albo d’oro degli alpini bolognesi romagnoli

8 settembre 1943-25 aprile 1945 : "gli alpini e artiglieri da montagna CADUTI su fronti opposti"

l'alpino Attilio Gadani
di Giuseppe Martelli

pubblicato il 1° aprile 2019

Rileggendo e catalogando gli oltre 5.000 ruoli matricolari ritrovati nelle continue ricerche dedicate al nostro territorio, sono stato particolarmente colpito dalla figura di Attilio Gadani, del quale ho "scoperto" l'inedita notizia che era stato alpino, combattente e reduce della Grande Guerra, poi per scelta, impegnato nella lotta antifascista fino al sacrificio della vita, del quale desidero proporre la figura rinnovandone il ricordo “per non dimenticare”.

 

Attilio Gadani conosciuto con il soprannome di «Tito» nasce nella frazione di Mascarino di Castello d'Argile, comune della bassa bolognese, il 25 aprile 1888.


il ruolo matricolare ritrovato nel corso delle ricerche

Chiamato alla visita di leva il 28 aprile 1908 è lasciato in congedo e indicato come professione colono. Chiamato alle armi il 20 ottobre viene assegnato al Reggimento Cavalleggeri Lucca ed il 15 ottobre 1910 al termine dei due anni di servizio viene mandato in congedo. Richiamato per istruzione nel periodo dal 21 agosto al 18 settembre 1913, viene nuovamente mandato in congedo ed iscritto per un eventuale richiamo, nella forza del 32° Rgt. Art. da Campagna Treno.

Fra un richiamo e l'altro nel 1913 si sposa e diventerà padre nel corso degli anni di 9 figli e si trasferisce con la famiglia a Castello d'Argile su un podere di via Bisana Inferiore

Richiamato alle armi per mobilitazione il 24 maggio 1915 (l'Italia è entratra in guerra) il giorno dopo viene indicato giunto in territorio dichiarato in stato di guerra. Il 29 aprile 1917 viene inviato in convalescenza (di mesi 6) per malattia e rientra al reparto il 30 ottobre.

All'inizio del 1918 transita negli alpini quale conducente muli (in considerazione della professione di contadino) nel reparto Salmerie del 13° Gruppo Alpino, comandato dal Ten. Col. Giulio De Negri e formato dai Btg. alpini Pieve di Cadore, Monte Antelao e Monte Pelmo. Questo Gruppo Alpino opera dal luglio 1917 sul fronte dell'Isonzo (dal Monte Rombon al Vipacco) poi sul massiccio del Monte Grappa a Col dell'Orso, ai Solaroli e sul Valderoa.

Con la conclusione della guerra (4 novembre 1918), il 30 maggio 1919 lascia gli alpini o meglio viene ricoverato per malattia nel Deposito di Convalescenza e Tappa di Treviso dove rimane fino al 27 luglio quindi, dopo visita medica viene esonerato temporaneamente dal servizio effettivo sotto le armi fino a nuovo ordine.
Agli inizi del 1920 gli viene revocato l'esonero, lascia quindi definitivamente gli alpini per essere assegnato, nuovamente come artigliere da campagna-treno, nella 312ª batteria ausiliaria e in luglio inviato in licenza illimitata, in prativa viene mandato in congedo ed iscritto per l'età nella Milizia Territoriale.

Rientrato alla vita civile riprende la sua professione di contadino ma anche di impegno politico in particolare nel mondo agricolo.

Da molti anni è iscritto al Partito Socialista prima come attivista poi come capolega contadini e nel 1920, fresco congedato, è a livello comunale uno dei massimi dirigenti della lotta agraria. Eletto consigliere comunale nelle elezioni del 20 ottobre quindi è nominato Assessore. Il 31 marzo 1921 viene arrestato, per la sua partecipazione alla lotta agraria e condannato, con altri capolega, a 2 anni e 4 mesi di reclusione (non scontati). Nello stesso anno, dopo le dimissioni del sindaco Attilio Ferrari, assunse le funzioni di sindaco di Castello d'Argile. Eletto sindaco dal 1° luglio 1922, è costretto dai fascisti, dopo poche settimane, a dare le dimissioni unitamente all’intero consiglio comunale. Il 19 febbraio 1922, dopo aessere stato soggetto a bastonature, due fascisti lo feriscono gravemente a colpi di rivoltella nei pressi di casa che lo costringono a lunga degenza. Il 23 agosto 1922, mentre si appresta ad entrare in una banca di Bologna, viene nuovamente aggredito e bastonato dai fascisti. Il 10 aprile 1931, durante una perquisizione nella sua abitazione, viene trovata una copia del giornale ”Avanti!” stampato a Parigi, viene arrestato e anche condannato a 3 anni di ammonizione.

Il 6 aprile 1936 viene fermato e ammonito perché aveva criticato pubblicamente la raccolta delle fedi nuziali promossa dal regime per finanziare la guerra in Africa. Dal 22 al 25 ottobre 1936 è fermato e messo in camera di sicurezza in occasione della visita a Bologna di una «Altissima Personalità» (Benito Mussolini). Il 28 agosto 1941 è nuovamente arrestato e assegnato al confino per 3 anni per «propaganda antifascista» e inviato in un campo di lavoro a Matera. Una parte della pena gli viene condonata e può rientrare a casa il 4 novembre 1942. Nel gennaio 1944 viene di nuovo arrestato e spedito nel campo di concentramento di Fossoli vicino a Carpi (Modena) dove internano anche due figli. Il 17 luglio viene rilasciato assieme a figli grazie all'intreressamento e "sulla paola" del Maresciallo dei Carabinieri o forse in concomitanza alla chiusura del reparto italiano del campo carpigiano avvenuta il 15 luglio. Più volte sollecitato dagli amici ad andare via dal paese e nascondersi in atttesa degli eventi, così risponde sempre - "non ho fatto del male a nessuno e non vedo la ragione di dover scappare"-.

Pochi giorni dopo il rientro a casa, esattamente nella notte fra il 24 ed il 25 luglio 1944 viene prelevato da casa da tre militi fascisti repubblichini in quanto accusato (falsamente) di essere uno degli ispiratori dell'uccisione di due guardie repubblichine argilesi in servizio di sorveglianza della trebbiatura nella frazione di Mascarino. Tre giorni dopo il suo cadavere viene ritrovato sul luogo dove erano stati uccisi i due fascisti. Il corpo è orrendamente mutilato e presenta chiari segni delle atroci sevizie inferte, infatti dopo gli "interrogatori" era stato legato con una fune ad un furgone e trascinato per alcuni chilometri fino al luogo dove viene poi ritrovato. Al suo nome viene intitolato un battaglione partigiani della brigata Matteotti Città.
Il suo funerale "ufficiale" sarà celebrato solo un anno dopo, esattamente il 25 luglio 1945 e sul luogo dove era stato ritrovato viene eretta una lapide a ricordo del suo sacrificio. In precedenza, subito dopo la liberazione nell'aprile 1945, in modo del tutto naturale e spontaneo, viene tolta la targa che intitolava la piazza a Vittorio Emanuele II e sostituita con quella ad Attilio Gadani. La volontà popolare non aveva aspettato la burocrazia.

E' ricordato anche nel Sacrario di Piazza Nettuno a Bologna dedicato ai partigiani caduti.

 

a fianco la lapide che ne ricorda la figura ed il sacrificio.