alpini del territorio bolognese romagnolo

8 settembre 1943-25 aprile 1945 : "gli alpini e artiglieri da montagna CADUTI su fronti opposti"

il Caporale artigliere alpino Bruno Tarozzi
di Giuseppe Martelli

pubblicato il 1° ottobre 2019

Rileggendo e catalogando gli oltre 5.000 ruoli matricolari ritrovati nelle continue ricerche dedicate al nostro territorio, sono stato particolarmente colpito dalla breve, giovane, intensa vita di Bruno Tarozzi, del quale ho "scoperto l'inedita notizia" che dopo la naja come artigliere alpino combattente su vari fronti, sceglie la via di combattente nella lotta partigiana contro i tedeschi fino al sacrificio della vita, che desidero onorare rinnovandone il ricordo “per non dimenticare”.arttigliere da montagna

 

Bruno Tarozzi nasce il 10 agosto 1921 a San Lazzaro di Savena, Bologna, dove svolge la professione di pasticciere.


il ruolo matricolare rintracciato

Chiamato alla visita di leva il 12 aprile 1941 e giudicato abile arruolato, è lasciato in congedo illimitato. Chiamato alle armi il 14 gennaio 1941 viene assegnato all’11° Rgt. Art. di Corpo d’Armata a Cormons, Gorizia. Il 6 aprile parte per la zona di operazioni in Balcania dove rimane fino al 3 settembre 1941. Rimpatriato, riprende la “normale naja” ed il 1° dicembre viene promosso Caporale.

In previsione dell’invio di un Corpo d’Armata Alpino in Russia, che si sta allestendo, l’11° diventa 11° Raggruppamento Artiglieria per Corpo d’Armata Alpino. Trattenuto alle armi per esigenze speciali, il 14 luglio 1942, cappello alpino in testa, parte per il fronte russo. Dopo aver superato il drammatico ripiegamento del gennaio 1943, rientra in patria il 29 marzo. Gli viene concessa una licenza breve ed il 2 aprile è di nuovo in servizio presso il Deposito dell’11° Raggr. Art. a Gorizia.

Pochi mesi dopo sbandatosi a seguito degli eventi legati all’armistizio dell’8 settembre, rientra “a casa”. Dal 1° maggio 1944 entra nella formazione partigiana 66ª brigata “Jacchia” che opera nel territorio metropolitano di Bologna. Viene ben presto promosso ed assume la qualifica gerarchica partigiana di Sottotenente, comandante di distaccamento. Transitato poi nella 36ª brigata “Bianconcini” che opera sull'Appennino tosco-romagnolo, il 13 ottobre 1944, dopo i due giorni di combattimenti di Cà di Malanca a Santa Maria di Purocielo (Brisighella - Ravenna), mentre commenta con i compagni di lotta il duro scontro che ha permesso una sconfitta dei tedeschi, una pallottola vagante lo colpisce a morte. Sul Ruolo matricolare viene indicato che è riconosciuto partigiano dall’1° maggio al 13 ottobre 1944.

Equiparato a tutti gli effetti per il servizio partigiano ai militari volontari che hanno operato in unità regolari delle forze armate nella lotta di liberazione.

E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della Certosa di Bologna.

E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno a Bologna dedicato ai partigiani caduti nella lotta di Liberazione.