si trasferisce a Roma presso la madre quasi cieca. Riprende la sua grande passione per la pittura ed espone in varie occasioni le sue opere in mostre personali e presso gallerie d'arte. Deve però abbandonare, per motivi di salute, l'altra sua grande passione: l'alpinismo.
la sede romana dove, appesi alle pareti, si notano due dei cinque grandi quadri
realizzati da Luigi Tarra |
Nella primavera del 1929 con il trasferimento della Sede Nazionale dell'Ass. Naz. Alpini dalla sede storica di Milano a Roma in via dei Crociferi 44, il Comandante (Presidente Nazionale) Angelo Manaresi (bolognese) che è anche Presidente del CAI (Club Alpino Italiano), chiede al noto pittore "Alpino" ed anche socio del Club Alpino Accademico Italiano, di abbellire le pareti della sede romana con grandi quadri "montani", invito che accetta e porta e termine in mesi di intenso impegno.
Con l'aggravarsi della malattia contratta in guerra, anche l'attività di pittore rallenta e si spegne in un letto d'ospedale il 22 settembre 1936 con lo sconforto della vecchia madre degente in una casa di salute. Viene sepolto nel cimitero del Verano.
All'indomani della morte, sul giornale dell'Ass. Naz. Alpini L'ALPINO viene pubblicato un sentito necrologio.
Nel gennaio 1937 per iniziativa dell'Ass. Naz. Alpini viene proposta a Palazzo Doria in Roma una mostra benefica dei suoi quadri
allo scopo di costituire un fondo per l'anziana madre, mostra e vendita che ottiene un inaspettato successo di solidarietà. Purtroppo nel mese successivo anche la mamma muore e con i proventi della mostra, viene acquistato il loculo e sepolta a cura dell'Ass. Naz. Alpini a fianco del figlio.
Nel febbraio 1937 anche sulla rivista mensile del CAI (Club Alpino Italiano) viene comunicato il lutto e compare un conciso ed apprezzato ricordo biografico in particolare come Socio del Club Alpino Accademico Italiano.
note : non ho pubblicato nessuna fotografia dei suoi quadri motivato dal fatto che sono ancora oggi proposti da gallerie d'aste specializzate che ne mantengono la proprietà dell'immagine.