albo d’oro degli alpini bolognesi romagnoli

le 7 Medaglie d’Oro al valore militare

di Giuseppe Martelli

STEFANINO CURTI

da Imola (Bologna)
Capitano s.p.e. del 2° Reggimento Alpini
Comandante la 221ª Compagnia Battaglione “Val Varaita”
Caduto in combattimento a Vidor (Treviso) il 10 novembre 1917

 

nel centenario (10 novembre 1917-10 novembre 2017) ho realizzato una pagina biografica aggiornata:

nella ricorrenza, ho realizzato una pagina biografica e documentale dove sono riprodotti : libretti commemorativi, articoli di giornali, caroline e documenti vari, dai quali emerge che la figura dell'Eroe è stata da sempre degnamente onorata e ricordata. Nel corso di queste ultime ricerche sono anche emerse ritrovate notizie ormai dimenticate nel corso degli anni che ridisegnano quelle fino ad oggi tramandate sulla sua figura e sulla famiglia.

nuova biografia aggiornata al 10 novembre 2017 :
nel centenario della Medaglia d'Oro Cap. Stefanino Curti


precedente biografia del 2011

Stefanino Curti nasce ad Imola il 12 novembre 1895 da genitori di origini piemontesi della Provincia di Cuneo, Francesco (professore di ginnasio) e Giuseppina Briolo. In tenerissima età seguendo la famiglia si trasferisce in altra città (Parma) dove il padre ha ottenuto un nuovo incarico, quindi a Genova. Nel biennio 1908-1909 viene ricordato un suo breve soggiorno a Parma dove frequenta il ginnasio "Gian Domenico Romagnosi" ed infine nuovamente e definitivamente a Genova dove nel quinquennio 1909-1914 frequenta il liceo "Andrea D'Oria". Dopo la licenza liceale, attratto dalla vita militare, il 5 novembre 1914 entra quale allievo ufficiale nella Scuola Militare di Modena e già durante il corso chiede insistentemente di essere ammesso negli alpini. Il suo desiderio viene esaudito con la nomina il 30 maggio 1915, pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra all’Austria, a Sottotenente nel servizio permanente effettivo ed assegnato al 1° Reggimento Alpini. Il 14 giugno 1915 raggiunge la zona di operazioni in Carnia destinato al battaglione “Val d’Arroscia”. Nel gennaio-marzo 1916 frequenta a Caserta un corso di mitragliere quindi, promosso Tenente, nei primi di giugno è nuovamente con il proprio reparto che opera sull’altipiano di Asiago poi sui contrafforti del Cregnèdul, a duemila metri di altezza, dove merita un encomio solenne per le intelligenti osservazioni ed informazioni sui movimenti e difese avversarie. Posto a difesa di Monte Cucco durante l’offensiva austriaca nel Trentino, a Cucco di Pozze pochi giorni dopo si offre volontario per comandare una pattuglia incaricata di tagliare i reticolati nemici ed assumere informazioni per il contrattacco. Nel corso di queste azioni del 7 e 8 luglio viene ferito gravemente alla gamba destra ed è costretto a trascorrere un anno di degenza negli ospedali di Brescia e Genova. Per questo suo comportamento gli viene conferita la medaglia di bronzo al valore militare. Dimesso dall’ospedale rientra nel giugno 1917 al fronte ed assegnato al servizio negli uffici comando del 12° Gruppo Alpini e successivamente al 6° Raggruppamento Alpini. Promosso Capitano il 23 agosto assegnato al 2° Reggimento Alpini battaglione “Val Varaita”, che opera in Val Costeana ai piedi delle Tofane, dal 1° novembre assume il comando della 221ª compagnia. Nel frattempo l’offensiva austro-tedesca costringe il nostro esercito al ripiegamento fino ad attestarsi sulla riva destra del fiume Piave. Vengono fatti saltare tutti i ponti escluso quello di Vidor per una eventuale controffensiva. Con il ritardo dello schieramento delle nostre armate e resosi necessario trattenere il più possibile il nemico al di là del Piave viene creata una testa di ponte sulla sinistra del fiume in corrispondenza dell’unico passaggio ancora aperto a Vidor. Tre battaglioni alpini, fra cui il “Val Varaita”, si schierano a difesa. Nel pomeriggio di sabato 10 novembre l’attacco in forze del nemico. Il capitano Curti, nonostante le gravi perdite della sua compagnia, contrattacca per tre volte alla testa dei pochi superstiti fino a quando fra le 15 e le 16 del pomeriggio cade colpito a morte. Due giorni dopo avrebbe compiuto 22 anni. Lo stesso nemico ne onora l’eroica morte scavando una fossa e ricomponendo la salma nel mantello e ponendovi anche la rivoltella come segno di grande rispetto. Accanto pone una croce con scritto “Hier ruht ein tapferer italiener !” (Qui giace un valoroso italiano). Al valoroso ufficiale viene concessa nel dicembre 1918 la medaglia d'argento al valor militare "alla memoria", commutata successivamente nel settembre 1920 in medaglia d'oro. Nel settembre 1922 la salma viene trasferita da Vidor a Vicoforte (Cuneo) e tumulata nel cimitero della frazione di Fiamenga nella tomba di famiglia. Nel corso della commovente cerimonia è conferita ufficialmente alla memoria la Medaglia d’Oro al valore militare concessa con regio decreto del 1° settembre 1920. Al capitano Stefanino Curti vengono intestate un’ala della caserma del 2° alpini a Cuneo, la Caserma di Chianale in Val Varaita, classi medie a Mondovì e Genova, e qui anche una via. Ad Imola la Caserma del Presidio Militare (1936), la Sottosezione Alpini (novembre 1932), la Sezione degli ufficiali in congedo e l’Associazione Cavalieri di Vittorio Veneto. Nella Sottosezione imolese è intitolato alla M.O. Curti nel gennaio 1932 alla sua costituzione il vicino Gruppo Alpini di Tossignano. Anche il Gruppo Alpini di Vidor alla sua costituzione nell'ottobre 1931 viene intitolato all’eroe e qui anche una via. Inoltre ad Imola il 10 novembre 1936 viene posta una targa marmorea sulla facciata della casa natale. Nel dopoguerra a lui è intitolato con la rinascita nel 1964, il Gruppo Alpini Imola. Nel novembre 1977 a lui viene intitolata un’area verde ad Imola, attrezzata a parco giochi e completata con tavoli e panchine in muratura, frutto dell’iniziativa e lavoro del locale Gruppo Alpini. Dal 2011 nel "Giardino Stefanino Curti" è stato traslato dalla piazza e qui collocato il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.

MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO:

Preposto con la sua compagnia di alpini alla difesa di una testa di ponte di vitale interesse per le nostre truppe ripieganti, si votava con indomito ardimento a strenua accanita lotta, riuscendo ad arrestare temporaneamente l’avversario soverchiante. Con un piccolo nucleo di generosi superstiti contrattaccava per ben tre volte un nemico grandemente superiore di forze, e nell’impari lotta trovava morte gloriosa. Fulgido esempio di eroismo e di sentimento del dovere, spinto sino al consapevole sacrificio di se stesso.”
Vidor 10 novembre 1917